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Archivio Aprile 2006

NOTIZIARIO ANSA: Milan-Brcellona 4 – 3…

22 Aprile 2006 1 commento

ho appena ricevuto questa divertente mail e ho pensato di metterla qui…
buona lettura!

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NOTIZIARIO ANSA

18 aprile
Ore 23.45: Il ministro Calderoli invita il Barcellona a non esultare per il risultato, perché niente è ancora deciso.
19 aprile
ore 08.40; Cicchitto: “credo che sia un atto di scorrettezza sportiva per il Barcellona esultare per un risultato che non è affatto definitivo!”
ore 08.52; Bondi: “Abbiamo notizie di clamorosi brogli nella partita. Siamo fiduciosi perché ad una analisi attenta il risultato del campo potrebbe ribaltarsi.”
ore 09.05; Calderoli: “Ho appena terminato di leggere il regolamento del giuoco calcio e posso annunciarvi che in base ad esso il gol del Barcellona risulterebbe non valido.”
ore 09.12; Schifani: “Sono convinto che il vero risultato della partita sia Milan-Barcellona 2-1. E’ evidente il tentativo della sinistra di modificare il responso del campo, ma noi siamo pronti a ricontare tutte le azioni pericolose per verificarne il vero risultato.”
ore 09.16: Bartolini: “Ad una attenta revisione della partita al rallenty, risulta che il Milan ha segnato tre gol che non sono stati recepiti dalla terna arbitrale.”
ore 10.10; Berlusconi: “Abbiamo presentato ricorso alla cassazione perché siamo convinti che la partita sia terminata 3-0 per il Milan. Il regolamento del giuoco calcio vieta a chi si chiama Giuly di poter segnare. Inoltre chiare mistificazioni della realtà, con l’appoggio complice dei giornali comunisti, hanno impedito all’arbitro di accorgersi di tre limpide reti del Milan segnate da Gilardino, Shevshenko e Virdis.”
ore 10.50; Bondi: “Dopo aver personalmente esaminato solo 20 minuti del primo tempo mi sono accorto di ben 2 gol del Milan non visti dall’arbitro. Questo significa che se proiettiamo questa tendenza all’intera partita il Milan ha vinto almeno per 7-1. Un gol chiarissimo di Massaro è stato proditoriamente celato dal comunista De Bortoli.”
ore 11.10: Cicchitto: “assistiamo ad una incredibile campagna diffamatoria dei giornali comunisti, che asseriscono fantasiosamente che la partita di ieri sia terminata 1-0 per il Barcellona. Inutile dire che dietro a questi giornali ci sono i soliti noti, con a capo Della Valle e Mao Tse Tung.”
ore 11.31; Gasparri: “Ho personalmente visto, tra gli spalti riservati ai tifosi del Barcellona, gente che cucinava bambini per usarli come saponette da mettere sui guanti di Dida. Ho riconosciuto tra i loschi figuri i signori Prodi, Fassino, De Bortoli, Biagi, Santoro.”
ore 11.32; Fini: “Il Barcellona ammetta la sconfitta e la smetta di negare l’esistenza degli evidenti gol di Van Basten, Gullitt e Rijkard.”
ore 11.36; Calderoli: “Dopo un’attenta lettura del regolamento del giuoco calcio posso affermare con certezza che il Milan ha già vinto la Champions league e solo la lobby cino-comunista-albanese-musulmana-terrona-cooperativo-omosessuale impedisce che tale notizia venga resa nota alla popolazione.”
ore 11.38: Berlusconi: “Annuncio che da domenica in tutte le piazze d’Italia partirà l’Operazione Verità in cui faremo sapere alla gente, oppressa dalla propaganda comunista, che il Milan ha già vinto la sua 19a Coppa Campioni, nonché il 36° scudetto e la 45a Coppa Italia.”
ore 11.40 Bondi: “Da atti in nostro possesso abbiamo le prove che l’arbitro dell’incontro era un galoppino delle cooperative rosse.”
ore 11.45 Cicchitto: “Stiamo attentamente rivedendo la partita Milan-Liverpool perché abbiamo le prove che l’incontro terminò 4-3 per il Milan con gol decisivo di Galliani.”

La Cassazione conferma la vittoria dell’Unione

19 Aprile 2006 1 commento

basterà a mandarli a casa?

