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Archivio Maggio 2006

L’Italia disconnessa

28 Maggio 2006 Commenti chiusi

tratto dal blog di Beppe Grillo del 28 Maggio 2006

http://www.beppegrillo.it

chissà come mai questa notizia è comparsa solo sul blog di Beppe Grillo e non ho MAI avuto occasione di sentirla da nessun altro media…

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L’Italia disconnessa

Il tronchetto dell?infelicità ha scritto a 85.000 dipendenti una lettera che inizia così:
?Care colleghe e cari colleghi, da qualche tempo un gruppo editoriale mostra un persistente accanimento contro la nostra azienda accusandola di presunte attività illecite, quali intercettazioni, creazioni di ?dossier? e schedature di clienti.?
Il gruppo editoriale per chi non lo sapesse è ?L?espresso? e, sempre per chi non lo sapesse, un giudice di Milano ha firmato un?ordinanza secondo cui Telecom utilizza illegalmente dati sugli ex clienti.
Ma questa è una lunga storia su cui ritornerò.
Per ora il tronchetto dovrebbe prendere carta e penna e scrivere, oltre che ai suoi ?colleghi?, anche ai suoi ?clienti? (sempre meno numerosi) per dare spiegazioni a lettere come questa.

?Scrivo per segnalare l’ennesimo esempio di come in Italia il concetto di concorrenza e liberalizzazione dei servizi sia una mera utopia.
Abito in un piccolo comune della provincia di Ravenna, ed essendo un utente abituale del web ho fatto domanda per l’ADSL: risultato, il mio comune (come tanti altri), non è coperto dal servizio. In seguito alle numerose richieste di cittadini ed aziende private, l’amministrazione del comune si è attivata, promuovendo una raccolta firme da presentare alla Telecom, che ha “preso atto” delle firme stesse, rifiutando comunque la fornitura dell’ADSL senza altra spiegazione. In seguito, grazie soprattutto all’interessamento di due ditte operanti anche in campo internazionale site nel mio comune, è stato possibile ottenere un incontro con un rappresentante della Telecom: durante tale incontro, è stata espressa da parte degli amministratori delle due ditte la volontà di accollarsi per intero le spese di costruzione delle centraline di ripetizione del segnale, la cui assenza era stata fino a quel momento indicata come motivo dell’impossibilità di fornitura dell’ADSL. Dinanzi a tale offerta il rappresentante di Telecom ha svelato l’incredibile retroscena: come molti sanno, il segnale ADSL e quello analogico viaggiano in contemporanea sullo stesso cavo, ma a frequenze diverse. Su uno stesso cavo, quindi, sono disponibili due “bande” di segnale, di cui una viene occupata dal normale traffico telefonico ed una riservata alle connessioni ADSL. Quello che pochi sanno è che la singola “banda” di ogni cavo copre fino a 700 numeri telefonici. A detta del rappresentante di Telecom, nel mio comune, quando è stata superata la soglia dei 700 numeri la Telecom, per risparmiare, anziché installare un secondo cavo, ha preferito codificare i successivi numeri a più alta frequenza, facendoli viaggiare sul medesimo cavo.
In parole povere, l’ADSL non c’è (e non ci può essere) per il semplice fatto che la Telecom ha occupato entrambe le “bande” per il normale traffico telefonico. Questo significa che, ovviamente, anche le altre compagnie (Tiscali, Infostrada, ecc) non possono a loro volta offrire il servizio, per il semplice fatto che la Telecom non può affittare la “banda” preposta all’ADSL. La stessa situazione è poi risultata anche in molti altri comuni della provincia.
In conclusione, trovo ridicolo (ed anche offensivo) che nel 2006, quando ormai in buona parte dell’Italia si sta diffondendo la fibra ottica, interi paesi siano costretti a viaggiare a 56k (o al massimo a 128k con l’ISDN) per colpa di una vergognosa “scelta tecnica” (così l’ha chiamata il sopraccitato rappresentante Telecom) della nostra benemerita compagnia ex nazionale di telefonia, che occupa (suppongo legalmente purtroppo) entrambe le “bande” dei cavi telefonici, impedendo inoltre alle compagnie rivali di offrire i propri servizi, in spregio a qualsivoglia legge sulla libera concorrenza, ma soprattutto alle esigenze dei cittadini e delle ditte.
Grazie dell’attenzione.? R.C.

