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Archivio Settembre 2005

Cade il velo e corrono le ragazze: fuori i maschi

25 Settembre 2005 Commenti chiusi

http://www.lastampa.it/redazione/Esteri/iran.asp

Iran 2005. siccome le ragazze corrono senza il velo sulla faccia, solo donne potranno vedere le gare..
mah..

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24 Settembre 2005
di Francesca Paci

TEHERAN. La prima ambasciatrice americana accolta come una star nell?Iran del presidente ultraconservatore Amadinejad è una ragazza esile di ventisei anni con gli occhi azzurri e le ciglia nerissime tanto lunghe da sembrare quelle di una attrice di Bollywood. Sarah Kureshi è l?unica atleta della delegazione statunitense ad aver ottenuto il visto per partecipare alle Olimpiadi femminili islamiche di Teheran e ora si gode rilassata il tipico badenjun, un piatto a base di purè di melanzane, ancora incredula d?essere arrivata fin qui: «Sono stata in forse fino all?ultimo giorno, il mio paese di questi tempi è piuttosto sospettoso… E dire che i miei compagni d?università, in Minnesota, erano così orgogliosi che venissi». Correrà i cento metri per loro questa bella spinter d?origini pakistane che è cresciuta parlando urdu con i genitori e imparando ad amare la patria d?adozione dove «chiunque può fare qualsiasi cosa, compreso vivere da musulmana osservante dopo l?11 settembre 2001». E, aggiunge Sarah sistemandosi sul capo l’hijab del colore degli occhi, correrà anche per l?islam: «Sono orgogliosa della mia religione al pari del mio passaporto».

Non si stupisca chi è fermo ai murales con la scritta «Down with the USA» (Abbasso gli Usa) affrescati lungo Taleghani st, accanto alla vecchia ambasciata americana, dove nel 1979 quattrocento guardiani della rivoluzione presero in ostaggio i 52 dipendenti sfidando apertamente la bandiera a stelle e strisce. Sarah Kureshi prega in moschea cinque volte al giorno, sogna di diventare medico, e adora «Leggere Lolita a Teheran», il romanzo che è costato l?esilio alla scrittrice iraniana Azar Nafizi.

La quarta edizione dei giochi olimpici delle donne musulmane che inizia ufficialmente oggi, rappresenta molto di più della semplice competizione sportiva per le partecipanti provenienti da 44 paesi, dall?Iraq alle Filippine, dal Pakistan alla Gran Bretagna musulmana, autorizzata da una fatwa dello sheykh Maylawi. Dopo la cerimonia d?inaugurazione alla quale sono ammessi anche gli uomini, le atlete resteranno sole, le une di fronte alle altre, con i corpi sciolti da veli e palandrane e i problemi che accomunano la metà in ombra del mondo islamico.

Lo sport, certamente. L?accesso al campo da tennis en plein air di Kabul è ancora rigorosamente proibito alla giovane studentessa di psicologia Manijha Ghaisia, che fantastica d?ottenere sul campo del badminton di Teheran il successo mediatico dell?amica Robina Muqimyar, la prima atleta afghana a debuttare all?estero, alle Olimpiadi di Atene del 2004. Rubina è venuta a gareggiare in Iran anche se quella prova greca le valse solo la celebrità per la tuta modesta e troppo grande rispetto alle agili divise delle divinità atletiche: «Pensavo che la corsa potesse diventare un lavoro e farmi guadagnare qualcosa, ma va bene anche così».

Lo sport come riscatto dalla segregazione. È per questo che Faezeh Rafsanjani, la figlia dell?ex presidente iraniano celebre per i jeans vezzosamente indossati sotto la lunga tunica nera, ha voluto questo appuntamento annuale nella sua città. Calcetto, pallacanestro, ping pong, squash, nuoto, karate, il tiro al bersaglio in cui eccellono le amiche Aishat e Maryam, entrambi militari in servizio nell?esercito delle Maldive. Una piazza di donne che ridono e si lanciano scherzosamente le felpe in attesa di scontrarsi sul campo di gioco dove scompaiono le differenze tra l?hijab stretto sotto il mento delle yemenite e quello avvolto alla corsara intorno al capo delle gigantesse dell?Azerbaijan. Ma, soprattutto, uno spot eccezionale sullo spazio pubblico negato alla presenza femminile.