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tratto da www.repubblica.it di oggi

http://www.repubblica.it/2006/04/sezioni/politica/dopo-elezioni-2006/cassazione-conferma-unione/cassazione-conferma-unione.html

La verifica dell’Ufficio centrale elettorale lascia invariati i risultati ufficiosi
Alla Camera il centrosinistra ottiene 24.755 voti in più della Cdl
La Cassazione conferma
la vittoria dell’Unione
Bocciato il ricorso di Calderoli sulla lista “Lega Alleanza Lombarda”

ROMA – E’ l’Unione ad aver vinto le elezioni. Per 24.755 voti. La conferma arriva dalla Corte di Cassazione, che si è pronunciata oggi sul dato nazionale relativo al voto per la Camera del 9 e 10 aprile. Nella circolare, emessa dalla commissione elettorale presieduta da Giovanni Paolini, si legge che la “coalizione di liste avente come capo Prodi Romano” ha conseguito la “cifra elettorale nazionale di 19.002.598″ mentre la coalizione di liste avente come capo Silvio Berlusconi ha conseguito la cifra elettorale nazionale pari a “18.977.843″. Respinto il ricorso dell’ex ministro delle Riforme Roberto Calderoli contro i voti riportati dalla lista ”Lega per l’Autonomia Alleanza Lombarda”.

Il totale delle cifre elettorali nazionali delle coalizioni di liste ammesse al riparto è stato di 37.980.441. La verifica rileva inoltre che “il totale generale dei voti validi, compresi quelli assegnati dagli uffici centrali circoscrizionali e successive modificazioni, ottenuti da tutte le liste, è pari a 38.153.343″. Pertanto, “la commissione elettorale rileva che ai sensi dell’articolo 83 comma 1 n. 3 del testo unico 30 marzo 1957 n.361 e successive modificazioni, sono ammesse al riparto dei seggi la coalizione di liste avente come capo Berlusconi Silvio con 18.977.843 voti e la coalizione di liste avente come capo Prodi Romano con 19.002.598
voti”. Inoltre, l’ufficio, si legge ancora nel comunicato, “ha accertato che nessuna lista non collegata ha superato i quorum”.

In quanto alle altre liste, delle quali l’Ufficio centrale nazionale della Cassazione ha reso noti i risultati, Progetto Nord-Est ha ottenuto 92.002 voti; Die Freiheitlichen 17.183; il Movimento politico Terzo Polo 16.174; Irs Indipendetzia Repubrica de Sardinia 11.648; Sardinia Natzione 11.000; Lista per il Sud 5.130 voti; Movimento Democratico Siciliano e del partito ‘Noi siciliani’ 5.003; Movimento Triveneto-Nel cuore dell’Europa 4.518; Dimensione Christiana 2.489; Solidarietà-Libertà-Giustizia e Pace 5.814; Msi-Destra Nazionale Nuovo Msi 1.093; infine, Lega Sud 848 voti.

Nel comunicato, l’Ufficio illustra il criterio con il quale ha provveduto all’assegnazione delle liste, e specifica che è stata determinata “la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista e di ciascuna coalizione sommando, con riferimento alla cifre elettorale nazionale di ciascuna lista, le cifre elettorali circoscrizionali conseguite nelle singole circoscrizioni dalle liste aventi il medesimo contrassegno”. Un procedimento che “va interpretato nel senso che a tale somma si procede nell’eventualità della presentazione della lista in più circoscrizioni, ma non nel senso che non si debba tener conto dei voti conseguiti da una lista, che si sia presentata in una sola circoscrizione”.

E’ da escludere, si legge nel comunicato, che “il provvedimento contenente l’elenco dei collegamenti ammessi possa essere considerato inutile, come sarebbe nel caso in cui, ammessa prima delle elezioni la presentazione di una lista in una sola circoscrizione e il relativo collegamento in una coalizione, il voto espresso dagli elettori per quella lista e per quella coalizione venisse messo nel nulla in sede di somma delle cifre elettorali”.

La Cassazione spiega in questo modo i motivi in base ai quali l’istanza presentata da Roberto Calderoli non possa essere accolta, e puntualizza che “nessun argomento in senso contrario può trarsi dalle disposizioni collocate nella parte finale dell’articolo 83 comma 1 n. 3 del dpr 361/1957: esse – sostiene la Cassazione – hanno carattere di specialità poiché esprimono l’esigenza della rappresentanza parlamentare delle minoranze linguistiche, e contengono criteri di computo della cifra elettorale nazionale del tutto specifici”.