Ps: Chiedo alle due ditte che hanno assistito il comune in provincia di Ravenna di contattarmi per offrire, attraverso il blog, anche a tutti gli altri piccoli comuni italiani la costruzione gratuita delle centraline di ripetizione del segnale.

Non sposati con figli in Missouri? No grazie

25 Maggio 2006 Commenti chiusi

e poi si parla di “esportare democrazie”???????

ma mi faccia il piacere!!

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da “il Corriere” di oggi

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/05_Maggio/25/pacs.shtml

Iniziativa anti pacs nella cittadina di Black Jack, nel Missouri
Non sposati con figli? No grazie
Per proteggere i valori della famiglia le coppie non sposate con più di un figlio saranno multate e invitate a ?sloggiare?

scritto da Emanuela Di Pasqua

BLACK JACK, (Missouri) ?Mentre in Italia (e non solo) si parla sempre più spesso di diritti delle coppie di fatto, esiste un posto, nel bel mezzo dell?America, dove queste ultime corrono addirittura il rischio di essere multate. Il peccato originale, nel caso della cittadina di Black Jack, riguarda i casi in cui dalla convivenza more uxorio nasca più di un figlio.
L?ORDINANZA ? L?Ordinanza del consiglio comunale, come racconta il Guardian, vieta a tre persone che non siano legate da vincoli di sangue di vivere sotto lo stesso tetto. In particolare la disposizione del sindaco Norman McCourt riguarda la coppia di fatto formata da Mr. Fondrey Loving e Miss. Olivia Shelltrack, contro i quali il ?progressista? politico si è accanito con una multa di 500 dollari al giorno se non si sbrigano a sposarsi o a fare trasloco da Black Jack.
LA COPPIA DI FATTO ? Va detto, per altro, che i due signori in questione stanno insieme da tredici anni, hanno avuto due figli e vivono anche con la di lei figlia, che chiama Mr. Fondrey ?papà?. Trattasi dunque di una coppia tutt?altro che improvvisata, ma colpevole secondo la moderna visione di McCourt, di non aver ancora regolarizzato la propria posizione. Il bello è che i due sognano un matrimonio romantico e aspettano solo di avere l?opportunità di organizzare una festa speciale, ?perché non lo farebbero per il pezzo di carta?. Black Jack non è la prima, né l?unica, cittadina degli Usa che prova a limitare i Pacs, formalmente per motivi burocratici o di ordine pubblico. Nell?America dei forti contrasti, delle massima libertà e delle grandi intrusioni, succede questo e altro. Ma Black Jack va decisamente oltre, distinguendosi per uno spirito ?moralizzatore?, di cui Norman McCourt va molto fiero.

condanne per i dirigenti della bancarotta Enron. e da noi?

25 Maggio 2006 1 commento

condanne per i dirigenti della bancarotta Enron.
rischiano dai 20 ai 30 anni di prigione.
e da noi per lo scandalo Parmalat, bond argentini, furbetti del quartierino varii, ecc ecc?

parole parole parole…

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dalla cnn.com

http://money.cnn.com/2006/05/25/news/newsmakers/enron_verdict/index.htm?cnn=yes

– Jury finds former Enron executives Kenneth Lay and Jeffrey Skilling guilty in
corporate fraud trial.

Lay and Skilling’s day of reckoning
Enron ex-CEO and founder convicted on fraud and conspiracy charges; sentencing slated for September.
By Shaheen Pasha and Jessica Seid, CNNMoney.com staff writers
May 25, 2006: 2:06 PM EDT

HOUSTON (CNNMoney.com) – Enron former chief executive Jeffrey Skilling and founder Kenneth Lay were both found guilty Thursday of conspiracy and fraud in the granddaddy of all corporate fraud cases.

On the sixth day of deliberations, a jury of eight women and four men convicted the former executives of misleading the public about the true financial health of Enron, whose collapse in late 2001 symbolized the wave of corporate fraud that swept the United States early this decade.
Ex-Enron CEO Jeffrey Skilling walks away from reporters in Houston after a jury found him guilty of 19 counts of fraud, conspiracy, false statements and insider trading.

Skilling was found guilty on 19 counts of conspiracy, fraud, false statements and insider trading. He was found not guilty on nine counts of insider trading.