Questa metropoli da 12 milioni di persone, di cui oltre la metà celata dietro il velo, è la capitale di due stati. Il primo, ufficiale, che alcuni anni fa impose la chiusura all?istituto italiano di cultura in seguito ad uno sketch del trio Marchesini&Solenghi&Lopez, considerato poco rispettoso verso ayatollah Komeini. L?altro chiuso dietro le complici mura domestiche che custodiscono il segreto di serate a base di birra Heineken e canzoni di Sting. L?architetto Shirin e le sue due sorelle danno un party ogni giovedì sera, il venerdì è festa e si può dormire fino a tardi. Accolgono i loro ospiti in abiti senza maniche, con scollature generose e sandali dai tacchi alti che fanno sentire inadeguato l?ospite occidentale bardato da capo a piedi secondo l?abc del manuale islamico. Gli orecchini e le unghie laccate sono un dono recente di cui non smetteranno mai di ringraziare il presidente riformatore Khatami. Soprattutto ora che Gholamreza Nasirinejad, uno dei capi della polizia religiosa di Teheran, ha fatto circolare la voce d?un possibile giro di vite sull?abbigliamento femminile, ormai specializzato nell?aggirare l?austerità punitiva con trench islamici verde mela firmati Mango e foulard a fiori sopra i capelli mechati.

«Almeno nei nostri appartamenti siamo libere», ragiona Shirin sorseggiando un bicchiere di Chianti brillante come il suo rossetto. Al mercato nero una bottiglia di vino italiano costa 20 mila rial, circa 20 euro, un quinto dello stipendio medio di una segretaria. Ma nessuno, qui, è disposto a rinunciare ad uno spicchio di privato, fosse pure costosissimo. Anche perché, al momento d?accompagnare a casa un?amica bisogna indossare l?altra identità: calze scure, scarpe chiuse, capelli raccolti dentro il velo, lunghe palandrane color marrone frate. La libertà d?essere lasciate in pace è troppo preziosa per sfidare la polizia che staziona ad un posto di blocco nei pressi dello stadio delle Olimpiadi, sorride compiaciuta e lascia andare.

«A Teheran tutto è formalmente proibito ma ragazzi e ragazze riescono a fare qualsiasi cosa», spiega Farian Sabahi, docente all?università Bocconi e i Giochi femminili islamici sono poca cosa in confronto alla corsa ad ostacoli quotidiana che le iraniane affrontano per scavalcare divieti e restrizioni. Sulla pista dello stadio Enghelab Sarah Kureshi sfiderà stamattina afghane, etiopi, indonesiane, velociste del Bahrain ed irachene. Chiunque vinca, America compresa, festeggeranno insieme.

il Getty Museum accusato di aver ricettato opere d’arte rubate

25 Settembre 2005 Commenti chiusi

http://www.latimes.com/news/local/la-me-getty25sep25,0,6964081.story?coll=la-home-headlines

metà delle opere d’arte presenti nel Getty Museum sono risultate rubate e acquisite, anzi ricettate dopo essere state trafugate in Italia.
sono 20 anni che continuano a farlo.
sembra che ora si stia smuovendo qualcosa.

complimenti a quei fetenti del Getty…
bell’esempio di correttezza..

FBI in trasferta a Porto Rico..

25 Settembre 2005 Commenti chiusi

http://edition.cnn.com/2005/LAW/09/24/fbi.puerto.rico.ap/index.html

cercavano un sospetto colpevole di aver partecipato ad una rapina nel 1983 in Connecticut, “casualmente” anche leader nazionalista portoricano, e , “casualmente” lo trovano morto, dopo uno scontro a fuoco (dove erano cinvolti anche uomini dell’FBI), avvenuto in HORMIGUEROS, Puerto Rico…

che bizzarra serie di concidenze…
e poi..
cosa ci facevano gli uomini dell FBI così lontano da casa?
certo che quando si mettono in testa di fermare un “malvivente” non li ferma nessuno..
se non fossimo certi della buona fede dei ragazzi di Bush, ci sarebbe da pensare male…

A boy and his $400 million

14 Settembre 2005 Commenti chiusi

http://www.latimes.com/features/lifestyle/cl-et-herbal13sep13,0,6689526.story?coll=la-home-style

dopo la morte, causata dall’ abuso di alcool e antidepressivi del fondatore di Herbalife International, Mark Hughes, il figlio Alex, che ora ha 13 anni, eredita 400 milioni di dollari.
L’eredità gli verrà consegnata quando raggiungerà i 35 annni, se rimarrà qualcosa delle finanze della Hughes Family Trust…

Alex Hughes is to inherit the bulk of his father’s Herbalife fortune. But in the meantime, his mother and the estate’s trustees are in a bitter fight.