“Infatti – prosegue la Suprema Corte – la norma di legge considerata ha la finalità di adeguare il limite generale del cosiddetto sbarramento (2% dei voti validi espressi su base nazionale) alle liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute negli Statuti speciali delle Regioni e, onde la norma medesima è estranea alla disciplina della presentazione delle liste contenuta in una diversa sede del dpr”.

Alla stregua di tutte queste considerazioni, ribadisce la commissione, “si è ritenuto di dover determinare la cifra elettorale nazionale della coalizione avente come unico capo Romano Prodi tenendo conto anche dei 44.589 voti conseguiti nella circoscrizione Lombardia 2 dalla lista ‘Lega per l’autonomia-Alleanza Lombarda-Lega Pensionati”.

(19 aprile 2006)

Telecolpodistato

18 Aprile 2006 Commenti chiusi

tratto da www.beppegrillo.it di oggi

sono assolutamente d’accordo con il giudice Lenzi..
purtroppo oltre a doverci difendere dalle smanie di onnipotenza del nano pelato dobbiamo anche avere paura delle mille sfaccettature della coalizione della sinistra…
ma .. ci meritiamo tanto disordine e faciloneria dai nostri “dipendenti”?

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Telecolpodistato

Pubblico questa lettera di Norberto Lenzi, giudice di Bologna, in un momento molto critico per la democrazia nel nostro Paese.

? Può sembrare ingenuo e perdente fare del moralismo quando ci si confronta nel campo della politica, che è il regno del pragmatismo. Ma voglio lanciare ugualmente una sfida ai pragmatici chiedendo di verificare che cosa hanno ottenuto rispetto a quello che si sarebbe potuto ottenere con il semplice, rigoroso rispetto delle regole, che è soltanto uno dei tanti aspetti dell?etica.
Un Presidente del Consiglio amante dei paradossi ha chiesto una verifica della legalità delle elezioni. Una cosa che tutti hanno diritto di fare, tranne lui.
Perché sappiamo tutti che Berlusconi non può essere eletto. Lo dice una legge dello Stato (n. 361 del 1957) che prevede la ineleggibilità in Parlamento dei titolari di concessioni pubbliche di rilevante interesse economico. Sappiamo anche che quasi nessuno ha mosso un dito per impedirlo, anzi non se ne parla proprio più.
Eppure fino a qualche tempo fa l?argomento ogni tanto veniva ancora trattato: D?Alema, il 15.9.2000 alla Festa dell?Unità di Bologna aveva dichiarato che ?Berlusconi, concessionario dello Stato, era ed è ineleggibile per incompatibilità; la decisione della Giunta per le elezioni è stata una finzione?.
Governava ancora il centrosinistra e il cuore dei legalitari si era aperto alla speranza. Ma quando, qualche mese più tardi, gli è stato chiesto perché non si era risolta la questione, ha incredibilmente risposto ?abbiamo rispettato il voto di tanti milioni di italiani?.
Ho detto una volta che quando la Giunta per le elezioni ha interpretato quella legge sostenendo che concessionario delle TV era Confalonieri e non Berlusconi, in un attimo la Patria del diritto si è trasformata nell?Ospizio della idiozia. Quando D?Alema dice che Berlusconi è legittimato dal voto degli italiani deve essere reso consapevole che sta assicurando il profitto della vincita ad un baro.
Se un centometrista- come dice Moretti- parte 20 metri avanti agli altri viene squalificato anche se vince e lo stesso avviene se un atleta viene trovato positivo all?antidoping.
Soltanto nel nostro Paese è stato consentito al titolare del conflitto di interessi di dire di avere fatto lui una legge per risolverlo. Perfino in Thailandia, dove aveva vinto il clone di Berlusconi, la gente è andata in piazza e lo ha costretto a dimettersi.

