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Archivio Luglio 2006

sondaggio sull’indulto..

30 Luglio 2006 Commenti chiusi

questo sondaggio dovrebbe interessare i signori dipendenti che hanno permesso all’indulto di diventare un liberatutti per i furbetti del quartierino e simili.

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tratto da “la Repubblica” on line oggi

http://www.repubblica.it/speciale/poll/2006/politica/indulto_risultato.html

L’INDULTO
Il provvedimento di indulto preparato dal governo prevede la clemenza anche per i reati di corruzione e concussione commessi contro la pubblica amministrazione.

Siete favorevoli a questa norma?
1. Sì 6%
2. No 93%
3. Non so 1%

115376 voti alle 16:48
sondaggio aperto alle 11:24 del 24-07-2006

AVVERTENZA
I sondaggi online di Repubblica.it non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l’unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità. Le percentuali non tengono conto dei valori decimali. In alcuni casi, quindi, la somma può risultare superiore a 100

Mastella attacca Grillo: «Sarò il tuo incubo»

30 Luglio 2006 1 commento

il dipendente ha preso troppo sole?

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tratto da “il Corriere” di oggi

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/07_Luglio/28/mastella.shtml

Dopo il voto sull’indulto

Mastella attacca Grillo: «Sarò il tuo incubo»

«Con il suo blog non avrà la possibilità, tanto facilmente, di farsi pubblicità attaccando un politico come me che non fa moralismo»

ROMA – «Sarò il Suo incubo, altro che sogno». Il ministro della Giustizia attacca Beppe Grillo e il blog del comico-predicatore genovese, che aveva a sua volta attaccato il capo dell’Udeur per il suo appoggio all’indulto, votato giovedì dalla Camera. «Con il Suo blog non avrà la possibilità, tanto facilmente, di farsi pubblicità attaccando un politico come me che non fa moralismo ma che ha sempre cercato, Le piaccia o meno, di mantenere comportamenti morali. L?etica non la si proclama con i megafoni, ma la si testimonia con la quotidianità. Ed è quello che mi sforzo di fare ogni giorno», è la replica di Mastella a Grillo, che ha detto di sognarne le dimissioni.

«SI FACCIA UN GIRO NELLE CARCERI» – «In trent?anni di vita parlamentare, che festeggio proprio in questi giorni, ho sempre cercato di essere testimone di moderazione, di impegno a piccoli passi, di attenzione vera e non strillata ai problemi dei cittadini, della gente: in particolare di quella più debole ed emarginata, come i tanti che vivono nelle carceri in condizioni davvero disumane. Luoghi di solitudine, di disperazione, di chiusura al dialogo. Prima di ironizzare sulle mie personali convinzioni», aggiunge il Guardasigilli, «si faccia un giro nei vari penitenziari come ho fatto io in questi primi due mesi e si renderà conto che se, da parlamentare mi batto per un atto di clemenza, non sbaglio».

«NON LE SARÀ CONVENIENTE PRENDERMI IN GIRO» – «La mia cultura e la mia formazione religiosa mi hanno sempre fatto pensare che se facciamo qualcosa per i più deboli, allora abbiamo fatto bene per l?intera società. E non sarà certo la Sua ironia, a farmi cambiare idea», prosegue Mastella. «Non troverà facile, caro Grillo, né conveniente prendermi in giro. Comprendo che chi, come Lei, punta per mestiere e con successo, al sensazionalismo sia sempre alla ricerca di fatti e persone che possano pubblicizzare il suo lavoro. Ma non sarò io ad offrirLe facili occasioni. Sono e resto un moderato, convinto che alla lunga la moderazione, sul piano dei risultati, dà sempre ragione», conclude il ministro.

La casa a un prezzo accessibile? Oggi si può, con l’autocostruzione

30 Luglio 2006 Commenti chiusi

tratto da “la Repubblica” di oggi

http://www.repubblica.it/2006/07/sezioni/cronaca/autocostruzione/autocostruzione/autocostruzione.html

I futuri proprietari fanno da carpentieri, elettricisti, falegnami, decoratori
In tre anni edificate con questo sistema quasi 500 nuove abitazioni
La casa a un prezzo accessibile?
Oggi si può, con l’autocostruzione
Per ora interessate quattro regioni, altre si stanno muovendo
E c’è l’autorecupero di immobili inutilizzati o da ristrutturare
di FABIO MARZANO

La casa a un prezzo accessibile?
Oggi si può, con l’autocostruzione

SETTIMANA in ufficio, week end in cantiere. Ora si può acquistare un appartamento a prezzi accessibili, basta lavorare. Carpentiere, elettricista, decoratore, falegname: la casa diventa fai da te, gli inquilini si trasformano in artigiani per non indebitarsi a vita. E’ il principio dell’autocostruzione, un’iniziativa che in Italia, nell’arco di tre anni, ha portato a quasi 500 nuove abitazioni tra villette a schiera e alloggi in quattro regioni: Umbria, Lombardia, Veneto e Friuli. I prossimi progetti decolleranno nelle Marche, in provincia di Ascoli Piceno, in Toscana ma anche a Bologna. Entro la fine dell’anno partiranno altri interventi per un totale di circa 500 unità alloggi.