By Robert W. Welkos, Times Staff Writer
His name is Alex. He is 13 years old. And when he reaches 35, he stands to inherit an estate now valued at about $400 million.
This L.A. golden child is the only son of Mark Hughes, the late founder of Herbalife International, a maker of nutritional supplements.
Hughes’ death at age 44 on May 21, 2000, made Alex the sole beneficiary of a vast trust. The multimillionaire died of a lethal combination of alcohol and an antidepressant after a drinking binge. The death was deemed accidental. But Alexander Reynolds Hughes is now at the center of a lengthy and contentious probate battle in Los Angeles County Superior Court pitting his mother, Suzan Hughes, a former actress, court reporter and Miss Petite U.S.A., against trustees of the Hughes Family Trust. Mark and Suzan Hughes divorced two years before his death, in 1998, after nearly a decade of marriage. She was the third of his four wives. Suzan Hughes wants the court to oust the trustees, who include Alex’s paternal grandfather. She previously tried ? and failed ? to persuade the courts to remove the trustees on grounds of violating their fiduciary duties. Now, she has filed another petition seeking their removal on other grounds. Hillel Chodos, her attorney, claims the trustees have paid themselves millions in fees while ignoring Alex’s needs. “Basically, they got the gold mine and [Alex] got the shaft,” Chodos said. “They have paid themselves at least $5 million in trustee fees to date ? maybe more. They paid their lawyers and accountants maybe $12 million to $15 million.”
But attorneys for the trust have fired back in court papers, accusing Suzan Hughes of waging a “personal vendetta” against the administrators of the Hughes trust. They describe the case as “one of the most contentious trust and estate proceedings on record.”
And this, they point out, comes even though the trustees have achieved “enormous success in administering the nearly $400-million estate Mark left behind (e.g. ? they saved more than $100 million in estate taxes, they structured a sale of Mark’s company for a price that was approximately twice the market price immediately before his death, and they successfully opposed nearly $500 million in claims).”
“While Suzan complains loudly over the legal fees incurred by the fiduciaries, the plain facts show her to be the root cause of the expenses,” the court papers state. “The fiduciaries submit that a review of the history of these matters leads to the conclusion that the administration has not been complicated by any fault of theirs, but instead by Suzan Hughes’ desire to gain access to the money Mark left for Alex (and not for her).”
“The trustees are doing their best to grow the assets,” said Kenneth A. Ziskin, an attorney for the trust. “If they are successful, there will be way more than half-a-billion dollars” by the time Alex reaches 35. The trustees include Alex’s paternal grandfather, Jack Reynolds, former Herbalife chief executive Christopher Pair, who was a longtime friend of Mark Hughes, and Conrad Lee Klein, an attorney who was Mark Hughes’ personal counsel for almost 20 years. Klein is the husband of California Appeals Court justice Joan Dempsey Klein and served for many years as an executive officer of Herbalife. (None of the parties, including Alex and his mother, retained financial ties to Herbalife after its sale.)
Under terms of the trust, Alex will receive one-third of the trust’s annual income ? or about $1 million judging by today’s value ? along with an additional $35 million from a separate custodial account, when he reaches age 25. At age 30, he could expect to receive about $2 million annually. Then, at 35, he will receive whatever remains in the trust, Ziskin said. “That’s assuming they still have the money when he gets to be 35,” Chodos said. “Suzan wants [Alex] to have the life his father intended for him…. Their basic attitude is they want to control everything. They loathe Suzan. She has criticized them. They don’t like to be criticized.” A onetime juvenile delinquent, Mark Hughes founded Herbalife in 1980, using his tale of a rags-to-riches past and his mother’s early death from addiction to diet pills to sell the world on his weight-loss program. Herbalife relied on an international network of independent distributors to pitch the company’s line of herbal and weight-loss products. The charismatic Hughes, with his Prince Valiant hairstyle and expensive suits, seemed to be a walking success story in public. But behind the scenes, aides covered up his drinking problem.
Attorney Edward A. Woods, who represents the trust in the current litigation, noted that the trustees would like to sit down with Alex and determine what he wants, but his mother, who is Alex’s legal guardian, has blocked such attempts.
“All the trustees want to do is have an opportunity to visit with and interact with Alex,” Woods said. “Does he want a ski vacation in Switzerland, or does the mother want a ski vacation in Switzerland? Does he want to go to summer camp … or the South of France? Does he need a chandelier or would he be content with something from IKEA? Lord knows there is sufficient money in the estate. But the trustees have an obligation under California law to exercise their discretion.” Ziskin said that the trustees were so concerned about what a lavish and extravagant lifestyle might do to Alex at his age that they consulted a psychiatrist, who they said has had many dealings with wealthy children, and also a rabbi who wrote a book on people of great wealth. “They both warned the trustees that providing enough money so that Alex would live an extravagant and lavish lifestyle would probably not be good for him ? not be healthy,” Ziskin said. “We shared those conclusions with Suzan and she did not agree.”