Ci sono leggi in tutto il mondo che stabiliscono un limite al possesso delle televisioni, ma (dice Giuliano Ferrara) non sempre esistono leggi che stabiliscono che chi possiede una TV non può assumere cariche politiche. Non ci sono perché non servono, perché bastano il buon senso e le regole della democrazia.
E noi dobbiamo ascoltare costui, che possiede tre Tv e fa abusivamente politica da 12 anni usandole come un randello sugli oppositori, quando evoca lo spettro di leggi punitive e di inammissibili vendette? E dobbiamo davvero discutere tra noi se potrebbe essere sufficiente togliergliene una, magari sentendoci anche un po? in colpa?
Ma con quale spudoratezza si può parlare di punizione quando viene semplicemente e finalmente ripristinata la legalità? Su quello che è successo finora avrei una domanda per i pragmatici: vi siete trovati bene in questi anni in Italia? Cosa avete pensato quando i giornalisti liberi sono stati scacciati dalla TV e Mentana ha detto che si sarebbe incatenato se mandavano via Santoro? Avete sentito rumore di catene mentre intervistava il suo datore di lavoro in campagna elettorale?
E quando quel liberale di Berlusconi si arricchiva con le sue rendite monopolistiche sulla pubblicità, mentre il resto del Paese si impoveriva, non vi siete ricordati di quando un altro liberale (Adam Smith) bollava come infamia i privilegi concessi dalla monarchia inglese alla Compagnia delle Indie per condurre affari anche illeciti restando impunita?
Vi è piaciuto il crescendo di insulti ai giudici, in mezzo al crepitare delle leggi ad personam, culminato negli ultimi epiteti di ?indegni? ed ?infami??
Se, come spero, non vi è piaciuto, se ritenete che in fin dei conti quella piccola parte dell?etica che è la legalità può in qualche modo rimediare a questo scempio, lasciate perdere le offerte di collaborazione, mozzate le mani tese che vi avrebbero strangolato se avessero vinto.
Cercate di essere sempre più credibili e magari smettete anche voi di candidare nelle liste elettorali persone con condanne definitive: non è accettabile che chi non potrebbe accedere ad un posto di bidello possa rappresentarci in Parlamento.
E da quando la miglior difesa è la difesa?
La scaletta che propongo sul conflitto di interessi è:
1) Berlusconi non può essere eletto in Parlamento in base alla legge vigente.
Se qualcuno sostenesse (ma vorrei sapere con quali argomenti) che questo è esagerato o, diciamo, non pragmatico, sono disposto a passare al punto
2) La nuova, vera, legge sul conflitto di interessi deve stabilire che nessuno può avere più di una Tv, e al punto
3) Chi ha anche una sola quota in una concessione Tv non può essere eletto in Parlamento.
Tenete conto che i punti 2) e 3) facevano parte del programma dell?Ulivo nel 1996. Coerenza vuole che oggi si rimedi alle incoerenze altrui.

P.S. Ho letto questo intervento in una assemblea davanti ad alcuni parlamentari del centrosinistra. Mi sembrava di essere quel topo che propose di attaccare un campanello alla coda del gatto: molti consensi e pochi proseliti. Perché ? mi si è detto – il tema della serata era la costituzione del partito democratico…?.

Rumsfeld nei guai..

14 Aprile 2006 Commenti chiusi

tratto da www.NYTimes.com di oggi

forse Bush non ha tempo per interessarsi delle cose italiche perchè:

sembra che Donald H. Rumsfeld, il mastino a capo della Difesa USA sia oggetto di critiche pesanti da parte di un numero crescente di generali in pensione ( tra i quali anche alcuni che hanno partecipato attivamente al conflitto Irakeno)
molti chiedono le sue dimissioni per come ha condotto la guerra in Irak e perchè ha influenzato con le sue decisioni le scelte “tecniche” dei militari.
l’amministrazione Bush logicamente lo difende ma una considerazione che compare in chiusura dell’articolo descrive questa rivolta di parte degli alti ufficiali dell’esercito come un segnale che indica come le cose stiano cambiando in USA..
un segnale che rivela un calo del prestigio del presidente in carica (a 3 anni dalla fine del suo mandato!!!)

per chiunque volesse approfondire sulla visione del mondo di Mr Rumsfeld e company, allego link “spettacolare”!!

http://www.newamericancentury.org/

visitatelo ( in inglese) e vedrete quali sono le strategie di una parte ( piccola speriamo) dei conservatori statunitensi e di come vede il futuro del pianeta per gli anni a venire…….brrrrrrrrrrrrrrrrrr!!)

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http://www.nytimes.com/2006/04/14/washington/14military.html?hp&ex=1145073600&en=bdbb556e9e293705&ei=5094&partner=homepage

More Retired Generals Call for Rumsfeld’s Resignation

By DAVID S. CLOUD and ERIC SCHMITT
Published: April 14, 2006

WASHINGTON, April 13 ? The widening circle of retired generals who have stepped forward to call for Defense Secretary Donald H. Rumsfeld’s resignation is shaping up as an unusual outcry that could pose a significant challenge to Mr. Rumsfeld’s leadership, current and former generals said on Thursday.

Maj. Gen. Charles H. Swannack Jr., who led troops on the ground in Iraq as recently as 2004 as the commander of the Army’s 82nd Airborne Division, on Thursday became the fifth retired senior general in recent days to call publicly for Mr. Rumsfeld’s ouster. Also Thursday, another retired Army general, Maj. Gen. John Riggs, joined in the fray.