“Ci arrivano richieste anche da Sardegna, Calabria, Puglia e Sicilia – spiega Ottavio Tozzo, presidente di Alisei, l’associazione che ha lanciato l’autocostruzione a livello nazionale e l’unica realtà di questo nuovo business sociale – La fase di sperimentazione che abbiamo avviato tre anni fa si può considerare oggi conclusa e l’autocostruzione, che può arrivare ad abbattere i costi di un appartamento fino a un massimo del 60%, è un modo, parziale ma efficace, per affrontare il problema della casa”. Ora diverse regioni, tra quelle coinvolte, si sono impegnate a proporre un progetto di legge per regolarizzare questo genere di progetti.

Un’esperienza già consolidata in altri Paesi europei come l’Olanda, la Danimarca, la Germania e il Regno Unito. In Italia l’obiettivo non è solo ridurre i prezzi ma anche creare un mix culturale: le associazioni di inquilini che partecipano all’autocostruzione devono essere formate in parti uguali da italiani e cittadini stranieri. “Si tratta di un progetto sociale – aggiunge Tozzo – Da una parte recuperiamo il concetto originario di cooperazione, che nel nostro Paese nasce proprio con l’autocostruzione e l’autorecupero, ma è anche un sistema per sviluppare un modello di convivenza multiculturale”.

Solo nel 20 per cento dei casi, gli autocostruttori sono professionisti del settore edile. Coordinati da un gruppo di professionisti, i futuri proprietari, dall’infermiere alla segretaria, si associano in cooperativa con un modesto capitale per poi partecipare in prima persona alle opere di realizzazione di quello che sarà il loro focolare. Il 13 per cento delle persone che hanno preso parte a operazioni del genere sono donne. E’ sufficiente buona volontà e tanta capacità di adattamento. I tempi dei cantieri, in media, sono di due anni, ma si stanno programmando una serie di accorgimenti per ridurli a 18 mesi. L’intervento delle amministrazioni comunali è essenziale: la cooperativa acquista dai comuni un terreno ai prezzi dell’edilizia residenziale pubblica, la manodopera volontaria fa il resto.

A fianco dell’autocostruzione, a cui è dedicato un sito internet, c’è anche l’autorecupero, una sorta di ristrutturazione fatta in casa ma con professionalità, che viene promossa, insieme ad altre iniziative, anche dalla Fondazione La Casa Onlus di Padova. Il meccanismo è lo stesso, ma il mercato, in questo caso, è il patrimonio immobiliare inutilizzato. Una volta creato un fondo, si acquista un rudere o comunque un edificio da recuperare per poi destinarlo a persone in difficoltà o a rischio disagio abitativo. La Fondazione, insieme alla Camera di Commercio di Padova, le Acli locali, la diocesi e alcune province venete, per incentivare le politiche di social housing, hanno creato l’Aisa: l’Agenzia di intermediazione sociale all’abitare. Seleziona gli utenti da inserire, avvia un percorso di socializzazione all’uso comune della casa, e organizza visite periodiche presso gli inquilini. In quattro anni di attività, dal 2001 al 2005, sono stati messi a disposizione in questo modo 54 appartamenti.

israele attacca una raffineria e il Mediterraneo si riempie di greggio

30 Luglio 2006 Commenti chiusi

ho torovato questa notizia su Netscape.net di oggi

spettacolare il fatto che su nessuno dei media italiani compare la notizia..

il 14 di luglio gli Israeliani hanno bombardato una raffineria di petrolio in Jiyeh ,Libano e 10.000,-15.000 tonnellate di greggio sono fuoriscite e stanno riempiendo il mar Merditerraneo causando una delle più gravi danni ambientali degli ultimi anni, dice il ministro dell’ambiente libanese..

vediamo quanto ci mette questa notizia a essere riconosciuta dai media italici

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http://news.netscape.com/viewstory/2006/07/29/lebanon-oil-slick-worst-environmental-disaster-in-region-history/?url=http%3A%2F%2Fnews.yahoo.com%2Fs%2Fafp%2F20060729%2Fwl_mideast_afp%2Fmideastconflictlebanonenvironment_060729120853%3B_ylt%3DAr4385rwaVoeBLXioVNlr2sUvioA%3B_ylu%3DX3oDMTBiMW04NW9mBHNlYwMlJVRPUCUl&frame=true

BEIRUT (AFP) – The Mediterranean is threatened by its worst ever environmental disaster after
Israel’s bombing of a power plant in Lebanon sent thousands of tonnes of fuel gushing into the sea, the environment minister charged.