Attorneys for both sides say Alex is a normal, well-adjusted boy.
Chodos claims that the estate has made it difficult for Alex to retrieve household items and other keepsakes from Grayhall, the 22,000-square-foot mansion that was sold last year for a reported $18 million. “Alex had spent half his time at Mark Hughes’ house in Beverly Hills,” Chodos said. “Suzan wanted some of the furniture. They fought her for four years on that. In fact, after they offered to give [the furniture] to Alex, they sold it to an antique dealer. Suzan had to go and buy it. That was shocking.” The items included “chairs, bar stools, Aubbasson pillows, entry way lamps, fireplace irons, a gilded mirror, candelabra, a console from the Netherlands and a chandelier from France.”
But, trustees wondered, were these the kinds of items a boy would want ? or his mom? The most recent bone of contention between the trust and Suzan Hughes involves her requests that the trust pay the rent on a Malibu summer vacation home for Alex. Chodos claims the trust has, to date, paid only $50,000 for a vacation for Alex. This summer, Suzan Hughes filed a lawsuit against trustee Pair alleging sexual harassment. She contends in her suit that while wrangling over her request that the trust pay $160,000 for two months’ rental on a Malibu vacation home for Alex, Pair telephoned her at home on June 27. It was the first time he had spoken to her in three years. According to the court papers, Pair told Suzan he loved Alex and was calling to invite him, along with Pair’s son, to attend a free showing of the King Tut exhibit at the Los Angeles County Museum of Art that evening.
She claims that during the call, she asked him why the trustees only wanted to pay for one month’s rent on the summer home and, according to the suit, he replied that she could obtain money for two month’s rent “if she would be nice to him.” “You know everyone always had a thing for you,” he allegedly told her, according to the suit. “You are one of the most beautiful, unattainable women in the world. Here’s my home telephone number and call me when you’re ready to give me what I want.” When she told him his remarks were “crazy,” he allegedly replied: “How crazy do you want to get?” That evening, she took her son to the museum. In the suit she states that as they were going down the hall to enter the room containing King Tut’s remains, Pair approached her and said, “I’ll get you on your knees eventually. I’m going to [expletive deleted] you one way or another.”
“The suit is totally without merit and I’m deeply offended and saddened she would resort to such tactics,” Pair said in response to the lawsuit.
His attorney, Don Mike Anthony, described Suzan Hughes’ litigation as the legal equivalent of “World War III” being waged against the trustees and noted that “huge attorneys fees have been incurred because of all of her litigation.” Under her divorce settlement, Suzan Hughes receives $10,000 a month in direct child support and the trust pays approximately $100,000 for property taxes and insurance on her home, for Alex’s tuition at the Windward School in West L.A., and for his medical expenses and medical insurance. Court papers filed on Suzan Hughes’ behalf state that “child support did not take into account the lavish lifestyle that was provided to Alex by his father when Mark was alive and had custody of Alex. This lifestyle included vacationing with Mark at his lavish beach home, cruising on Mark’s yacht, driving in Mark’s fleet of luxury cars and attending events of extraordinary prestige, lavishness and extravagance.” She has asked the trust to reimburse her for Alex’s expenses and to make annual payments of $877,000 in after-tax dollars “so that Alex may continue to live the lifestyle he enjoyed while his father was alive.” Chodos said Alex’s expenses include legal fees, charitable giving and accounting advice. The trust’s attorneys believe that Alex’s mother has waged her legal fight for two reasons: her attempt with other bidders to acquire Herbalife after her ex-husband’s death was rejected by the trustees, and, she may believe that her divorce settlement was “insubstantial” when compared to the payout received by Mark Hughes’ fourth and final wife, Darcy LaPier Hughes. The former Hawaiian Tropic model, who married Hughes on Valentine’s Day 1999 after previous marriages to Hollywood action star Jean-Claude Van Damme and Hawaiian Tropic founder Ron Rice, reportedly received a $34-million settlement. But attorneys for the trust estimate Suzan Hughes’ net worth in excess of $10 million, with a yearly income of more than $600,000. Yet, they assert in court documents, “her wealth apparently falls short of what she believes she is entitled to.” Suzan Hughes would not comment for this story on the advice of her attorney

