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Archivio per la categoria ‘Musica’

il pieno si fa gratis in rosticceria

14 Settembre 2006 Commenti chiusi

evoluzioni sui carburanti verdi
chissà che invece che dal distributore non ci ci aggireremo nelle cucine delle città un giorno… non per mangiare una cosa, per fare il pieno..

dopo l’olio di colza ( che non ho mai capito bene se funziona o no)
l’olio fritto

io intanto vado a gas..

tratto dal sito on line de”la Repubblica” di oggi

http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/kit-olio-fritto/kit-olio-fritto/kit-olio-fritto.html

il sito della ditta che vende il kit:

http://www.greasecar.com/

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La Greascar vende online con successo l’occorrente per convertire i diesel
Costa circa 800 dollari e garantisce identiche prestazioni e consumi
Usa, un kit per andare a olio fritto
e il pieno si fa gratis in rosticceria
di VALERIO GUALERZI

Usa, un kit per andare a olio fritto
e il pieno si fa gratis in rosticceria

BASTA un investimento di 800 dollari per fare il pieno gratis e aiutare allo stesso tempo l’ambiente. L’America costretta a fare i conti con un caro benzina senza precedenti nella sua storia sta scoprendo le virtù di un dispositivo in grado di far correre un’auto diesel con olio vegetale, anche se è già stato usato per friggere. Il merito è soprattutto della Greascar, una piccola azienda del Massachusetts, che vende online a cifre abbordabili i kit con tutto l’occorrente per fare il grande salto. Basta andare sul sito, selezionare il modello di macchina che si vuole convertire, ed è possibile ordinare via internet il necessario.

Non si tratta di passare al biodiesel (è qualcosa di completamente diverso) e tantomeno di aggiungere olio per uso alimentare al normale gasolio in percentuali variabili, come pure molti automobilisti giurano di fare con successo anche in Italia. La novità decisiva del sistema Greascar è che all’automobile viene aggiunto un secondo serbatoio per l’olio, così come avviene per il passaggio al gpl o al metano. Un accorgimento che pare sia in grado di scongiurare gli inconvenienti dai quali i produttori di automobili mettono in guardia chi opta per il “fai da te” con olio di colza o di semi di girasole.

La vettura, una volta installato il kit Greascar, conserva la doppia alimentazione e dopo l’accensione a diesel, passa all’olio nel giro di qualche minuto quando quest’ultimo si è scaldato alla temperatura necessaria per essere bruciato dal motore. Prestazioni e consumi, garantisce anche l’esperto di automobili del New York Times che ha testato il dispositivo per i suoi lettori nel corso di un viaggio di 160 miglia a bordo di una Volkswagen Jetta Tdi, rimangono sostanzialmente invariati.

A parte il fatto che bisogna ricordarsi di tornare al diesel qualche minuto prima di fermarsi per permettere ai tubi del carburante di spurgarsi, l’inconveniente più grave, osserva ironicamente il giornalista Jim Norman, è con l’olio usato si lascia una scia vagamente puzzolente di patatine o di pesce, a seconda del ristorante o del McDonald’s dove si è fatto il pieno.

Secondo la Engine Manufacturers Association, l’associazione dei costruttori di motori statunitensi, in realtà non è ancora chiaro quali possono essere le conseguenze di lungo termine su un’auto alimentata a olio fritto, ma il presidente e fondatore della Greascar Justin Carven garantisce che ci sono ancora in circolazione vetture che hanno installato il kit 200mila miglia fa. Ora l’ambizione della sua azienda è quella di ottenere la certificazione dell’Epa, l’ente Usa per la tutela dell’ambiente che al momento vieta l’utilizzo dell’olio vegetale come carburante e punisce chi modifica la sua auto con un’ammenda di 2.750 dollari.
Oltre all’evidente risparmio per il portafoglio, usare quanto avanza da un fritto ha anche dei grossi vantaggi ambientali. Tra gli ecologisti il dibattito sui pro e i contro di un uso massiccio dei carburanti di origine agricola è in pieno svolgimento (riducono le emissioni e la dipendenza dal petrolio ma rischiano di massacrare biodiversità e risorse idriche), ma al momento ristoranti e rosticcerie sono felici di disfarsi gratuitamente dell’olio esausto che ha altrimenti un elevato costo di smaltimento, anche se il gioco della domanda e dell’offerta potrebbe cambiare presto le cose.