Lay was found guilty on all six counts of conspiracy and fraud. In a separate bench trial, Judge Sim Lake ruled Lay was guilty of four counts of fraud and false statements.

Both Lay and Skilling could face 20 to 30 years in prison, legal experts say.

Judge Lake set sentencing for the week of Sept. 11 and ordered Lay to surrender his passport and post a cash bond. No home confinement was ordered.

Skilling’s attorney, Daniel Petrocelli, told reporters outside the courthouse, “We will have a full and vigorous appeal.”

“The jury saw it differently,” Petrocelli said, referring to his client’s maintaining his innocence. “We’ll take it from here.”

Tears in the courthouse

Skilling stood stone-faced as he was convicted on most of the counts he faced. Skilling’s wife and children were notably absent.

Petrocelli had his hand on his client’s shoulder, bracing him.

As Lay’s verdict was read, his daughter Elizabeth Vittore, who has been one of his attorneys during the case, began to sob uncontrollably. His wife, Linda, clutching his hand, wiped tears away silently. All of his children sat in the front row with other members of the family. One of his sons put his face in his hands and wept.

Lay clutched his wife’s hand and looked straight ahead.

Outside the courtroom after court was adjourned, Skilling said, “We fought a good fight. Some things work. Some things don’t.”

“Obviously I’m disappointed, but that’s the way the system works,” he added.

Jurors interviewed after the verdict said the testimony in the case strongly favored the prosecution.

“I wanted very, very badly to believe what they were saying,” said one woman, a local business owner. “But there were places in the testimony where I felt their character was questioned.”

One male juror said one particular witness, former Enron investor relations chief Mark Koenig, “was very, very professional on the stand. He knew details.” Another male juror, who said he was an elementary school teacher, said he was persuaded by former treasurer Ben Glisan’s testimony.

continua..

Pensions double by 2050

25 Maggio 2006 Commenti chiusi

le pensioni minime raddoppieranno entro il 2050 in UK

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tratto dal Sun di oggi

http://www.thesun.co.uk/article/0,,2-2006240152,00.html

Pensions double by 2050

By GEORGE PASCOE-WATSON
Political Editor
THE basic state pension is to DOUBLE in a retirement revolution to be unveiled today.
It will rise at the same rate as average earnings every year and will be worth twice as much as today?s rate ? by 2050. Pensions Secretary John Hutton will reveal the pensions shake-up in a White Paper to be published today ? and he will urge those under 30 to become savers to ensure a cushy future.A Government source said: ?We want people to take responsibility for their old age.?We will do our bit and make sure the basic pension is worth having. But we want workers to put by enough to make sure they are comfortable.? The state pension rises in line with inflation, which is lower than earnings, meaning the basic handout is slowly diminishing.But the Government will vow to link it to earnings without having to order tax rises. Instead, the retirement age will rise to 68 to foot the bill.Every worker will be automatically enrolled into a personal pension fund, with wages being docked at source. They will have to opt out of the scheme to avoid having their cash siphoned off into a personal account.But Mr Hutton will say their savings pot will be worth 25 per cent more under the scheme than if they joined a plan today, because administration costs will be much lower.Chancellor Gordon Brown is to freeze means testing for the elderly at 40 per cent of them. Eighty per cent would have been on means-tested benefits by 2020 in the current system.The amount of savings at which pensioners were forced into means-tested handouts has risen each year above earnings, meaning more people have got less state cash the more they?ve saved.The means-testing trap meant that more and more people were refusing to save.But the Government won?t overturn the retire-at-60 deal for teachers, nurses, police and civil servants. They will get their full state occupation pension at 60.The retirement age will rise to 68 by 2050. Ministers will say this is in line with longer life expectancy

e non se ne fa una ragione..

25 Maggio 2006 Commenti chiusi

non c’è verso di farlo stare tranquillo…
glielo avranno detto che si è già formato il nuovo esecutivo?

ma non ci aveva minacciato di andarsene alla Bermuda ?
e allora..
buon viaggio!!