“Up until now 10,000-15,000 tonnes of heavy fuel oil have spilled out into the sea,” after Israel’s bombing of the power station in Jiyeh two weeks ago, Lebanese Environment Minister Yacub Sarraf told AFP Saturday.

“It’s without doubt the biggest environmental catastrophe that the Mediterranean has known and it risks having terrible consequences not only for our country but for all the countries of the eastern Mediterranean.”

Israeli forces bombed the tanks at the power station on July 14 and July 15, just days into their offensive on Lebanon which has seen blistering air strikes across the country and a bloody ground incursion in the south.

The leak from one of the tanks, which are located just 25 metres (80 feet) from the sea, has now stopped but another containing 25,000 tonnes of fuel oil is still on fire and is in danger of exploding. Between 8,000-10,000 tonnes of fuel are on the shore and 5,000 on the open water.

“Until now, the worst ecological disasters have taken place in the oceans and it’s the first time that an oil spill has happened outside the open sea,” said Sarraf. “We can have no illusions.”

Sarraf said that the cost of cleaning up Lebanon’s once golden beaches — which until the bombardment were major attractions for locals and tourists — will cost between 45-50 million dollars and would not be finished until next summer.

The spill is now affecting 70 kilometres (40 miles) of Lebanon’s 220-kilometre-long (140 miles) coast, a third of its coastline. Beaches and rocks are covered in a black sludge which has reached the famous tourist town of Byblos, north of Beirut.

“If nothing is done, not only will currents flowing towards the north mean that one third of Lebanon’s coastline be hit, but also Cyprus,
Syria, Turkey, Greece and even Israel,” Sarraf said.

“The fauna and the Mediterranean ecosystem risk suffering badly and certain species are threatened with extinction,” he warned.

Sarraf said that owing to the Israeli blockade of Lebanon’s waters, it was impossible to send ships to clear up the pollution.

“I have appealed to Britain, Italy, Spain, the United States, all the countries which have already suffered oil slicks to ask for technical assistance as we cannot act on our own,” he said.

Kuwait has sent 40 tonnes of material that would allow the petrol to thicken and also special carpets which absorb petroleum products.

A resident of Byblos, known worldwide for its seafood restaurants and historic harbour, said “for the last four days, fish, crustaceans and crabs have been coming in black, and they are dying as victims of this oil slick.”

Fuad Hamdan, director of Friends of the Earth, Europe, and founder of Greenpeace Lebanon, agreed that “it is certainly the worst environmental disaster ever on the eastern Mediterranean coast.”

Hamdan said the eastern Mediterranean coast from the Israeli port of Haifa until Syria’s Lattakiya was already heavily polluted from Israeli industry, Lebanese sewage and industry from east Beirut and from Syria.

He advised people against eating fish from coastal areas. “Anyway it will smell bad and put people off.”

Besides the oil slick, the fire from the oil tanks has caused atmospheric pollution which has already reached Beirut. “Now the toxic cloud is stretching over a 30 kilometre distance,” said Sarraf.

Programma d’evasione

24 Luglio 2006 Commenti chiusi

ma.. non avevamo la maggioranza?

boh….

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articolo di Marco Travaglio comparso nella rubrica “cartacanta” su “la Repubblica” di oggi

http://www.repubblica.it/2003/k/rubriche/cartacanta/24-lug/24-lug.html

Programma d’evasione

“Bisogna innanzitutto combattere la corruzione, fenomeno ancora vivo, come prova il 42° posto che l’Italia ha ottenuto nel 2004 nella classifica di Transparency International, l’autorevole Ong indipendente che si batte contro i fenomeni di corruzione . Daremo maggiore attenzione sia ai reati connessi all’attività amministrativa, come la corruzione, sia alla criminalità economica, che falsa le condizioni di concorrenza e di mercato. Il Codice Etico è uno strumento che vuole garantire nella sottoscrizione di accordi commerciali il rispetto dei diritti umani, sindacali. e la lotta alla corruzione, quale percorso fondamentale in materia di responsabilità sociale delle imprese e di dimensione sociale della globalizzazione”.
(“Per il bene dell’Italia. Programma di governo 2006-2011″ presentato dall’Unione e sottoscritto da tutti i segretari di partito del centrosinistra nell’aprile 2006).