Inoltre, secondo quanto dichiarato dalla Greascar, con l’olio vegetale non si producono solfuri, agenti fortemente cancerogeni e anche il bilancio con le emissioni di anidride carbonica sono in pareggio, visto che le piante usate crescono proprio grazie alla C02.

Il crescente interesse per il kit del resto non sembra essere motivato esclusivamente da ragioni economiche. L’azienda del Massachusetts dichiara attualmente una vendita mensile compresa tra i 100 e i 400 pezzi, grazie a un boom scattato nelle settimane successive al passaggio dell’uragano Katrina su New Orleans, quando un numero crescente di americani ha iniziato a interrogarsi sui pericoli del riscaldamento globale e sui modi per contrastarlo.

(14 settembre 2006)

Attenti al wurstel

8 Settembre 2006 Commenti chiusi

sopperiremo attraverso la rete alle mancanze di comunicazioni dei media italici.

tratto dal blog on line di Beppe Grillo
www.beppegrillo.it

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Attenti al wurstel

Importiamo carne dalla Germania, carne adulterata. Nessuno in Italia segnala nulla, come spiega la lettera che pubblico. Eppure i media tedeschi ne hanno parlato. Ma il silenzio è d’oro. E se è un po’ avariato nessuno ci fa più caso. I controlli si dirà. I controlli. Chi controlla la carne in ingresso in Italia? Perchè dobbiamo importarla? Se dobbiamo mangiarla adulterata ci riusciamo da soli. E, forse, anche meglio dei tedeschi.

“Salve,
da qualche giorno e’ scoppiato uno scandalo in Germania di vaste proporzioni sulla carne adulterata (per lo più congelata) che è stata posta in commercio in tutta Europa.
L’opinione pubblica qui nulla sa in proposito.
Le dimensioni dello scandalo: presso un grossista a Monaco di Baviera la poliza tedesca sequestrava circa 10 tonnellate di carne scaduta da oltre quattro anni che veniva posta ancora in commercio ed esportata in Italia, Francia, Danimarca, Ceclovacchia e nei tre paesi del Benelux.
Le Autorità italiane venivano informate della circostanza con invito a trovare la merce sospetta già importata dalla Germania ( der Spiegel).
L’implicazione dell’Italia nello scandalo la ricavo da questa notizia della ZDF (canale secondo TV tedesca): Le autorità bavaresi già dal dicembre del 2005 erano a conoscenza dell’esistenza del commercio internazionale della carne avariata e/o scaduta. In seguito ad un controllo un distributore tedesco si giustificò all’autorità del mero errore materiale in cui era stato indotto producendo della documentazione dell’importatore italiano che avrebbe erroneamente etichettato merce la congelata (si tratta di polli) come fresca.
Ma adesso lo scandalo ha raggiunto tali proporzioni che non può essere più tenuto segreto.
In ogni modo, questa mattina il grossista 74enne tedesco Georg Bruner si è suicidato.
Le proporzioni dello scandalo sono pero’ più vaste. La polizia tedesca a Metten, Ruderting e Ratisbona, in Baviera, sequestrava presso presso la catena tedesca ” centrale della carne Reiß” oltre 40 tonnellate di carne non più commestibile.
A Gröbenzell su 700 palletts di alimentari ben 70 portavano la data di scadenza cambiata
In Austria, nel Tirolo, sono state sequestrate in via cautelare sei tonnellate di carne adulterata
Soltanto qui in Italia i media tacciono, possibile che nessuno conosce il tedesco oppure altre sono le ragioni a tutela della lobby alimentare?
Spero che verificata la copiosa documentazione on line almeno sul blog possa esser dato spazio alla notizia che credo interessi tutti”.
P. L.