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tratto dal Corriere della sera di oggi

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/05_Maggio/25/berlusconi.shtml

«Nostri deputati e senatori pronti a tornare a casa»
«Se verifica ci darà ragione, voto anticipato»
Berlusconi: «Sono sicuro che il Capo dello Stato non potrà non concederle: Dio non voglia che non dovesse farlo»

CASERTA – Il leader di Forza italia Silvio Berlusconi ritorna sul leit motiv che ha portato avanti da quando il centrodestra ha perso le ultime elezioni politiche: l’esistenza di brogli elettorali. «Se si scoprisse che i 24 mila voti sono una favola, andremmo diritti dal Capo dello Stato per chiedere elezioni anticipate. Sono sicuro che il Capo dello Stato non potrà non concederle: Dio non voglia che non dovesse farlo, perchè abbiamo già deciso che i nostri deputati e i nostri senatori andrebbero tutti a casa, e non potrebbe esserci democrazia senza nuove elezioni» ha detto l’ex premier nel corso di un comizio a Caserta.

USA: Lenovo è un rischio per la sicurezza nazionale?

23 Maggio 2006 Commenti chiusi

paranoie istituzionali?

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tratto da la Stampa di oggi

http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=30&ID_articolo=552&tp=C

23 maggio 2006
USA: Lenovo è un rischio per la sicurezza nazionale?
di Tommaso Lombardi

Il Dipartimento di Stato americano ha probito l’uso dei computer Lenovo per il trattamento di dati sensibili e “classificati”: in breve, Washington teme che i PC prodotti dal colosso cinese dell’hardware non siano idonei all’uso in ambito diplomatico o governativo. “Abbiamo ricevuto direttive dall’alto, da fonti diplomatiche”, spiega un rappresentante del governo statunitense intervistato da La Stampa, “e pensiamo che l’uso di computer Lenovo per la gestione d’informazioni riservate possa costituire un serio problema per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”.

Gli USA hanno così bloccato l’uso di alcuni computer acquistati dal produttore cinese e destinati agli uffici pubblici della capitale. Lenovo aveva infatti stipulato un contratto con l’amministrazione degli Stati Uniti per fornire circa 16000 computer al Dipartimento di Stato: un accordo del valore di 13 milioni di dollari. “I computer sospetti che abbiamo bloccato per ora sono 937″, dice il portavoce degli USA, “non erano compatibili con le nostre richieste di sicurezza informatica: abbiamo semplicemente applicato le procedure indicateci, non possiamo fornire altri dettagli”, conclude.

Il timore più diffuso negli ambienti diplomatici ed amministrativi degli Stati Uniti è che i computer Lenovo siano il cavallo di Troia dello spionaggio cinese: Pechino potrebbero aver dato ordini precisi per disseminare i computer Lenovo di “cimici informatiche” ed altre apparecchiature elettroniche per scoprire cosa succede nei palazzi del potere degli Stati Uniti. un ritorno di fiamma maccartista?

Michael Wessel, parlamentare e membro della commissione federale sul commercio USA-Cina, ha recentemente bacchettato i colleghi ricordando che “il governo di Pechino ha un peso assai rilevante all’interno di Lenovo, alla quale abbiamo affidato la nostra dotazione informatica per il Dipartimento di Stato”. Lenovo, che nel 2005 ha acquisito la divisone di IBM specializzata nella produzione di computer, è controllata al 27% dall’Accademia Nazionale delle Scienze, alle dipendenze dirette del governo cinese. Questo dettaglio, secondo molti legislatori americani, giustificherebbe le paure del Dipartimento di Stato. Paradossalmente, il 18,9% di Lenovo è ancora nelle mani di investitori statunitensi.

La decisione del Dipartimento di Stato americano è stata una vera e propria doccia fredda per Lenovo. “Noi sappiamo di essere in regola, i nostri PC sono apposto”, dice Renata Zambelli, portavoce del distaccamento italiano di Lenovo: i 16000 computer acquistati dagli Stati Uniti non conterrebbero alcun dispositivo o sistema di spionaggio.

La risposta della Repubblica Popolare Cinese, sferzante, arriva dalle colonne del Quotidiano del Popolo. Sulla testata ufficiale del Partito Comunista si legge che “i computer acquistati da Washington non sono stati assemblati in Cina ma, come riferiscono gli stessi responsabili di Lenovo, interamente costruiti presso stabilimenti messicani e statunitensi utilizzando componenti prodotti a Taiwan”. Al giorno d’oggi, quasi il 70% dei componenti elettronici utilizzati dall’industria globale dell’informatica vengono assemblati presso stabilimenti cinesi o taiwanesi.