“We need to continue to fight the global war on terror and keep it off our shores,” General Swannack said in a telephone interview. “But I do not believe Secretary Rumsfeld is the right person to fight that war based on his absolute failures in managing the war against Saddam in Iraq.”

Another former Army commander in Iraq, Maj. Gen. John Batiste, who led the First Infantry Division, publicly broke ranks with Mr. Rumsfeld on Wednesday. Mr. Rumsfeld long ago became a magnet for political attacks. But the current uproar is significant because Mr. Rumsfeld’s critics include generals who were involved in the invasion and occupation of Iraq under the defense secretary’s leadership.

There were indications on Thursday that the concern about Mr. Rumsfeld, rooted in years of pent-up anger about his handling of the war, was sweeping aside the reticence of retired generals who took part in the Iraq war to criticize an enterprise in which they participated. Current and former officers said they were unaware of any organized campaign to seek Mr. Rumsfeld’s ouster, but they described a blizzard of telephone calls and e-mail messages as retired generals critical of Mr. Rumsfeld weighed the pros and cons of joining in the condemnation.

Even as some of their retired colleagues spoke out publicly about Mr. Rumsfeld, other senior officers, retired and active alike, had to be promised anonymity before they would discuss their own views of why the criticism of him was mounting. Some were concerned about what would happen to them if they spoke openly, others about damage to the military that might result from amplifying the debate, and some about talking outside of channels, which in military circles is often viewed as inappropriate.

The White House has dismissed the criticism, saying it merely reflects tensions over the war in Iraq. There was no indication that Mr. Rumsfeld was considering resigning.

“The president believes Secretary Rumsfeld is doing a very fine job during a challenging period in our nation’s history,” the White House spokesman, Scott McClellan, told reporters on Thursday.

Among the retired generals who have called for Mr. Rumsfeld’s ouster, some have emphasized that they still believe it was right for the United States to invade Iraq. But a common thread in their complaints has been an assertion that Mr. Rumsfeld and his aides too often inserted themselves unnecessarily into military decisionmaking, often disregarding advice from military commanders.

The outcry also appears based in part on a coalescing of concern about the toll that the war is taking on American armed forces, with little sign, three years after the invasion, that United States troops will be able to withdraw in large numbers anytime soon.

Pentagon officials, while acknowledging that Mr. Rumsfeld’s forceful style has sometimes ruffled his military subordinates, played down the idea that he was overriding the advice of his military commanders or ignoring their views.

His interaction with military commanders has “been frequent,” said Lawrence Di Rita, a top aide to Mr. Rumsfeld.

“It’s been intense,” Mr. Di Rita said, “but always there’s been ample opportunity for military judgment to be applied against the policies of the United States.”

Some retired officers, however, said they believed the momentum was turning against Mr. Rumsfeld.

“Are the floodgates opening?” asked one retired Army general, who drew a connection between the complaints and the fact that President Bush’s second term ends in less than three years. “The tide is changing, and folks are seeing the end of this administration.”

Lettera aperta a George Bush.

14 Aprile 2006 Commenti chiusi

tratto da “www.beppegrillo.it” di oggi

si vede che George spera che il suo amico Silvio si inventi qualche altra “furbata” da gerarca per continuare a curare i suoi interessi in sede di governo…

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Lettera a George Bush

Forse mi sono montato la testa, voglio scrivere a Bush.

? Lettera aperta a George Bush.

Io sono solo un comico e lei è un grande presidente, a capo di una grande e potente nazione. Inoltre, lei è anche un grande amico del nostro ex presidente del consiglio con cui ha molti punti in comune, la visione atlantica al posto di quella pacifica, grandi ricchezze, l?esportazione della democrazia con o senza le armi, la personalizzazione della politica.
Mi permetto comunque, molto umilmente, di chiederle conto del suo comportamento nei confronti dell?Italia e degli italiani.
Prodi ha vinto le elezioni, si sono felicitati con lui capi di stato di molte nazioni e il presidente della comunità europea.
Manca, quasi, solo lei.
E, in questa situazione, il nostro ex presidente del consiglio non riconosce il risultato elettorale anche grazie al suo supporto.
Lei si ostina a non riconoscere in Prodi il legittimo vincitore, eletto in libere elezioni.
Elezioni gestite da un ministro degli interni del governo in carica.
Elezioni in cui si è votato con una legge elettorale liberticida fatta approvare dal suo amico e, in questo caso, la sua voce di difensore della democrazia non l?abbiamo sentita.
Lei non si sta dimostrando amico del nostro Paese e probabilmente non sta neppure facendo gli interessi del suo.
Se lei non riconosce Prodi perchè gli italiani dovrebbero riconoscere lei? Io credo e spero che la sua sia solo una temporanea distrazione istituzionale, in caso contrario gli italiani dovrebbero porsi qualche domanda.