Dell richiama 4,1 milioni di portatili

15 Agosto 2006 Commenti chiusi

tratto da “la Repubblica” on line di oggi

http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/scienza_e_tecnologia/dell-ritira-computer/dell-ritira-computer/dell-ritira-computer.html

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Operazione mondiale da 200 milioni di dollari per il gruppo informatico
“All’origine del rischio ci sono pile lithium-ion fabbricate dalla Sony”
Pc a rischio incendio, è allarme
Dell richiama 4,1 milioni di portatili
Finora sei incidenti sono stati registrati negli Usa
Entro martedì un sito web dedicato al problema

Pc a rischio incendio, è allarme
Dell richiama 4,1 milioni di portatili

NEW YORK – Oltre quattro milioni di batterie di computer portatili sono a rischio di surriscaldamento e potenzialmente d’incendio. Il gruppo informatico americano Dell, dopo 22 anni di vita, sta avviando il più massiccio richiamo della sua storia. Lo ha reso noto uno dei portavoce.

Finora sei incidenti sono stati registrati negli Usa dall’agenzia federale per la protezione dei consumatori (Us consumer product safety commission) che oggi annuncerà ufficialmente questo ritiro, ha aggiunto il portavoce, Jess Blackburn. Tuttavia non c’è stato alcun ferito, ha spiegato. Solo negli Usa è previsto il ritiro di 2,7 milioni di pc.

Questa operazione di portata mondiale, riguarda i computer portatili venduti da Dell “tra l’aprile 2004 e il 18 luglio 2006″, ha precisato Blackburn. “All’origine del rischio ci sono pile lithium-ion fabbricate dalla Sony e in dotazione a questi portatili”, ha osservato. Dell aprirà presto un sito internet dedicato alla risoluzione del problema.

Secondo un analista citato dall’edizione on line del Wall Street Journal, il ritiro potrebbe costare in totale più di 200 milioni di dollari, ma la maggior parte della spesa dovrebbe essere sostenuta dal gruppo Sony.

"Gentile signore, in ordine alla sua esigenza di uccidere sua moglie…"

7 Agosto 2006 Commenti chiusi

uno dei server di AOL va giù e per ore rimangono in vista milioni di dati sensibili..
e pensare che non volevano consegnarli al ministero della difesa/interni statunitense perchè era una violazione della privacy…

tratto dal blog di Repubblica di Vittorio Zambarino

http://vittoriozambardino.blog.kataweb.it/scene_digitali/2006/08/gentile_signore_1.html#more

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“Gentile signore, in ordine alla sua esigenza di uccidere sua moglie…”

Ad America on Line ci hanno messo una pezza, come si dice in cattivo italiano, ma il guaio accaduto la scorsa notte è bello grosso, ed investe di riflesso Google, oltre a gettare una luce triste su tutti noi, umani utilizzatori della rete.
Niente che indichi dolo, giusto un incidente tecnico ma bello grosso. E’ successo che per qualche ora i dati relativi a 20 milioni di ricerche effettuate nel corso degli ultimi mesi da almeno 600 mila utenti siano finiti in pubblico.

No, non con il nome dell’utilizzatore ma con un “numero utente” e con una serie di particolari in chiaro che potrebbero facilmente permettere ai furbacchioni di ogni genere di risalire alle persone. E che comunque, anche presi quantitativamente, sono un bell’insieme di dati, leccornia per il palato degli addetti di marketing. E forse di qualche ladro. Ma andiamo con ordine.

America on Line mette a disposizione – come fanno portali e siti di tutto il mondo – un motore di ricerca che porta il proprio marchio, quello di Aol. Ma, come anche molti altri fanno, Aol non ha comprato per sé un motore di ricerca: ha un accordo con qualcuno che le fornisce un servizio che poi “esce” con la sua etichetta. In questo caso il nome del fornitore è altisonante: Google. E’ il nome dell’azienda cioè che pur di non rilasciare i dati relativi alle ricerche effettuate dagli utenti è andata incontro a tensioni e contrasti durissimi con il Dipartimento di Giustizia americano, cioè con il governo e lo stato. Eppure in ballo c’era nientemeno che la sicurezza nazionale.