Debito pubblico: nuovo record a 1.542 mld

13 Settembre 2005 Commenti chiusi

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2005/09_Settembre/12/debito.shtml

ma..
quando è diventato presidente del consiglio urlava che il governo precedente aveva lasciato il Paese in pessime condizioni economiche ( ed eravamo però entrati in Europa..)
e lui cosa ha fatto in questi 4 anni?

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È quanto risulta dal Supplemento al bollettino statistico della Banca d’Italia
Debito pubblico: nuovo record a 1.542 mld
È la nuova cifra registrata a giugno: rispetto al mese di maggio c’è stato un ulteriore incremento di 25,2 miliardi di euro

ROMA – Nuovo record del debito pubblico. Nel mese di giugno è arrivato infatti a 1.542,4 miliardi di euro. Un mese prima era risultato di 1.517,2 miliardi, con un incremento di 25,2 miliardi di euro. È quanto risulta dal Supplemento al bollettino statistico della Banca d’Italia.
ENTRATE GENNAIO-LUGLIO STABILI – Le entrate tributarie nei primi sette mesi dell’anno sono risultate pari a 183.642 milioni di euro, in leggero aumento (286 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2004 nonostante che nel mese di luglio le entrate abbiano registrato un calo mensile del 31,8% rispetto allo stesso mese dell’anno prima.
13 settembre 2005

UNIVERSITA’: GLI STUDENTI,PIU’ CHE LAUREA SERVE ‘SPINTA’

7 Settembre 2005 Commenti chiusi

http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/rep_nazionale_n_1093940.html

Italy 2005..
ma potrebbe esssere datato Italy 1965, purtroppo..
dove non c’è evoluzione c’è stagnazione.

UNIVERSITA’: GLI STUDENTI,PIU’ CHE LAUREA SERVE ‘SPINTA’

Altro che meritocrazia, tra gli universitari italiani continua a imperare la cultura della spintarella. Per fare strada, in media sette matricole su dieci pensano che la raccomandazione e le conoscenze giuste valgano molto di piu’ di una laurea da 110 e lode. Soprattutto al sud, dove per la scalata al successo si confida sempre e solo in un “aiutino” o nel papa’ professionista. La percentuale in questo caso e’ di 9 studenti su 10. Insomma, non c’e’ riforma che tenga: negli atenei italici il motto rimane “sempre meglio che lavorare”, tanto che appena un iscritto su tre pensa di trovarsi un impiego per mantenersi gli studi. E in ogni caso, mai prima dei 30 anni. E’ quanto risulta da una ricerca realizzata da Campus, il mensile degli studenti (in edicola in questi giorni), che ha intervistato oltre 1000 ragazzi e ragazze ai nastri di partenza della carriera universitaria, per indagare aspirazioni e motivazioni. Il primo dato che emerge e’ proprio la scarsa considerazione rispetto all’utilita’ della laurea per trovare il posto di lavoro dei sogni. Tanto che i criteri di scelta dell’universita’ poco hanno a che fare con le aspettative professionali: il 27% delle matricole ha scelto il suo ateneo in relazione alla vicinanza a casa, al costo dell’iscrizione (22%) o alle pressioni dei genitori (17%). La scelta stessa della facolta’ e’ influenzata in almeno un caso su tre (32%) soprattutto dalla facilita’, oppure dalla tradizione di famiglia (23%), o al massimo dall’originalita’ del corso “trendy” e di moda (18%). In pratica, sempre meglio che lavorare. E infatti meno di uno studente su dieci (8%) pensa di rimboccarsi le maniche per mantenersi durante gli studi, mente il 64% non ne vuole proprio sapere. Per il lavoro c’e’ tempo. Quando? L’eta’ giusta sembra essere 30, come conferma il 39% delle matricole, o al massimo verso i 28 anni.