Perchè consentire la permanenza di basi militari americane nel nostro Paese?
Perchè tollerare la presenza di armi atomiche americane a Ghedi Torre, Brescia e ad Aviano, Pordenone.
Perchè permettere agli agenti della Cia di muoversi nel nostro Paese come se fossero in visita nel suo grande ranch nel Texas?
Perchè finanziare un Paese che in questo momento gli è ostile comprando prodotti americani, mangiando in catene americane, sostenendo le imprese americane in Italia?
Sono sicuro che gli italiani sapranno trovare le risposte”.

Beppe Grillo

DUE BIMBI IN CANALE, LI SALVA UOMO CHE NON SA NUOTARE

13 Aprile 2006 1 commento

Guardate cosa ho trovato tra i vari titoli sulla prima pagina de “la Repubblica” di oggi, tra articoli relativi a brogli elettorali, commercio estero che agonizza, arresti di capi della camorra, velleità nucleari mediorientali, il pupazzo che entra nella Hall of Fame(??)..
nonostante sia in fondo alla pagina, stona persino tra le altre notizie in prima pagina, sembra fuori target…

sembra un refuso..

certo, per ” fare notizia” ci vuole qualcosa di più “interessante” della generosità e il senso civile di un uomo che, nonostante non sappia nuotare, salva due bimbi dalle acque di un canale…

mah…

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http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/rep_nazionale_n_1443986.html

Cremona, 11:57

DUE BIMBI IN CANALE, LI SALVA UOMO CHE NON SA NUOTARE

Due bambini marocchini che stavano giocando nel canale Muzza sono stati salvati dall’annegamento grazie all’immediato intervento di un automobilista di Pandino (Cremona). L’uomo, 42 anni, stava viaggiando con il figlio di 24 sul ponte della Muzza, lungo la provinciale Pandina che collega Cervignano d’Adda e Mulazzano. Il cremonese, che non sa nuotare e che gia’ in passato aveva salvato un uomo caduto all’interno del corso d’acqua, ha notato all’interno del fiume un bambino che annaspava e una ragazzina che si gettava in acqua per soccorrerlo chiedendo aiuto. L’uomo e’ sceso a riva e senza perdere tempo ha prima recuperato la tredicenne e quindi il fratellino che stava per essere trascinato via dalla corrente. Il 42enne e’ riuscito a salvarlo, afferrandolo per i capelli mentre con l’altra mano si reggeva al figlio ancorato a riva.

Oscurato il sito Internet di Franca Rame

9 Aprile 2006 2 commenti

tratto da “il Corriere”

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/Notizie/Politiche2006/articoli/04_Aprile/08/rame.shtml

E’ candidata al Senato per l’Italia dei valori

Oscurato il sito Internet di Franca Rame

«Una attentato vero e proprio», denuncia il comitato di sostegno. Scomparsi anche quelli di Dario e Jacopo Fo

MILANO – Oscurato il sito Internet di Franca Rame, candidata al senato come indipendente nelle liste di Italia dei Valori. Nella notte tra 7 e l’8 aprile anche il sito di Dario Fo e quello di Jacopo Fo sono spariti dalla rete. Lo fa sapere il comitato di sostegno per Franca Rame senatrice. «Un attentato vero e proprio – denuncia il comitato in un comunicato – un’azione degna di squadristi fascisti e della peggiore dittatura che è la conclusione triste e violenta di questa ridicola campagna elettorale, durante la quale la democrazia è stata sistematicamente minata fin dalle radici. Hanno tentato in tutti i modi di oscurare Franca Rame già dall’annuncio della sua candidatura, Speriamo che non l’ammazzino per farla tacere per sempre! È così che viene trattato il popolo dei “coglioni” che ora sta diventando troppo numeroso?»

Hai ricevuto il libro di Silvio?