Ecco questo orgoglioso atto di ossequio alla privacy degli utenti viene macchiato adesso

da un incidente (nel quale Google non ha responsabilità) che non è sfuggito ai tecnici del portale, intervenuti subito. Purtroppo però, secondo alcuni blogger tecnologici, almeno 809 volte il file con tutti quei dati è stato scaricato da qualcuno da qualche parte. Da chi? Ipotesi: dalle forze dell’ordine, da hacker maligni, come si chiamano i truffatori on line, da addetti di marketing e pubblicità.

Ciò che materialmente è andato on line è l’elenco delle parole immesse dagli utenti nello spazio di ricerca. Le quali spesso hanno cercato il proprio nome, come accade a molti, quando vogliono vedere se un sito ha parlato di loro o vogliono verificare se qualcuno sta usando a sproposito il loro nome.

In quei “tabulati” ci sono, secondo le stesse fonti citate, molti numeri della sicurezza sociale, dato che negli USA ha lo stesso valore identificativo che da noi il codice fiscale (quindi la sua alienzione è fonte di potenziali furti di identità).

Poi ci sono le ricerche di contenuto che possono, se associate alle persone, dare informazioni sulla vita privata (ricerche con “viagra”, “ragazze”), indicare qualche reato (“comprare ecstasy”), o vizi privati che uno forse non vorrebbe proprio divulgare in rete. C’è chi ha scovato ricerche del tipo: “immagini di morti”, “immagini di decapitati” ma ben piazzato è anche: uccidere la moglie, moglie uccisa, come uccidere vostra moglie.

E’ un mondo piccolo e alla fine anche prevedibile, per cui si chiede al motore di ricerca quali sono i dieci metodi per liberarsi di una donna cui evidentemente non si vogliono passare gli alimenti.

Ovviamente l’uso principale e più fruttifero di questi dati lo faranno i pubblicitari che si trovano la mappa dei desideri di consumo, viaggio, vizio e divertimenti di un campione decisamente ampio. Per ricerche così efficaci le aziende pagano cifre spropositate.

Ma è bene non agitarsi, se fra i lettori ci fosse qualcuno abbonato di Aol. Innanzitutto 600 mila non sono gli oltre 23 milioni di sottoscrittori. Poi non ci sono i nomi e per risalire ai nomi ci vuole un know how importante che non è alla banale portata di tutti. Nessun allarme e nessuna paranoia sulla privacy violata quindi. Ma una triste considerazione su quanto la tecnologia stenti ancora a mantenere la promessa fragile della privacy.

Alcuni riferimenti, purtroppo in inglese:
La notizia e i suoi aggiornamenti su TechCrunch.
I dati quantitativi: la ricerca su come “uccidere mia moglie”.

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qui di seguito l’articolo relativo comparso su www.techrunch.com

http://www.techcrunch.com/2006/08/06/aol-proudly-releases-massive-amounts-of-user-search-data/

AOL Proudly Releases Massive Amounts of Private Data

Further Update: Sometime after 7 pm the download link went down as well, but there is at least one mirror site. AOL is in damage control mode – the fact that they took the data down shows that someone there had the sense to realize how destructive this was, but it is also an admission of wrongdoing of sorts. Either way, the data is now out there for anyone that wants to use (or abuse) it.

Update: Sometime around 7 pm PST on Sunday, the AOL site referred to below was taken down. The direct link to the data is still live. A cached copy of the page is here.

AOL must have missed the uproar over the DOJ?s demand for ?anonymized? search data last year that caused all sorts of pain for Microsoft and Google. That?s the only way to explain their release of data that includes 20 million web queries from 650,000 AOL users.

