Archivio

Archivio Marzo 2005

Per l’Istat l’inflazione è ferma all’1.9%. I consumatori: «Fanta-scienza»

31 Marzo 2005 Commenti chiusi

articolo tratto da l’Unità del 31.03.2005
Per l’Istat l’inflazione è ferma all’1.9%. I consumatori: «Fanta-scienza»
di red.

Inflazione ferma all?1.9% nel mese di marzo. I dati diffusi giovedì dall?istituto italiano di statistica non sono passati inosservati: esulta la maggioranza che dipinge un futuro (e un presente) roseo e polemizzano le associazioni di consumatori e commercianti appoggiati dai sindacati. È possibile, questo il loro ragionamento, che con il continuo aumento dei prezzi, l?inflazione rimanga stabile? Di più, l?inflazione italiana risulta addirittura migliore della media dei dodici Paesi di eurolandia nello stesso mese. Sempre giovedì Eurostat ha diffuso la sua stima flash sull?andamento per il mese di marzo: 2.1%, stabile rispetto ai dati di febbraio. Non solo, puntualizzano dall’Istat, se non fosse stato per il caro petrolio l’inflazione sarebbe scesa al 1.5%.

Fanta-scienza, accusano le associazioni dei consumatori. Elio Lannutti dell?Adusbef polemizza sui «ripetuti miracoli Istat»: «Mentre l’indice generale dei prezzi alla produzione è aumentato del 4,7% trainato dall’energia +11,9% negli ultimi 12 mesi, la benzina è alle stelle e sono rincarati luce, gas e servizi bancari come per incanto l’inflazione misurata dall’Istat si è fermata all’1,9%, mentre in Europa è al 2,1%, ulteriore arcano di conti che non tornano per le famiglie italiane». «Questi ripetuti miracoli ? conclude – oltre a produrre danni irreversibili a milioni di famiglie, costrette a indebitarsi o a rinnovare debiti pregressi, nella misura record di 12 milioni di consumatori, mina la stessa credibilità di una istituzione troppo schierata che dovrebbe essere commissariata da Eurostat per riportare serenità nei conti e nella statistica».

«Quelli dell’Istat non sono dati frutto delle scienza statistica, bensì numeri frutto della fanta-scienza, che nulla hanno a che vedere con la realtà dei prezzi», commenta ironico il portavoce del Codacons, Carlo Rienzi. «Secondo l’Istat – ricorda Rienzi – senza gli effetti del caro-greggio, l’inflazione sarebbe in picchiata all’1,5%». Un quadro da «fantascienza» – per il Codacons ? che sottolinea invece come «gli effetti del caro-greggio pesino anche sul prezzo dei beni trasportati a partire dall’ortofrutta. Aumenti che per l’Istituto di statistica non esistono».

Preoccupata anche la reazione di Confcommercio: «La sostanziale tenuta dell’inflazione italiana ? commentano dal centro studi – racchiude in sé elementi di preoccupazione che non possono essere trascurati: dal «ruolo sempre più rilevante che sta assumendo il comparto energetico nel determinare l’andamento dei prezzi, ai «consistenti aumenti registrati su base annua da alcuni servizi quali il trasporto aereo (+29%), i servizi bancari (+9,1%), l’istruzione (+3,6%)», per arrivare alla «debolezza della domanda delle famiglie italiane».

La riga mancante di STEFANO BENNI (da IL MANIFESTO)

31 Marzo 2005 Commenti chiusi

editoriale molto interessante..
sono d’accordo con Benni sul ruolo troppo ambiguo dei politici di sinistra..
e tra 2 gg si vota…
voglio proprio vedere come va a a finire stavolta..