“L’Ulivo decide di non cambiare. La proposta di legge sull’indulto approvata definitivamente in commissione Giustizia il 18 luglio non sarà modificata in aula. Il provvedimento di clemenza di 3 anni comprenderà anche i reati contro la Pubblica amministrazione, dalla corruzione alla concussione all’abuso d’ufficio, e i reati finanziari, societari e fiscali”.
(Ansa, 20 luglio 2006).

“Se non lasciamo nel testo la possibilità di far beneficiare dell’indulto anche Cesare Previti, Forza Italia non voterà con noi questo provvedimento. E vorrei ricordare a tutti che il quorum per farlo passare è di due terzi”.
(Pierluigi Mantini, capogruppo dell’Ulivo in commissione Giustizia, Ansa, 20 luglio 2006).

(24 luglio 2006)

se qualcuno ancora avesse dubbi sulle liberalizzazioni..

23 Luglio 2006 Commenti chiusi

… pubblico i risultati del sondaggio de ” la Repubblica”

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http://www.repubblica.it/speciale/poll/2006/politica/liberalizzazioni_risultato.html

Il decreto sulle liberalizzazioni
Farmaci al supermarket, passaggi di proprietà per le automobili, costi più bassi per i servizi bancari e assicurativi e più licenze per i taxi.

Come giudicate la riforma?
1. Giusta 92%
2. Sbagliata 6%
3. Non so 1%

136964 voti alle 20:01
sondaggio aperto alle 20:48 del 01-07-2006

Vota
AVVERTENZA
I sondaggi online di Repubblica.it non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l’unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità. Le percentuali non tengono conto dei valori decimali. In alcuni casi, quindi, la somma può risultare superiore a 100

Adesso tocca a professioni e tv…

23 Luglio 2006 Commenti chiusi

bravo Bersani ( il ministro..)
tieni duro.

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tratto da “la Repubblica” di oggi

http://www.repubblica.it/2006/07/sezioni/economia/conti-pubblici-11/bersani-liberalizzazioni/bersani-liberalizzazioni.html

Parla il ministro Bersani che annuncia la fiducia sulle liberalizzazioni
“Procederemo anche con energia e telecomunicazioni”
“Io sconfitto? Ho appena iniziato
adesso tocca a professioni e tv”
di MASSIMO GIANNINI

“Io sconfitto? Ho appena iniziato
adesso tocca a professioni e tv”

“VADO AVANTI. Tratto, ma state tranquilli che non torno indietro. E come dice Monti, non alzo le mani, alzo la posta. Sul decreto liberalizzazioni sono favorevole a mettere la fiducia. Non perché ci sia un problema di tenuta della maggioranza, che invece su questo tiene benissimo. Ma per ragioni di tempo: voglio che il decreto sia convertito in legge entro la fine di luglio. Sarebbe un segnale importantissimo per tutto il Paese”. Dunque a sentire Pierluigi Bersani la “rivoluzione liberale” del centrosinistra non solo non è finita con le sportellate dei tassisti, ma è appena cominciata”.

Quella “rivoluzione liberale” non è stata fermata da quattromila, scalmanati tassinari romani. Bracci operativi (in qualche caso anche violenti, oltre che tatuati con il simbolo della X Mas) dell’irriducibile “partito Nimby” che da mezzo secolo taglia trasversalmente la società italiana. Sì alle riforme, sì al mercato. Ma appunto: “Not In My Back Yard”, “non nel mio cortile”. Il decreto legge sulle liberalizzazioni, picconato nelle piazze non solo dai tassisti ma anche dai farmacisti, dagli avvocati e dai panificatori, da questa settimana rischia un piccolo Vietnam anche nelle aule del Senato. Ma il ministro delle Attività Produttive è tutt’altro che rassegnato. Non lascia, ma si dichiara pronto a raddoppiare.

“Nel dibattito parlamentare – dice – faremo ovviamente qualche aggiustamento. Ma potremmo anche introdurre qualche altra novità, a vantaggio del consumatore”. E chiarisce anche che questo decreto è solo il primo passo, verso una società più aperta e un’economia più concorrenziale: “Abbiamo varato la legge delega sulla liberalizzazioni dei servizi pubblici locali che cambierà le regole di un settore nevralgico come quello dei trasporti, e sulla class action che investirà settori sensibili come l’energia. Io sto già scrivendo i decreti delegati. Vi dò appuntamento tra qualche mese, quando liberalizzeremo l’energia, e insieme a Mastella faremo la riforma degli ordini professionali, insieme a Gentiloni quella delle telecomunicazioni, delle tv e del mercato pubblicitario. O quando compreremo l’aspirina al supermercato, o tratteremo il risarcimento dell’incidente d’auto direttamente con la nostra compagnia. Allora sì che si capirà cosa sono le riforme di Bersani…”. Il ministro si sente tutt’altro che sconfitto. “Sconfitto? Ho appena cominciato a giocare…”. Adesso nega anche di aver strappato un modesto “pareggio” ai feroci tassinari della Capitale. “E vero, forse ho avuto troppo fair play, a dire che avevamo pareggiato. Ma non toccava a me dire la verità: e cioè che il governo ha vinto, e ha vinto bene…”.