The data includes all searches from those users for a three month period this year, as well as whether they clicked on a result, what that result was and where it appeared on the result page. It?s a 439 MB compressed download, expanded to just over 2 gigs. The data is available here (this link is directly to the file) and the output is in ten text files, tab delineated.

The utter stupidity of this is staggering. AOL has released very private data about its users without their permission. While the AOL username has been changed to a random ID number, the abilitiy to analyze all searches by a single user will often lead people to easily determine who the user is, and what they are up to. The data includes personal names, addresses, social security numbers and everything else someone might type into a search box.

The most serious problem is the fact that many people often search on their own name, or those of their friends and family, to see what information is available about them on the net. Combine these ego searches with porn queries and you have a serious embarrassment. Combine them with ?buy ecstasy? and you have evidence of a crime. Combine it with an address, social security number, etc., and you have an identity theft waiting to happen. The possibilities are endless.

Marketers are going nuts over the possibilities, users are calling for a boycott of AOL, and others are just enraged:

User 491577 searches for ?florida cna pca lakeland tampa?, ?emt school training florida?, ?low calorie meals?, ?infant seat?, and ?fisher price roller blades?. Among user 39509?s hundreds of searches are: ?ford 352, ?oklahoma disciplined pastors?, ?oklahoma disciplined doctors?, ?home loans?, and some other personally identifying and illegal stuff I?m going to leave out of here. Among user 545605?s searches are ?shore hills park mays landing nj?, ?frank william sindoni md?, ?ceramic ashtrays?, ?transfer money to china?, and ?capital gains on sale of house?. Compared to some of the data, these examples are on the safe side. I?m leaving out the worst of it – searches for names of specific people, addresses, telephone numbers, illegal drugs, and more. There is no question that law enforcement, employers, or friends could figure out who some of these people are.

There is some really scary stuff in this data.

I am assuming that AOL will take this page and the data down soon, but as of the time of this post it has been downloaded 809 times already. People I?ve spoken with are already building a web interface to the data. If you are an AOL customer, I feel sorry for you.

Note that Microsoft has proposed releasing similar data to researchers, although with an important difference – the data is not associated with a user. Excite released data very similar to what AOL has done here, with user associations, in 1999.

AOL is hitting bottom when it comes to brand image. This story comes on the heels of the recorded phone call with customer service disaster as well as a just-in story about a woman who is unable to cancel her deceased father?s AOL account, nine months after his death.

Addio Windows 98 /ME

12 Luglio 2006 Commenti chiusi

dopo averci fatto fare i primi passi nel mondo Win ci lasciano 2 dei sistemi operativi che hanno fatto girare il web per anni

tratto da il Corriere di oggi

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2006/07_Luglio/11/windows.shtml

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Decine di milioni di utenti dovranno adeguarsi Addio Windows 98 Microsoft da oggi non darà più assistenza o aggiornamenti per Windows 98 e Windows Me

STATI UNITI ? Da oggi gli affezionati utenti del vecchio e affidabile Windows 98 dovranno rassegnarsi a considerarlo un ricordo da chiudere in soffitta. Stessa sorte toccherà ai possessori della sua versione ?Second Edition?, e di Windows Me (Millennium edition). Microsoft infatti ha ufficialmente messo fine a ogni tipo di supporto e di aggiornamento per questi vecchi sistemi operativi, che vanno così definitivamente in pensione.
ULTIME MOSSE ? L?azienda di Redmond del resto già nel 2003 aveva pensato di voltare pagina, ma aveva incontrato delle forti resistenze: il software era ancora ampiamente usato in numerose regioni del mondo, e le tante proteste dimostravano che si trattava di utenti piuttosto agguerriti. Così, pensò di rimandare la decisione al 2006. Oggi però non si torna indietro. Niente più supporto, niente più aggiornamenti, e soprattutto niente più update mirati alle eventuali falle di sicurezza. Nostalgici e irriducibili si stanno già attrezzando a scaricare le ultime patches e a diffondere con il passaparola consigli su come sopravvivere anche senza l?aiuto della casa madre. E mentre Microsoft dichiara di aver preso questa decisone perché ?questi sistemi datati espongono gli utenti a rischi troppo alti per la sicurezza delle loro macchine?, Mikko Hyponnen della F-Secure ? che si occupa proprio di antivirus e in generale della sicurezza dei dati ? dichiara che si può stare più tranquilli di quanto comunemente si creda: ?La maggior parte dei codici maligni che oggi minacciano i computer, con Windows 98, semplicemente, non funzionano?.
ANCORA IN TANTI ? Secondo le stime fornite da Gartner Group, ancora il 20 per cento degli utenti si affida a Windows 98 e Me, qualcosa come 70 milioni di persone. La schiera di chi proprio non vuole rassegnarsi è quindi piuttosto nutrita: non a caso questo sistema operativo è considerato uno dei migliori, in quanto a stabilità e sicurezza. Se le stime sono esatte, in molti dovranno buttar via anche il computer, per dotarsi di macchine più potenti, adatte a funzionare con il sistema Xp.
Serena Patierno