Siamo tutti DVD-Jon

7 Settembre 2005 Commenti chiusi

http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=4308

interessantissimo articolo sulla libertà di espressione.

Yahoo ha aiutato a incarcerare un giornalista cinese

7 Settembre 2005 Commenti chiusi

http://news.bbc.co.uk/2/hi/asia-pacific/4221538.stm

Yahoo ‘helped jail China writer’

Giornalisti senza frontiere , organizzazione che cerca di proteggere la liberta di stampa sul pianeta, denuncia che Yahoo ( in particolare attraverso la branch di Honk Kong) abbia aiutato il governo cinese a risalire alla mail e ai pc di Shi Tao, un giornalista condannato ad una pena di 10 anni di detenzione perche avrebbe divulgato a siti esterni alla repubblica popolare cinese testi riservati del Partito Comunista Cinese.
Molte grandi aziende informatiche cercano ad ogni costo ( come chiudere gli occhi sulla censura di stato e, in questo caso, aiutare il governo cinese a farla applicare) di entrare a fare parte del mercato cinese ,che presto sarà il più importante del mondo.
Yahoo all’inizio del mese ha pagato 1 miliardo di dollari per acquisire una parte di Alibaba.com, il più grande sito cinese di e-commerce.
Yahoo, interpellata a proposito, non ha rilasciato dichiarazioni.

capitalismo selvaggio in seno a un stato ex-comunista?
aspettiamo gli sviluppi..

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Western internet firms are rushing to invest in China

Internet giant Yahoo has been accused of supplying information to China which led to the jailing of a journalist for “divulging state secrets”.
Reporters Without Borders said Yahoo’s Hong Kong arm helped China link Shi Tao’s e-mail account and computer to a message containing the information.

The media watchdog accused Yahoo of becoming a “police informant” in order to further its business ambitions.

A Yahoo spokeswoman, Pauline Wong, said the company had no immediate comment.

Shi Tao, 37, worked for the Contemporary Business News in Hunan province, before he was arrested and sentenced in April to 10 years in prison.

According to a translation of his conviction, reproduced by Reporters Without Borders, he was found guilty of sending foreign-based websites the text of an internal Communist Party message.

Reporters Without Borders said the message warned journalists of the dangers of social unrest resulting from the return of dissidents on the 15th anniversary of the Tiananmen Square massacre, in June 2004.

Censorship fears

The media organisation accused Yahoo of providing Chinese investigating organs with information that helped link Shi Tao’s personal e-mail account and the text of the message to his computer.

“We already knew that Yahoo! collaborates enthusiastically with the Chinese regime in questions of censorship, and now we know it is a Chinese police informant as well,” Reporters Without Borders said in a statement.

Western internet companies have regularly been criticised for agreeing to China’s strict rules governing the internet, which Communist Party leaders fear could be a tool to spread dissent.

Microsoft was criticised in June for censoring what bloggers write.

The companies say they have to abide by local regulations, and point out that since China is set to be the world’s biggest internet market, they cannot ignore it.

Earlier this month Yahoo has paid $1bn (£556m) for a stake in China’s biggest e-commerce firm, Alibaba.com.

vuoi un’altra vita? clonati in un avatar..

3 Settembre 2005 Commenti chiusi

http://secondlife.com/

terzo millennio..
proposto il mondo virtuale dove possiamo fare quello che non riusciamo a fare nella vita vera…
mah…