“La cosa ancora più insolita di tutta la faccenda è che i laptop ed i computer Lenovo”, aggiunge Renata Zambelli, “fino ad appena un anno fa si chiamavano ThinkPad ed erano marchiati IBM: molti dei computer venduti al governo degli Stati Uniti sono esattamente i soliti computer che poco fa venivano prodotti da IBM”.

In Italia, malgrado i numerosi contratti stipulati tra Lenovo e molti paesi occidentali, i computer dell’azienda cinese non vengono utilizzati da nessuna istituzione amministrativa. L’Australia, in seguito ai sospetti sollevati dagli Stati Uniti, ha interrotto i rapporti commerciali con Lenovo ed ha eliminato l’azienda dalla lista dei fornitori informatici per il governo.

Evoluzione delle degustazioni di vino made in USA

19 Maggio 2006 Commenti chiusi

http://travel2.nytimes.com/2006/05/19/travel/escapes/19olive.html

dice Wendy Knight, giornalista autore dell’articolo, che nell’area della Napa valley, (una versione delle Langhe in California), dopo i “percorsi del vino”, manifestazioni che in Italia sono organizzate da anni e che permette, passeggiando tra le colline, di fermarsi ad assaggiare i vari tipi di vino, nascono i “percorsi dell’olio”, dove si assaggia il prodotto della spremitura delle olive…rispettando tutti i crismi della degustazione da sommellier!!
interessante.

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dal NYTimes di oggi

“YOU need to warm the glass in your hand first,” said Ted Hall, the proprietor of Long Meadow Ranch, a 650-acre property in the Mayacamas Mountains high above the Napa Valley in northern California.

Mr. Hall was standing in the ranch’s wine cave, a rammed-earth structure that smelled of earth, damp and pure, with a hint of spilled wine. An original Andy Warhol cow print was hanging in the foyer. On the wood bar, Mr. Hall displayed two wine bottles, proper glasses and a tray of cheese.

But this was not the usual event in California’s wine country. There’s a new addition to today’s wine tasting ? extra-virgin olive oil. And not just at the Long Meadow Ranch.

As olive oil is becoming more widely used by Americans, the number of olive-oil producers has risen, as has the interest in touring and tasting. A handful of properties in the Napa and Sonoma Valleys north of San Francisco have begun to offer olive-grove tours and olive-oil tastings as alternatives to winery hopping. Some of the tastings are for both wine and olive oil; others focus exclusively on the fruit of the olive tree.

Mr. Hall said that extra-virgin olive oil is evaluated in three steps ? with the nose, palette and throat. The characteristics of the oil depend, among other factors, on the varietals used and the ripeness of the olives when harvested. For example, Italian olives, when picked green, tend to be peppery, while Spanish varietals are more mellow in taste.

Olive-oil tastings are as precise as those for wine. Mr. Hall said he senses “freshly mowed grass,” “the husk of a walnut” and “a little bit of apple” in his estate’s 2004 Spanish varietals.

To sample properly, the oil is taken into the mouth with more of a suck from the sides of the mouth ? producing a slurping sound ? than a refined sip from the lips. Once it is inside the mouth, the oil is swished across the tongue, and the taster lets it settle into the pocket between the cheek and the gum before swallowing. About 10 seconds after it hits the throat, there’s an urge to cough, a testament to the oil’s piquancy.

When a recent group let loose with the coughs, Mr. Hall laughed. “We call that a two-cough olive,” he said. “That’s good.”

The tourist season in Napa and Sonoma runs from May through September. Olives are picked November through January, but most places aren’t open to the public during the busy harvesting period. The ideal time to visit olive groves is May and June, when the olive oil from the fall harvest is released.

To get to the town of Napa, you drive north from Oakland up Highway 80 past a seemingly endless string of shopping complexes and onto Route 29, entering Napa from the south. Ducking off the main road into Napa’s business district reveals the town’s agriculture and mining history in buildings like the Historic Napa Mill along the Napa River (now home to a historic hotel and several retail shops) and Copia, the American Center for Wine, Food and the Arts, an educational center that celebrates the region’s agricultural bounty with demonstration gardens and multimedia presentations.

The real beauty of the region unfolds a few miles north of Napa in the town of Yountville ? with its classically restored brick and clapboard buildings and stellar restaurants ? and in the Rutherford Appellation, a fertile valley framed by springtime jade green mountains that turn progressively tawny with summer’s heat.