Il ministro “industrialista”, piacentino e pragmatico, non nasconde il suo rammarico, per come è stato assistito in quella delicata trattativa. La convocazione a Palazzo Chigi da parte di Prodi, all’indomani della firma dell’accordo, lo ha un po’ spiazzato. Le critiche di Rutelli, che “deluso” si aspettava “più liberalizzazioni”, lo hanno ferito. Le mosse di Veltroni, che mentre il ministero chiudeva le porte ai camioneros capitolini intavolava trattative autonome, lo hanno irritato. Le intemerate di Mercedes Bresso, che si chiedeva “e adesso io come difendo la Tav?”, lo hanno fatto infuriare.

“Non faccio polemiche con Prodi, ci mancherebbe altro. Anche se quando c’è una guerra mi aspetto sempre che il generale, per prima cosa, difenda sempre i suoi soldati… Comunque, se non c’era Romano quel decreto non lo avremmo mai potuto presentare, come già successe nel ’97 con la liberalizzazione del commercio. Ma per il resto ne ho per tutti, quando questa storia sarà finita. Ho una lista lunga così, di gente con la quale mi devo chiarire. Gente che si è mossa per piccoli opportunismi di bottega. Gente che parla senza sapere, o che ha perso un po’ la memoria. La Bresso me la ricordo bene quando a guidare la trattativa e a difendere la Tav c’ero proprio io, e lei stava dall’altra parte del tavolo, come presidente della Provincia…”.

L’Italia è così. Più che un partito, un “Paese Nimby”. “Ma le cose cambiano, eccome se cambiano…”, dice Bersani. “Lasciamo perdere i taxi, dove abbiamo ottenuto quello che vogliamo, e basterebbe leggere i termini dell’accordo per rendersene conto. Ma nell’economia del decreto legge, la questione dei taxi ha un valore più che altro simbolico. Nel merito, quello che conta sul serio è tutto il resto. E che interveniamo a beneficio dei clienti-consumatori in settori finora intoccabili. Sposteremo il conto in banca, e non pagheremo più un euro. Riscuoteremo l’indennizzo direttamente dalla nostra compagnia d’assicurazione, che ci dirà anche qual è il carrozziere che ci fa più sconto, così non ruba più nessuno, visto che in Italia rubano sempre in troppi. Andremo al supermercato a comprare i farmaci da banco. Compreremo il pane da chi lo fa più buono, e se ci riesco introdurremo una modifica che permetterà ai ragazzi di mettersi anche a sedere dentro al panificio, quando all’alba si vanno a mangiare i cornetti appena sfornati. Parliamoci chiari: quando tutto questo sarà legge, la mia missione sarà compiuta, io sarò a posto per la vita…”.

Quello che conta è la svolta culturale. Che per Bersani c’è eccome, dentro il decreto. Nonostante tutte le modifiche e tutti gli aggiustamenti. Una svolta culturale che incide, ampliandola e arricchendola, sulla constituency politica del centrosinistra. “Guardate al dibattito che si è aperto dopo il decreto – riflette il ministro – e capirete tutto: per la prima volta, ho dimostrato che liberalizzare è di sinistra, e che su questi provvedimenti c’è una vastissima adesione sociale. Ho dimostrato che il senso comune è pronto, per questo tipo di modernizzazione culturale. E questo resta, al di là delle polemiche sui taxi”. Non solo resta.

Ma per Bersani questa è o deve diventare la natura stessa del riformismo del centrosinistra. “Io forse sarò troppo emiliano, ma resto convinto che il riformismo si forgia nel fuoco della battaglia quotidiana, nel confronto e nella decisione sulle cose concrete. Riformismo, per me, non vuol dire né cedere, né eccedere. La tecnica delle riforme è costanza e tenacia nel cambiamento. Non è che dormiamo per mesi, e poi all’improvviso ci svegliamo e per dimostrare che siamo bravi pigliamo a cazzotti i tassisti o gli avvocati, e dopo ci rimettiamo a dormire per altri sei mesi. Non si fa così, almeno non dalle mie parti”.

E non è un caso che, su questo modello di riformismo all’emiliana, Bersani ha sentito vicino un altro padano “anomalo”: pensate un po’, proprio quel Cofferati con il quale pure ha discusso tante volte ai tempi della Cgil: “E vero, Sergio è stato l’unico che ha capito davvero cosa è successo e quanto abbiamo ottenuto con la vertenza sui taxi. E l’ha capito perché sa bene, per averlo sperimentato in prima persona, che le riforme si discutono e si realizzano sul campo. Con la pratica, e senza l’ideologia”.