La riga mancante
STEFANO BENNI (da IL MANIFESTO)

Apro l’Unità, ieri mattina e leggo: «Muore la Costituzione, dittatura del premier». Sento un leggero disagio, che
inizialmente attribuisco alla parola «premier» e all’orribile immagine della sua tricointermittenza, ma subito dopo capisco che il motivo è un altro.
Al titolo manca qualcosa, precisamente una seconda riga. Questo mi viene confermato da una mia amica francese che
un po’ sadicamente dice: ma insomma, muore la Costituzione, c’è dittatura del premier e siete ancora qui a bere il cappuccino? Non do la colpa di questa riga mancante ai giornalisti de l’Unità, essendo spesso più settario e confuso di loro. Il mio disagio nasce perché in quella riga mancante, c’è tutto ciò che mi fa imbufalire della sinistra istituzionale italiana, a pochi giorni dal voto.

Immaginiamo che i casi siano due. O è vero, come talvolta appare nei discorsi dei dirigenti della sinistra, anche i più pacati, che stiamo vivendo un vero e proprio regime, retto da un premier seminatore di odio, bugiardo e plurinquisito, affiancato da un lato al suo avvocato condannato per corruzione, e dall’altro dal suo palafreniere condannato per mafia. Un premieruzzo vittimista che si fa ricattare da una banda di finti dimissionari e veri razzisti, a parole integerrimi padani, in realtà matricianari democristiani affamati di comando. Che si appoggia alla modernissima nuova destra Fini-Ikea, poltronara e divanara, molto più interessata a spartirsi la Rai o spiarsi via computer che alla sua base sociale. Un regime che ha violato ogni regola democratica, che ha sfornato leggi ad
personam, che ha instaurato una dittatura del maggioritario (parlamentare, non civile), che teme e disprezza la Costituzione, l’indipendenza della magistratura, i diritti dei lavoratori e dei deboli. Un regime sotto cui la camorra e la mafia vivono un momento d’oro e si sono perfettamente saldate con la grande economia, passando dalla gestione della droga alle autostrade e alle banche.

Un regime in cui l’informazione è tornata a livelli di censura da Minculpop e in cui la Rai affastella mediocrità e
servilismo, in cui la cultura è una minaccia, in cui si avvilisce e si svende il patrimonio artistico e naturale. Un regime che ha impoverito l’economia italiana a un punto tale che ormai anche il premieruzzo è costretto a d ammetterlo, un regime che contro la volontà popolare è sceso in guerra, e che continua questa guerra in totale servilismo dell’America, al punto di non sapere neanche difendere la memoria di un suo funzionario accoppato, e questo termine
vale anche in caso di incidente, perché quando affermi di aver portato la pace e l’ordine in un paese, hai anche la responsabilità di mostrarlo.

Oppure dobbiamo dare retta agli ondivaghi pentimenti e dietrofront e correzioni degli stessi dirigenti della sinistra. Non si tratta di regime, ma di prove di regime, di coitus interruptus di regime, di Ceasescu con seltz. Tutto quanto detto nel primo caso era frutto di trance agonistica, non vale più e viene automaticamente trasferito in bocca agli estremisti e alla sinistra che vuole perdere. Siamo di fronte a un premier che ha lievi problemi non solo con i suoi trapianti ma anche con la magistratura, un uomo distratto che non sa scegliere i suoi amici, che è spalleggiato da una Lega i cui toni sono spesso eccessivi e da una destra variegata in cui possiamo scegliere se dare le nostre simpatie a Storace o alla Mussolini. E’ vero, ogni tanto alla camera si sfiora la rissa ma poi ci si spiega, e Casini ci dà le pastiglie Valda se abbiamo urlato troppo, e male che vada abbandoniamo l’aula. Sulla Costituzione speriamo che Ciampi e la Corte costituzionale ci possano mettere una toppa, in quanto alla mafia Pomicino e Cuffaro hanno giurato che hanno perso il vizio, comunque la mafia è sempre stata legata al potere e forse come dice Castelli, dobbiamo abituarci.