Long Meadow Ranch is in the Rutherford Appellation on Route 29, one of two north-south routes winding through the valley. Tours of the ranch begin at the Rutherford Gardens, the estate’s vegetable gardens. A Pinzgauer, a Swiss Army troop carrier, transports guests a few miles north to the entrance of the estate. The “integrated organic farming system” grows heirloom vegetables, grapes for wine, grass for the ranch’s Scottish longhorn and shorthorn cattle, and Italian and Spanish olives.

AS olives mature, they turn from green to red to black. Olives harvested early, when they’re green, produce pungent, peppery oil. Late-harvested olives are more subtle.

“Harvesting is an artistic decision,” Mr. Hall said. “We harvest olives when they’re 75 percent black, 25 percent red or green,” creating a delicate oil. Indeed, Long Meadow’s Prato Lungo olive oil felt like a piece of fine silk floating inside the mouth.

Another vineyard that features tastings and tours of its olive-oil process is Round Pond, on Rutherford Crossroads, a stately road that connects Route 29 to the Silverado Trail, the less-traveled north-south route in the Napa Valley. Olive trees line the driveway to the olive mill. A pair of live oak trees and two dozen agave plants loosely define a patio where lunches are served. Twelve acres of olive trees are planted in flat fields bordering the mill to the north and west along the Napa River. Across the driveway from the one-story, glass and steel building are naked grape vines and sun-yellow mustard plants, used as ground cover for the vineyards.

Leaving the Wild, and Rather Liking the Change

11 Maggio 2006 Commenti chiusi

un gruppo di indiani della foresta amazzonica, i Nukak-Makú, ha deciso di abbandonare la giungla e di andare a vivere nella periferia di un piccolo paese ,San Jose del Guaviare in Colombia.
Dicono che l’agricoltura li aiuterà a produrre il cibo di cui nutrirsi e la vicinanza con la città renderà la vita meno dura per loro.
Non hanno nesssuna esperienza dell’uso del danaro, del concetto di proprietà, delle leggi del governo centrale, non sanno nemmeno di essere in un territorio che chiamiamo Colombia.
Solo una persona nel gruppo di 80, parla un poco di spagnolo.
Esemplare esempio riportato.
Quando questo indios ha sentito per la prima volta la parola “futuro”, ha chiesto cosa volesse dire: non ne sapeva il significato e inoltre non “realizzava” il concetto.
Altri appartenenti allo stesso gruppo etnico hanno già lasciato la giungla negli anni passati.
Problemi di guerriglia nella foresta li hanno spinti a uscire dalla giungla e a cercare rifugio avvicinandosi alle città vicine.
Sembra che in totale abbiano già raggiunto le 250 entità.
Dopo esere stati a rischio di uccisione nelle zone del bacino amazzonico dove hanno vissuto indisturbati per centinaia di anni, questo avvicinamento alla “civiltà” deve essergli sembrato il male minore.
Gli antroplogi che li hanno visitati sono dubbiosi sul loro inserimento nella società.
Vedremo.

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http://www.nytimes.com/2006/05/11/world/americas/11colombia.html?hp&ex=1147406400&en=fe910ad8020ef2d4&ei=5094&partner=homepage

Leaving the Wild, and Rather Liking the Change

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By JUAN FORERO
Published: May 11, 2006

SAN JOSÉ DEL GUAVIARE, Colombia ? Since time immemorial the Nukak-Makú have lived a Stone Age life, roaming across hundreds of miles of isolated and pristine Amazon jungle, killing monkeys with blowguns and scouring the forest floor for berries.

But recently, and rather mysteriously, a group of nearly 80 wandered out of the wilderness, half-naked, a gaggle of children and pet monkeys in tow, and declared themselves ready to join the modern world.

“We do not want to go back,” explained one man, who uses the sole name Ma-be, and who arrived with the others at this outpost in southern Colombia in March. “We want to stay near town. We can plant our own food. In the meantime the town can help us.”

While it is not known for sure why they left the jungle, what is abundantly clear is that the Nukak’s experience as nomads and hunter-gatherers has left them wholly unprepared for the world they have just entered.

The Nukak have no concept of money, of property, of the role of government, or even of the existence of a country called Colombia. They ask whether the planes that fly overhead are moving on some sort of invisible road.