E qui si innesca un ragionamento più largo, che chiama in causa l’identità del centrosinistra. In un’epoca in cui la “classe” non esiste più, in una fase in cui il mitico “ceto medio” vuol dire tutto e niente, il vero soggetto debole, nell’arena del mercato, è il cittadino-consumatore, che diventa il paradigma di una nuova rappresentanza sociale. Non necessariamente tipica di forze anti-politiche consumeriste e autoreferenziali, alla Ralph Nader.

Al contrario, è terreno fertile per i partiti “vecchi” (Ds e Margherita, per restare nel centrosinistra) ma anche e soprattutto per quelli nuovi (come il partito democratico). Ed è materia feconda, che esula dal binomio classico radicale/moderato, perché nella visione bersaniana certe riforme sono o possono essere tutte e due le cose insieme. “Il partito democratico – sostiene il ministro – è prima di tutto una grande operazione di cambiamento della cultura politica, e solo dopo diventa un problema di organizzazione e di organigramma. Si costruisce con le scelte concrete, cioè con riforme che non cadono dall’alto ma entrano e cambiano la società e la vita della gente. Se tutto il dibattito sul nuovo partito si avvita sulla dialettica tra burocratismo e partecipazionismo, si disperdono solo energie, invece di accumularne”.

Per questo, nel “Paese Nimby”, il processo delle riforme deve essere come una goccia cinese. Magari lento, ma continuo e inesorabile. “Non ci fermiamo – aggiunge Bersani – e nei prossimi giorni la sfida sul mio decreto può dimostrare che se c’è consenso sociale e tenuta parlamentare non c’è lobby che tenga”. Né sonno né cazzotti, insomma. No al riformismo “ciclotimico”, secondo la felice definizione di Luciano Vandelli (“Psicopatologia delle riforme quotidiane”, Il Mulino). No allo stop and go di un governo che in certi momenti diventa frenetico, dispone, vota, approva articoli su articoli, “con l’eccitazione di Bianconiglio di Alice”. E poi, altrettanto all’improvviso, si ferma, affonda nella flemma, dubita, esita, attende, e rinvia, “con la neghittosità di Oblomov”.

Non è di questo che ha bisogno, il “Paese Nimby”: non è per questo che ha accettato di fare il ministro, l’emiliano Pierluigi. Che poi ce la faccia, è tutt’altro discorso. Ma almeno ci prova. E non è poco.

(23 luglio 2006)

Open-source (Linux): Divine Inspiration From the Masses

23 Luglio 2006 Commenti chiusi

Linux continua a trovare nuovi adepti nel web..
dopo gli ingegneri e la ricerca medica ora anche la religione…
forse Bill dovrebbe tenerne conto prima di mettere in vendita quel sistema operativo mangia Giga e “super proprietario” che dovrebbe essere Vista

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tratto da LATimes di oggi

http://www.latimes.com/business/la-fi-opensource23jul23,0,5797174.story?coll=la-home-headlines

Divine Inspiration From the Masses
Open-source programming’s organizing principle has been embraced in medical research, engineering — even religion
By Charles Piller, Times Staff Writer
July 23, 2006

Behold, brethren. The “open source” movement, long championed by computer whizzes as a way to solve problems using the input of all, is increasingly being applied to other disciplines including literature, scientific research and religion.

Yes, religion. Yoism ? a faith invented by a Massachusetts psychologist ? shuns godly wisdom passed down by high priests. Instead, its holy text evolves online, written by the multitude of followers ? much the same way volunteer programmers create open-source computer software by each contributing lines of code.

Adherents of Yoism ? who count Bob Dylan, Albert Einstein and Sigmund Freud among their saints ? occupy the radical fringe of the open-source movement, which is quickly establishing itself as a new organizing principle for the 21st century.

Although an extreme example, Yoism shows how far beyond computer programming the open-source method has progressed. At its core, the process presumes the intelligence of crowds, and Yoans build their faith around the notion that, together, they take the place of divine inspiration.

The open-source movement’s influences, though, are felt in increasingly mundane ways ? such as when you read a Wikipedia entry or follow a blog or type a search query into Google.

“Open source” has no universally accepted definition. But most people agree that the method boils down to the idea that when you’re trying to design a better mousetrap (or chocolate chip cookie or dogma), a meritocracy of ideas will trump a hierarchical system any day of the week.

Computer geeks were the first to embrace open-source techniques. Traditionally, software had been written by teams of programmers who distributed test versions to users, who in turn found “bugs” that the programmers would then try to fix. The “source code” ? thousands or millions of lines of computer language that control how the program works ? remained invisible to everyone but the programmers.