Non esageriamo sull’informazione, in fondo ogni giorno in fondo sono garantiti un’intervistina a Fassino, una poltroncina a Rutelli, uno strapuntino a Pecoraro Scanio, un parere calcistico a D’Alema, cinque secondi a Di Pietro, e una fettina di Tigitrè. Non si vede mai Bocca ma abbiamo tutto lo Zecchi che vogliamo. La cultura
serve soprattutto a riempire le piazze durante i concertoni, gli Uffizi li andremo a vedere a Las Vegas, tanto sempre quadri restano. In quanto al parco nazionale d’Abruzzo, compagni, bisogna essere realisti, gli orsi non votano. Per finire, quando si parla di economia siamo tutti sulla stessa barca, cooperatori o speculatori con diversi ideali ma uguali esigenze di bilancio, bisogna seguire la linea di Montezemolo e non quella degli operai rivendicativi. Sulla guerra Bush forse è stato troppo intransigente ma un po’ di intransigenza ogni tanto
non guasta, vedi Serbia, e in fondo possiamo anche restare in Iraq, basta che non ci allontaniamo troppo dalla caserma, e Calipari in fondo se l’è cercata, doveva circolare con una cinquecento tricolore, un damigiana di vino sul tetto e la scritta: siamo paisà.

C’è una terza via tra queste visioni, tra dissociazione e antagonismo, tra apocalisse e farsa, tra regime e guasto alla democrazia? Forse sì, comunque non sta in mezzo ma è decisamente orientata verso una delle due parti e richiede comportamenti non ambigui. Oppure la via c’era qualche tempo fa, ma è stata offuscata e distrutta da un premier fallimentare che, lo ripeto ancora una volta, non è una vittima, ma il primo seminatore di odio e divisione in questo paese. E quindi, nell’imminenza del voto (non perché sia un momento sacro, ma perché è un momento in cui a volte ti ascoltano, o fingono di farlo) sarebbe dovere della sinistra ufficiale smetterla di ondeggiare ed essere chiara e responsabile di ciò che dice.
Quindi la riga che manca (e ripeto, non la devono scrivere i giornalisti ) potrebbe essere una di queste: prima
riga: «Muore la Costituzione, dittatura del premier». Seconda riga: «Ma tanto lo sapevamo». Oppure: «Appello a Ciampi». Oppure: «Vibrante protesta in aula». Oppure: «Intervista con Fassino». Oppure: «Comunque resteremo nella Nato». Oppure: «Ma il vero problema restano gli arbitraggi». Oppure: «Referendum subito, ma prima votateci».
Oppure: «Italia in piazza, sciopero generale». Oppure: «Italia in piazza per una settimana, sciopero generale a oltranza finché non sarà ripristinata la legalità democratica». Oppure: «Emilia, Toscana e Umbria pronte alla secessione». Oppure: «Alle armi».
Non dico qual è la mia riga preferita, sicuramente ne esistono altre più divertenti o più sensate. Ma nei giorni che mancano alle elezioni i dirigenti della sinistra potrebbero spiegarci quale di queste righe, o quale altra, completa la prima, e se la prima resta valida o va corretta. Dovrebbero spiegare chiaramente quali fatti seguiranno all’alluvione di manifesti, slogan e parole con cui ci chiedono il voto. Fatti nuovi, direi, che vadano al di là della presenza in parlamento, luogo che disprezza e non riflette più la complessità politica del paese. Può tornare a rappresentarla? Speriamo. Ma per il momento, il potere non è più lo stesso, l’opposizione non può più essere la stessa.
Impegnarsi su questo aiuterebbe a decidere se e come votare. A avere un briciolo di speranza sull’importanza e la serietà di questo voto, a credere ancora che il desiderio di democrazia e l’impegno caparbio di tanti della sinistra (e di qualcuno dall’altra parte) non venga, per l’ennesima volta dissipato e tradito. Certe parole forti legano a forti responsabilità, a sfide, a coraggio. Dateci un titolo di due righe. Se no, mettetevi il fila da Vespa, a ridire tutto e il contrario di tutto. E non spiegate soltanto cosa succederà se prendiamo (o prendete) il cinquantun per cento, ma cosa succederà se prendiamo il quarantanove per cento: come saremo rispettati e ascoltati, e
come ci si batterà per garantirlo. Non so quanto mi interessa votare in un paese dove centomila voti, o un milione di voti in più, cancellano chi perde, qualunque sia l’esito. La dignità della sfida elettorale e della democrazia, se ancora esiste qualcosa che le assomigli, è questa.

la casa della libertà americana….