They have no government identification cards, making them nonentities to Colombia’s bureaucracy.

“The Nukak don’t know what they’ve gotten themselves into,” said Dr. Javier Maldonado, 27, a physician who has been working with them.

When asked if the Nukak were concerned about the future, Belisario, the only one in the group who had been to the outside world before and spoke Spanish, seemed perplexed, less by the word than by the concept. “The future,” he said, “what’s that?” He serves as a interpreter for the others. One of perhaps a few dozen indigenous communities living in relative seclusion in the Amazon basin, the Nukak have, in dribs and drabs, gone beyond the borders of their jungle world only since 1988, just as the world has intermittently found them.

In 2003 dozens of Nukak left the wilderness and arrived at San José del Guaviare, saying Colombia’s relentless civil war had encroached on their reserve and forced them to seek safety. Perhaps as many as 250 now live in settlements around the town, about as many as anthropologists suspect are still alive in the wilderness.

In recent years Nukak clans in the jungle have also had some contact with missionaries and with farmers and sedentary indigenous groups, who trade their crops for meat hunted by the Nukak, who picked up at least the notion of agriculture.

Though it is unclear how big the Nukak population once was, anthropologists believe that what little contact the Nukak have had with outsiders has most likely left them reduced by Western diseases, including influenza and the common cold, to which they have no natural defenses.

Janet Chernela, an anthropologist who has worked with the Nukak, said a study she had conducted showed that Nukak who abandon their nomadic lives and settle down, even temporarily, become susceptible to illnesses, including soil-transmitted diseases.

What little is known about this latest group is that it abandoned the Nukak National Park, which is nearly half the size of New Jersey, in the state of Guaviare. Belisario ? who knows several of the towns outside the reserve, having been reared for part of his childhood by settlers who encroached on the jungle ? led the way.

It was no easy journey, the Nukak told Dr. Maldonado, spanning nearly 200 miles from the eastern end of their reserve to this town, known locally as San José. They arrived in the central plaza malnourished and exhausted, as astonished by this world of low-slung jungle buildings, jeeps and paved roads as the townspeople here were astonished by them.

“When I’ve had some time to talk to them and asked where they came from, they just say ‘the bush,’ ” said Xismena Martínez, who oversees aid to the Nukak for San José. “But that could mean anywhere.”

The newly arrived Nukak do not provide much detail about why they left. They just say that “the Green Nukak,” a possible reference to Marxist guerrillas, who wear camouflage, told them to leave.

continue >>

La banda dei "Robin Hood" in Germania

9 Maggio 2006 Commenti chiusi

Si vestono da supereroi per ridistribuire le ricchezze.
( anche in Germania, probabilmente, esistono grosse differenze all’interno della società)

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http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/05_Maggio/09/robinhood.shtml

Rubano ai ricchi e distribuiscono il bottino nelle periferie disagiate
La banda dei “Robin Hood” in Germania
L’ultimo colpo in un supermarket: champagne e carni pregiate. La polizia: «Sono studenti e anarchici ma sembrano professionisti»

AMBURGO – Rubano ai ricchi per dare ai poveri. La stampa tedesca, senza troppa fantasia, li ha soprannominati «I Robin Hood del XXI secolo». Si presentano nei ristoranti e nei supermercati più esclusivi della Germania, vestiti come i supereroi dei fumetti e armanti di coltelli e di pistole intimano ai gestori di svuotare le casse mentre altri componenti della banda rubano i prodotti e le delizie del locale che saranno poi consegnate alle persone povere che vivono nelle periferie delle grandi città tedesche.

IL COLPO – L’ultimo colpo è stato portato a termine la scorsa settimana quando trenta di questi «Robin Hood» sono entrati nel lussuoso supermarket di Amburgo «Fresh Paradise Goedeken» e in poco più di 5 minuti hanno portato via beni dal valore di 15.000 euro. Nella refurtiva era incluso champagne da 99 euro a bottiglia, carne di un particolare manzo giapponese che costa 108 euro al chilo, carne di cervo, un salmone e molte confezione di cioccolata di Valrhona.
LA FIRMA – Prima di lasciare il locale, un membro della banda ha dato ad una commessa un mazzo di fiori sul quale era attaccato un messaggio che recitava: «Sopravvivere in questa città di milionari potrebbe essere impossibile se non ci fossimo noi». Firmato: «Spider Mum, Santa Guevara e Multiflex». Sull’uscio del supermarket i ladri, travesti da eroi dei fumetti, si sono scattati una foto istantanea, che hanno lasciato davanti all’uscio del locale.