Then, Linus Torvalds, originator of the Linux computer operating system, opened the once-sacrosanct source code to programmers and users alike via the Internet in the early 1990s. Any computer whiz with a little spare time could find bugs or come up with new features, then implement the changes.

The open-source movement was born.

Linux was founded on a simple premise: The more contributors, the better the result ? and mistakes or sabotage will inevitably be corrected by the vigilant army of volunteers.

After the success of Linux proved the its viability, the open-source method broadened and adapted into a wide-ranging social experiment embraced in such diverse efforts as scientific research, journalism and artwork.

To Dan Kriegman, who founded Yoism in 1994, an open-source framework offered the solution to an age-old challenge: how to make religion inclusive, open to change and responsive to collective wisdom.

“I don’t think anyone has ever complained about something that didn’t lead to some revision or clarification in the Book of Yo,” said Kriegman, a 54-year-old psychologist in Chestnut Hill, Mass. “Every aware, conscious, sentient spirit is divine and has direct access to truth?. Open source embodies that. There is no authority.”

Sourceforge.net, a Web-hosting service for open-source software developers, has 119,000 active projects. The approach has been applied to scores of fields, such as medical research, engineering and private investigation, challenging time-honored organizational theory.

For example, the Wikipedia free online encyclopedia consists of “wikis,” collaborative essays that anyone can write or edit at will, without permission or consultation with other authors. As the Web’s most popular research tool and 15th-most-visited brand, it drew about 27 million different visitors in June according to Nielsen/NetRatings.

Open-source methods work especially well in large projects that can be broken into small parts and benefit from many iterative changes.

Yet some open-source advocates believe the method can be applied to anything, including art and literature.

The phrase has become so ubiquitous that, at times, its use doesn’t make sense. “Open-source beer” sounds like an ever-changing ale recipe; instead it’s just a formula posted online, with “permission” for others to use and alter at will.

“Any new term, when it pops into the zeitgeist, is like a new star in the sky ? that we can all use as a navigation point,” said Paul Saffo, a director of the Institute for the Future in Menlo Park, Calif. “We exhaust the word’s meaning but absorb the concept.”

All of these efforts draw on the so-called wisdom of crowds, a notion popularized by New Yorker magazine writer James Surowiecki in his book by the same name. The idea is that groups are often smarter than the smartest people in them.

continue..

Indulto immorale per i reati finanziari!!

23 Luglio 2006 Commenti chiusi

certo che è immorale allargare l’indulto anche ai reati finanziari!!!
vogliono passare il bianchetto sulle fedine penali dei furbetti del quartierino e soci.
Di Pietro continui a vigilare su queste anomalie da seconda repubblica.
Mastella da Poggio Reale parla di dimensione umana.
Riuinire sotto la stessa “dimensione umana” disperati che hanno commesso reati per ignoranza o fame e personaggi in doppio petto e autista, che attraverso il loro potere e le connivenze con altri personaggi poco puliti truffavano i poveri correntisti gonfiando le spese di tenuta conto o falsificavano bilanci da milioni di euro, è per lo meno superficiale e dimostra evidenti limiti di lucidità intellettuale per chi lo fa.
e la “dimensione umana” di coloro i quali (tutti noi) sono stati truffati dai furbetti dove la mettiamo??

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tratto da “la Repubblica.it” di oggi

http://www.repubblica.it/2006/07/sezioni/politica/indulto-di-pietro/indulto-di-pietro/indulto-di-pietro.html

Scontro politico tra il ministro (ed ex pm di Mani Pulite) e il Guardasigilli
Il leader dell’Italia dei valori: “Scellerato accordo col centrodestra”

Di Pietro, nuovo stop sull’indulto
“Immorale per i reati finanziari”

La replica di Mastella: “Il provvedimento va bene così com’è”

ROMA – Per Mastella l’indulto va bene così com’è. Per Di Pietro, invece, sarebbe “immorale” allargarlo ai reati finanziari. E’ duro lo scontro tra l’ex pm ora alla guida delle Infrastrutture e il collega ministro della Giustizia. Di Pietro non ci sta ad estendere l’atto di clemenza ai “corruttori, ai falsificatori i bilanci e agli evasori fiscali”. A Mastella che aveva detto che nella stesura del provvedimento sarebbero stati esclusi i reati di terrorismo, quelli di mafia e la pedofilia, l’ex magistrato di Mani Pulite contesta di avere incluso nellosconto di pena anche i reati finanziari.

“Cosa c’entra inserire nell’indulto coloro che hanno commesso reati di corruzione, concussione, bustarelle varie e hanno rubato i soldi allo Stato?”, tuona il ministro. “Ritengo che sia immorale l’accordo scellerato che sta avvenendo con il centrodestra. Il centrosinistra, per raggiungere l’indulto, si vende la dignità di una coalizione”.