Windows pirata? Microsoft lo blocca

9 Luglio 2006 Commenti chiusi

articolo tratto da www.zeusnews.it

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Windows pirata? Microsoft lo blocca
Il famigerato sistema di controllo Windows Genuine Advantage potrebbe evolversi al punto da bloccare una copia di Windows considerata irregolare.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 30-06-2006]

Per preoccuparsi è forse presto, e magari non servirà nemmeno, ma è bene essere informati e prepararsi a ogni possibile scenario. Tutto è partito da un commento inviato da tale David Pollak sul blog di Dave Farber. David, come altri, ha voluto provare l’antivirus Windows LiveOne Care di Microsoft, il quale ha subito etichettato il sistema come “vulnerabile” in quanto non erano stati attivati gli aggiornamenti automatici. Il motivo della mancanza? David era a conoscenza della questione Windows Genuine Advantage e dei problemi di sicurezza correlati, di cui anche Zeus News aveva già parlato. Contattato il supporto Microsoft per vedere se ci fosse il modo di dire a LiveOne Care che gli aggiornamenti manuali non compromettevano la sicurezza del PC, David spiegava il motivo della propria decisione e i timori riguardo a WGA. L’impiegato dell’help desk, riporta David, rispondeva così: “In autunno, avere l’ultimo WGA sarà obbligatorio e, se non sarà installato, Windows mostrerà un avvertimento per 30 giorni e quando i 30 giorni saranno passati e WGA non sarà installato, Windows cesserà di funzionare”. L’accaduto, pubblicato in rete, ha avuto una certa eco e un blogger di ZDNet, Ed Bott, ha voluto provare ad andare più a fondo scrivendo a Microsoft per avere conferma o smentita di quanto David si era sentito dire dal supporto tecnico. Ecco quanto gli è stato risposto: “Come abbiamo detto precedentemente, quando il programma WGA si espanderà in futuro, i clienti potranno essere tenuti a partecipare. Microsoft sta raccogliendo le reazioni di mercati selezionati per capire come possa venire incontro al meglio alle necessità dei clienti e li terrà informati su ogni cambiamento al programma”. Insomma, una non-risposta. La domanda era precisa: si voleva sapere se veramente il programma WGA avesse in progetto, in un prossimo futuro, di spingersi fino al blocco dei sistemi operativi considerati irregolari. La risposta, invece, è stata quantomeno vaga, ribadendo cose che già si sapevano ma evitando di confermare o, meglio ancora, smentire quanto detto dal quel tecnico di help desk. Se ciò fosse confermato (ora, o in autunno), si potrebbero fare alcune riflessioni, tanto per cominciare: considerati i falsi positivi ed i problemi (riportati anche sul blog di Ed Bott) causati proprio da WGA, quali garanzie ci sono che i computer attrezzati con software originale non verranno bloccati “per errore”? E ancora: la lotta alla pirateria può dare a Microsoft il diritto di intromettersi in questo modo nei PC dei suoi utenti? Il progetto WGA – l’abbiamo visto – è iniziato all’insegna della mancanza di trasparenza e, se questo è davvero il futuro, anche gli utenti onesti avranno di che preoccuparsi: forse il loro sistemo operativo non verrà bloccato, ma potranno dirsi padroni del proprio computer?