IL MESSAGGIO – Un altro messaggio sottolineava che tutti i beni rubati sarebbero stati distribuiti tra i cittadini che ne avevano bisogni ovvero i poveri e i nullatenenti. La banda è conosciuta con il nome di «Spontis» e non è la prima volta che porta a termine azioni simili. E’ diventata uno degli incubo della polizia, ma è temuta soprattutto dai benestanti. Tuttavia la gang colpisce raramente: prima della scorsa settimana, aveva attaccato un ristorante di Sullberg, nel ricco di distretto di Blankenese, sulle rive dell’Elba, giusto un anno fa. In quell’occasione 40 uomini mascherati entrarono nel locale e portarono via tantissimi beni commestibili.

LE INDAGINI – Secondo gli investigatori si tratta di una banda composta da studenti e da anarchici che ha però anche una certa «professionalità»: dopo la rapina della settimana scorsa gli agenti di Amburgo supportati da elicotteri hanno setacciato accuratamente il distretto dove è avvenuto il colpo ma non ha trovato nulla: «La banda è riuscita a coprire ogni sua traccia. Sembrano professionisti» ha specificato Bodo Franz, il capo della polizia di Amburgo che investiga sulla gang. Ma le motivazioni che spingono queste persone non sono solo politiche. «Non sappiamo molto di loro, ma certamente ciò che li spinge a fare tutto ciò è anche il divertimento. Il problema è che essi colpiscono con tale professionalità e così raramente che è molto dura riuscirli a prenderli».

Francesco Tortora

Naviga in internet dall’ufficio: e il comune di New York lo licenzia.

6 Maggio 2006 Commenti chiusi

http://www.repubblica.it/2006/05/sezioni/esteri/internet-licenziato/internet-licenziato/internet-licenziato.html

tempi duri per i dipendenti che surfano la rete “on duty”….

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Pugno di ferro dell’amministrazione Bloomberg contro le distrazioni
Toquir Choidhri, dipendente da 14 anni, cacciato dal suo dipartimento

“Naviga in internet dall’ufficio”
E il comune di New York lo licenzia

Ma il giudice si era detto contrario: “Il web come il telefono o il giornale”

NEW YORK – Navigare in internet per fini personali durante l’orario di lavoro è davvero un motivo valido per licenziare un impiegato? L’amministrazione cittadina di New York ne è convinta, tanto che ha messo alla porta uno dei veterani del dipartimento dell’educazione della Grande Mela, Toquir Choudhri, in servizio da 14 anni.

A nulla è valso il parere contrario del giudice John Spooner, che qualche giorno fa, in merito alla stessa vicenda, aveva equiparato l’uso di internet alla lettura di un giornale o a una conversazione telefonica, pronunciandosi quindi negativamente in merito alla possibilità di licenziamento. A patto, naturalmente, che le attività ‘ricreative’ non influiscano sul rendimento del lavoratore: ma nel caso specifico aveva raccomandato di limitarsi alla punizione meno severa.

La sentenza, però, non ha convinto i collaboratori del sindaco Michael Bloomberg, e Choudhri è stato definitivamente licenziato per “uso abusivo” del web: reo di aver visitato siti dedicati ai viaggi e alle news durante l’orario di lavoro, come è emerso da un controllo sul suo pc.

“La conclusione del rapporto di lavoro è la scelta appropriata e corretta”, ha affermato John Klein, direttore del dipartimento. “L’abuso di internet nel tempo in cui l’impiegato è chiamato ad eseguire il suo lavoro – ha aggiunto – dimostra il suo disinteresse per l’impiego”.

“Una decisione politica”, secondo il legale di Choudri, Martin Druyan, che definisce “scorretto, scioccante per le coscienze e contrario ai fatti e alla legge” il duro provvedimento nei confronti del suo assistito.

Ma non c’è da stupirsi. Solo tre mesi fa la stessa amministrazione Bloomberg aveva licenziato un dipendente che si era ‘distratto’ troppo spesso davanti al pc: il sindaco in persona, durante un giro di saluto, lo aveva ‘beccato’ mentre giocava a “Solitario”.