6 Aprile 2006 Commenti chiusi

posto la mail che mi ha mandato un amico..
non ho controllato i dati ma, visto i precedenti e la passione da parte dell’esecutivo per la finanza creativa non vedo perchè dovrei dubitarne..
e poi..
probabilmente, convinti di avere a che fare con un Paese fatto almeno in parte da “coglioni”, non si aspetteranno che controlliamo..

campagna elettorale 2006…

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Io ho fatto solo le scuole “basse”, vedete un po’ voi che siete bravi!!!!

Hai ricevuto il libro di Silvio?

Io sì. Vai a pagina 154: c’è una serie di informazioni
interessanti, tra cui, quella che più mi ha colpito è la prima.

E’ scritto che nel 2006 il reddito medio degli Italiani è pari a 27.119
dollari, mentre nel 2001 era di 24.670 dollari. Facendo due conti, perciò,
risulta che il reddito medio degli Italiani è cresciuto di circa 2.500
(2449) dollari.

Mi sono chiesto: ma perché mi danno le cifre in dollari? Io già ho
difficoltà a capire le cifre in Euro, figuriamoci con la moneta di uno
stato estero. E come me, anche moltissime famiglie, massaie e pensionati
che hanno ricevuto il libro!

Comunque, per capire meglio queste cifre, mi sono fatto un po’
di conti; sono andato sul sito internet www.uic.it, che è il sito
dell’Ufficio
Italiano dei Cambi, per tradurre le cifre in euro.

Dunque, il 22 maggio 2001 (il giorno dopo le ultime elezioni politiche),
per fare un dollaro ci voleva un euro e 15 centesimi, quindi24.670 dollari
(reddito 2001) moltiplicato per 1,15 fa: 28.370,5 euro.

Poi, il 31 marzo 2006 (l’altro ieri), per fare un dollaro bastavano solo 83
centesimi di euro, quindi 27.119 dollari (reddito 2006),
moltiplicato per 0,83 fa: 22.508,77 euro.

In altre parole, mi si spacciano le cifre in dollari per farmi credere che
il reddito medio sia aumentato, mentre, invece, di fatto è diminuito di
5861,73 euro!!!

Ho sbagliato i conti? E se sono giusti, ti prego, diffondi questa
informazione!

Un futuro che svanisce per i giovani italiani

2 Aprile 2006 1 commento

qui di seguito una traduzione ( sommaria) di un articolo che sarà sul “Time Europe” di questa settimana:

Il giornalista Jeff Israely fa un’analisi lucida che condanna il Bel Paese come una nazione che non offre possibilità ai giovani, con un mercato del lavoro ingessato, dove i 30enni vivono ancora con i genitori.. un paese che invecchia.
Anche i nostri rappresentanti politici confermano che viviamo in una società “anziana”.
L’autore nota come i 2 leaders che si contendono il posto da primo ministro alle prossime elezioni (e che saranno in carica per i prossimi anni), hanno rispettivamente 69 e 66 anni ( e sono giustamente definiti “old-timers” ndr) ..
Il problema dell’invecchiamento della popolazione, considerando
la vita media che si allunga e la diminuzione le nascite, è sentito in tutti i paesi industrializzati.
Con delle differenze sostanziali però: nella maggior parte dell’Europa ad esempio, il calo delle nascite è dovuto la fatto che le giovani generazioni lasciano casa presto , trovano lavoro e vogliono fare carriera, e non hanno tempo da dedicare alla famiglia.
In Italia invece i giovani non “lasciano il nido” mediamente fino ai 30 anni, e/o non trovano lavoro e di conseguenza non mettono su famiglia e tanto meno fanno figli ..
Perchè?
Quanto detto da Franco Billari, un professore dell’Università Bocconi di Milano intervistato, fà luce su un altro aspetto tutto italiano: il prolungamento dell’adolescenza.

“Italians take a long time to assume responsibilities,” Billari explains. “Everything,”from moving out of the parental home to marrying and having kids, “starts late.”
e cioè:

“Gli italiani hanno bisogno di molto tempo prima di “diventare grandi”"
“tutto, dal lasciare la casa dei genitori a sposarsi ed avere figli, comincia tardi.”

vero.

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http://www.time.com/time/europe/magazine/article/0,13005,901060410-1179309,00.html

The Fading Future Of Italy’s Young
Reverence for the past is stifling the present. it’s time for the old guard to give the under-40 generation a chance

By JEFF ISRAELY

Saturday, Apr. 01, 2006
Growing up, Italian teenagers learn the tale of Giotto and the fly. As a young apprentice in 13th century Florence, the aspiring painter sketched a fly on the nose of a portrait his master-teacher Cimabue was finishing. So lifelike was the insect that when the elder painter returned to the studio, he repeatedly tried to swat it off the canvas. Realizing he’d been fooled by the bravura talent of his pupil, Cimabue told him: “You have surpassed your teacher.” Thus encouraged by his master, Giotto went on to revolutionize Western painting, and posterity regards him as the man who launched the Italian Renaissance.