per gli appassionati di star trek

6 Luglio 2006 Commenti chiusi

tratto dal NYTimes di oggi

http://www.nytimes.com/2006/07/06/nyregion/06trek.html?_r=1&oref=slogin

per chi avesse voglia di provare il brivido di indossare uno dei costumi dei Klingon o dell’equipaggio dell’Enterprise, a Ottobre si svolgerà a New York la vendita all’asta di molti costumi di scena provenienti dalla galassia Hollywood…

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The stuff of “Star Trek” ? uniforms, communicators and other props, including pointy rubber ears ? has boldly gone to a place where the intrepid crew never took the Enterprise: the Bronx.

Audio Slide Show: Artifacts of ‘Star Trek’ In a windowless warehouse in Crotona Park East, boxes of “Star Trek” memorabilia that were shipped from the part of the galaxy known as Hollywood are being cataloged and photographed. The catalogers and photographers work for Christie’s, the auction house that more often handles impressionists and old masters.

The trove will be sold for dollars. Not Federation credits.

So, hanging on one coat rack in the warehouse are Klingon costumes. On another are the Enterprise crew’s uniforms, even William Shatner’s uniform. “It’s a great” ? long pause ? “leisure suit,” said Cathy Elkies, the Christie’s official overseeing the sale.

“Star Trek” fans are passionate. They attend conventions. They know “Star Trek V: The Final Frontier” and “Star Trek VI: The Undiscovered Country.” They correct dumb mistakes, no matter how obscure, in any articles having anything to do with “Star Trek.” They take the idea of being a fan to extremes, and proudly so. And they are not Christie’s usual crowd. No one dressed as a Klingon was in attendance when Christie’s sold the dress Marilyn Monroe wore when she sashayed into Madison Square Garden and sang “Happy Birthday” to President John F. Kennedy.

So when Christie’s marketers asked Ms. Elkies who was the intended audience for the sale, which is scheduled for Oct. 5-7, she did not have a ready answer. “I had to say, I really don’t know,” she said.

That is partly because so few actual props from the various television series and films have been sold before. The items in the sale had been stored in warehouses, some since the original 1960′s television series went off the air. But after the cancellation of the UPN prequel “Star Trek: Enterprise” last year, Paramount decided to lighten its holdings.

Now Christie’s is preparing descriptions for each item ? descriptions that are decidedly different from the ones usually found in Christie’s catalogs.

Consider this one, for a pair of items that Christie’s expects to sell for $1,000 to $1,500: “Two tribbles of imitation fur stuffed with foam rubber, one gray and black, the other white, gray and brown.”

Tribbles were small life forms that reproduced at remarkable rates, according to Memory-Alpha.org, one of many sites on the Web devoted to “Star Trek.” Christie’s says this pair was used in the “Deep Space Nine” episode “Trials and Tribble-ations” and also in a “Star Trek: Enterprise” episode.

Ms. Elkies said she was approaching the sale in “a democratic way” ? meaning, she explained, “We are pricing it so there will be something for everyone.” She said there would be items with estimated prices of $200 or so.

But the estimates on some items are far higher. Christie’s expects to sell a model of the Starship Enterprise-A, made from a plastic hobby kit and used on “Star Trek VI: The Undiscovered Country” in 1991, for $15,000 to $25,000. According to the Memory-Alpha site, the Enterprise-A had made its debut in “Star Trek IV: The Voyage Home” and had gone on a surprisingly speedy journey to the center of the galaxy in “Star Trek V: The Final Frontier.”

Christie’s also has a model of a Work Bee, which, according to Memory-Alpha, was “a small utility craft in use by the Federation since the mid-23rd century.” Ms. Elkies said this one was used in the drydock sequences in “Star Trek: The Motion Picture” and also in the main title sequence of “Deep Space Nine.” Christie’s estimates that it will sell for $6,000 to $8,000 at the auction.