Lunedì pomeriggio il provvedimento approda in aula a Montecitorio. In agenda è già previsto che passi velocemente anche al dibattito in Senato e, prima di Ferragosto, 13 mila detenuti potrebbero lasciare le prigioni. Ma lo scontro in aula si annuncia molto duro: “L’indulto si può fare a favore dei disperati che sono in carcere, non a favore dei furbetti del quartierino, del quartierone della politica. Cercherò di scongiurare una soluzione di questo genere”. Poi rassicura: “Noi dell’Italia dei Valori non abbiamo mai detto che sfiduceremo il governo; piuttosto abbiamo detto che lo appoggeremo dall’esterno ma mai che lo sfiduceremo perché abbiamo fatto un patto con gli elettori”.

A stretto giro di posta, Mastella replica: “Nessuno può ergersi a censore di una iniziativa che trova grande attenzione”. Visitando il carcere di Poggioreale a Napoli, il ministro della Giustizia spiega: “Le persone forti non hanno alcuna paura quando assumono iniziative di clemenza rispetto ad un mondo che ha bisogno di essere guardato con una dimensione umana. Nel testo proposto alla commissione non mi sembra vi siano eccessi o negligenze morali”.

Più Stato e meno mercato delle vacche

22 Luglio 2006 1 commento

bravo Beppe..

il fattaccio delle Autostrade ( addirittura avevo letto che l’azienda privata , la Benetton, che ha comprato la Autostrade spa ha inserito nel cda un membro della commisione statale che dovrebbe calmierare i prezzi dei pedaggi.. spero vivamente che le cose siano cambite in seguito ma che inpudenza e che menefreghismo..)
l’aumento indiscriminato della benzina, che sale quando il prezzo del brent sale e non diminuisce quando il prezzo del brent cala
l’aumento in bolletta di luce e gas e…

è possibile che non si riescano ad avere aziende statali che funzionino?
è inoltre
è possibile che un paese che si ritiene all’avanguardia non riesca a prevedere i rischi di un’Opa e/o che li elimini qualora si presentino dopo che la proprietà di un’azienda di interesse nazionale abbia cambiato mano??
non sono loro stessi che fanno le leggi????
mah..

ps:
lascio questa premessa per chi si prenderà la briga di scrivermi che la colpa è del governo di sinistra:

se non altro ora se ne parla e speriamo si trovino delle soluzioni intelligenti e non di parte ai problemi che esistono.
come diceva già più il nano pelato?
ah si..gli italiani sono ricchi perchè hanno tutti il telefonino..

sveeeeeglia!!

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tratto dal blog di BeppeGrillo di oggi

http://www.beppegrillo.it/

Più Stato e meno mercato delle vacche

Il Ministro dipendente Tommaso Padoa Schioppa ha detto: “Se un’impresa resta pubblica e da lauti dividendi, ma poi ci fa pagare più care le tariffe, può giovare ai conti dello Stato, ma non allo sviluppo dell’economia”.

Caro dipendente hai ragione, ti esprimi meglio di Catalano. Se l’ENI e l’ENEL producono profitti in regime di monopolio (un po’ come rubare le caramelle ad un bambino) dovrebbero reinvestirli (ad esempio nelle energie rinnovabili) e non distribuirli come profitti agli azionisti, tra cui c’è lo Stato.

Tommaso Catalano Schioppa ci dice anche che privatizzando, ma solo un po’, Poste e Ferrovie, c’è il rischio OPA. In parole povere vuol dire che il controllo può passare ai privati. Una tronchettata insomma. In cui il monopolio da pubblico diventa privato e il buco, non solo quello di bilancio, si allarga con la benedizione delle banche che prestano i soldi per l’acquisto a debito. Nascono così i celebri monopoli privati autostradebenetton e telecomtronchetti.

I servizi primari: energia, trasporti, comunicazioni sono dello Stato perchè costruiti nei decenni dalle nostre tasse, da quelle dei nostri padri, nonni e bisnonni. Non si vendono e non si regalano. Non sono del governo, del parlamento, o di ogni singolo nostro dipendente che sta a Roma. Lo Stato siamo noi, quei servizi sono nostri e i profitti devono essere reinvestiti per migliorarli.

E’ così difficile dirlo? E’ una cosa troppo indecente per i nostri economisti a tempo pieno? Più Stato e meno mercato delle vacche. La dorsale di Telecom va statalizzata. Le autostrade (cosa c’entrano con il mercato? Il percorso autostradale non si può scegliere) vanno restituite allo Stato. Tutti sono capaci di fare gli economisti con il c..o degli italiani.