Fast-forward to Italy 2006, and the image of the precocious apprentice has been replaced by a humbler figure: the underemployed 30-something despondent about the present, let alone the future. Today’s Italy is defined by stories like that of Vincenza Lasala. At 32, four years after graduating with honors in mechanical engineering, she is living with her parents in the same house where she grew up. She has sent more than 200 résumés to large corporations and small companies around the country, but all she has managed to secure are a handful of part-time stints, unpaid internships and training programs. From her home in the sleepy southern town of Avellino, near Naples, a frustrated Lasala speaks for much of Italy’s younger generation: “Without a job, my parents are basically still in charge of my life. After all my studying, I don’t see the fruits of my effort. Right now, I can’t even envision my future.”

Italy has long been the proverbial Old Country, a destination for culture-hungry travelers and a source of nostalgia for its millions of emigrants around the world. To its 58 million citizens, it is that rare land that still honors tradition and respects the wisdom of its elders. The average Italian life span is among the longest in the world, akin to the Swedes and Japanese, living proof that something remains fundamentally sweet about the place. You can taste it in the local customs and family recipes handed down through generations, or see it when a teen tucks away his cell phone to take grandma for a stroll, or relish it in the survival of the village café amid a world of Starbucks. But all the doting on the past is also stifling the present, and may portend a bitter future.

Italy is now on course to become quite literally the oldest of countries. Beset by economic and social stagnation that makes it among the most ossified slices of Old Europe, it is stuck with a stubbornly low birth-rate that means Italians are not even replacing themselves. In a more fundamental way, the nation has not figured out how to make use of the energy and ingenuity of its young. Faced with bleak job prospects and a lack of young leaders to look to, Italians in their 20s and 30s risk falling into a nationwide generational rut. Many are afflicted with a pervading sense of hopelessness and malaise that contrasts with the youth-driven vigor boosting states like Sweden or Slovenia.

A principal source of their despair is the scant prospect for change from the top. As the country heads to the polls on April 9-10 for the first national elections in five years, the old party machines cling to power, and the voters are left with a lukewarm popularity contest between old-timers: two-time Prime Minister Silvio Berlusconi, 69, vs. former European Commission President (and former Prime Minister) Romano Prodi, 66. This means that, regardless of who wins, the country’s youth will remain locked out of the power structures ? not just of government but most of the institutions that define a nation’s way of life.

Though absent from the candidates’ slogans, Italy’s need to rejuvenate itself ought to be the nation’s No. 1 priority. Better educated and more connected with the outside world, young Italians are ready to step into full-fledged adulthood and reshape their country’s future. But far too few have had the chance. The young, of course, have to push for power, and some admit they don’t push hard enough. Still, even the most determined shoves are rarely able to nudge open the doors to Italy’s exclusive and aging ruling club. During the six-week election campaign, Time traveled the length of the peninsula talking to those under 40, to explore the troubled landscape of their lives, and search for the seeds of tomorrow’s Renaissance.

At the core of the dilemma lies Italy’s aging but long-lived population. For the past generation, the birthrate has remained at or near the bottom of world rankings, stuck last year at 1.3 children per woman (compared to 2.7 in the mid-1960s). That has fundamentally tilted the economy: in the past 10 years, the ratio of retired to working Italians has jumped from 23% to 28% ? the second highest in the world ? clipping productivity and jeopardizing the solvency of the pension system. Without an unexpected surge in births, that ratio is expected to double by 2040.

Italy is hardly the only industrialized nation to face a demographic time bomb. But elsewhere in Western Europe, the declining birthrate tends to be caused by eager young people striking out on their own who are too focused on satisfying immediate ambitions to take on the burden of rearing children. In Italy, says Francesco Billari, 35, a demographer at Milan’s Bocconi University, the empty cradles are the fruit of exactly the opposite phenomenon: an adolescence prolonged well into the 30s.

Nowadays, the average Italian man is 33 when his first child is born, making Italian men the oldest first-time fathers in Europe. There are plenty of reasons: drawn-out university studies, inadequate child care and, frankly, not enough young adults willing to grow up. “Italians take a long time to assume responsibilities,” Billari explains. “Everything,” from moving out of the parental home to marrying and having kids, “starts late.”