Ms. Elkies said she was impressed by the craftsmanship of the costumes and props. “If you see something on TV, you don’t think there’s a backside to it,” she said. “But you see these things and you realize how much time and labor went into each object.”

The Starfleet officer Worf’s silver rifle “almost looks like an Uzi,” Ms. Elkies said, lifting it off the shelf, “and it’s heavy.”

And then there was the Xindi alien in the stasis chamber from the series “Enterprise.” The stasis chamber was a clear plastic cylinder. The Xindi alien was a yellow figure about the size of a 5-year-old child, with wires attached to places that, on a human, would be painful if attached without anesthetic.

Ms. Elkies was not a major “Star Trek” fan before she started to organize the sale. She got her baptism in “Star Trek” mania when she went to a convention in Germany in May. “The funny part was, I couldn’t always tell if it was German or Klingon that they were speaking,” she said.

At 41, she was a small child when “Star Trek” originally went on the air. “I think it was so different than anything else that was on,” she said. “Remember, we had five channels back then, so we weren’t inundated with programming the way we are now. It was so original, it was so different, it was gripping, there was always something that hooked you in ? and Captain Kirk was very cute.”

cyber- mobile??

19 Novembre 2003 Commenti chiusi

http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=2588&numero=999

non riesco ad immaginarmi un mondo nel quale a fianco dell’insegna dell’officina dovremo controllare anche il logo MSN…….
e sentirci dire che la noste macchina ha un sistema operativo vecchio e che non si può più aggiustare, ma che se cambiano la mother board…..

PACE

13 Novembre 2003 Commenti chiusi

In questo giorno triste, allego un articolo da “il manifesto”.

I ragazzi di Nassiriya
GINO STRADA
Ho lasciato l’Afghanistan pochi giorni fa. Quando sono partito, Fahim Khan era agonizzante nel reparto di rianimazione. Diciannove anni, dilaniato da una bomba non lontano dal palazzo reale di Kabul, mentre stava tentando di rimettere a posto la propria casa danneggiata dai bombardamenti. Sono partito con negli occhi il padre di Fahim, seduto a fianco del figlio in silenziosa disperazione. Fahim e suo padre mi sono tornati in mente ieri mattina, quando il responsabile di Emergency mi ha chiamato da Baghdad per dirmi della strage di Nassiriya. Altri ragazzi come Fahim, fatti a pezzi da un’altra esplosione. Ragazzi italiani. Ho pensato ai loro padri, lontani migliaia di chilometri, che forse non vedranno neppure i resti dei propri figli. «Nessuno è così pazzo da preferire la guerra alla pace: in tempo di pace sono i figli a seppellire i padri; con la guerra tocca ai padri di seppellire i figli» scriveva Erodoto nel quinto secolo prima di Cristo. La follia della guerra è tutta qui: qualche decina di ragazzi si sono svegliati ieri mattina in Iraq, e ieri sera non sono andati a letto, non ci sono più. Hanno iniziato il grande sonno, come altri milioni di ragazzi prima di loro, in Afghanistan e in Cecenia, in Congo e in Kosovo e nei mille luoghi di violenza del nostro pianeta: sottratti alla vita non da un male incurabile ma dalla volontà e per opera di altri esseri umani. Ogni volta che la guerra si porta via una vita umana è una sconfitta, per tutti, perché ha perso l’umanità, perché si è persa umanità. Il rispetto per i morti, per il dolore dei loro congiunti può e deve provocare una riflessione di tutti, anziché la polemica di alcuni. Dobbiamo tutti prendere atto che si è al di fuori della ragione, ogni volta che i rapporti tra esseri umani si esercitano con la forza, con le armi, con l’uccisione. L’umanità potrà avere un futuro solo se verrà messa al bando la guerra, se la guerra diventerà un tabù, schifoso e rivoltante per la coscienza e per la ragione.