30 Marzo 2005 Commenti chiusi

http://www.freedomhouse.org/

mamma mia!!!!!!!!!!!

U.S. Helped to Prepare the Way for Kyrgyzstan’s Uprising

30 Marzo 2005 Commenti chiusi

http://www.nytimes.com/2005/03/30/international/asia/30kyrgyzstan.html

U.S. Helped to Prepare the Way for Kyrgyzstan’s Uprising
By CRAIG S. SMITH

Published: March 30, 2005

ISHKEK, Kyrgyzstan, March 29 – Shortly before Kyrgyzstan’s recent parliamentary elections, an opposition newspaper ran photographs of a palatial home under construction for the country’s deeply unpopular president, Askar Akayev, helping set off widespread outrage and a popular revolt in this poor Central Asian country.

The newspaper was the recipient of United States government grants and was printed on an American government-financed printing press operated by Freedom House, an American organization that describes itself as “a clear voice for democracy and freedom around the world.”

In addition to the United States, several European countries – Britain, the Netherlands and Norway among them – have helped underwrite programs to develop democracy and civil society in this country. The effort played a crucial role in preparing the ground for the popular uprising that swept opposition politicians to power.

“Of course, this infrastructure had an influence,” said one European election observer. “People now believe they have rights, and they were not scared because the repressive capacity of the system was weak.”

After the collapse of the Soviet Union, Kyrgyzstan quickly became an aid magnet with the highest per-capita foreign assistance level of any Central Asian nation. Among the hundreds of millions of dollars that arrived came a large slice focused on building up civil society and democratic institutions.

Most of that money came from the United States, which maintains the largest bilateral pro-democracy program in Kyrgyzstan because of the Freedom Support Act, passed by Congress in 1992 to help the former Soviet republics in their economic and democratic transitions. The money earmarked for democracy programs in Kyrgyzstan totaled about $12 million last year.

Hundreds of thousands more filter into pro-democracy programs in the country from other United States government-financed institutions like the National Endowment for Democracy. That does not include the money for the Freedom House printing press or Kyrgyz-language service of Radio Free Europe/Radio Liberty, a pro-democracy broadcaster.

“It would have been absolutely impossible for this to have happened without that help,” said Edil Baisolov, who leads a coalition of nongovernmental organizations, referring to the uprising last week. Mr. Baisolov’s organization is financed by the United States government through the National Democratic Institute.

American money helps finance civil society centers around the country where activists and citizens can meet, receive training, read independent newspapers and even watch CNN or surf the Internet in some. The N.D.I. alone operates 20 centers that provide news summaries in Russian, Kyrgyz and Uzbek.

The United States sponsors the American University in Kyrgyzstan, whose stated mission is, in part, to promote the development of civil society, and pays for exchange programs that send students and non-governmental organization leaders to the United States. Kyrgyzstan’s new prime minister, Kurmanbek Bakiyev, was one.

All of that money and manpower gave the coalescing Kyrgyz opposition financing and moral support in recent years, as well as the infrastructure that allowed it to communicate its ideas to the Kyrgyz people.

The growing civil society, meanwhile, began to have an awakening effect on the country’s population just as Mr. Akayev and his family grew increasingly enamored of their power. “If none of this had been here, the family would have remained in power and people probably would have remained passive, as they have in other Central Asian countries,” said Jeffrey Lilley, who runs the local office of the International Republican Institute, a United States-financed pro-democracy organization.

Alexander Kim, editor in chief of the opposition newspaper that printed the photos of the president’s house, knows the problem well: in 1999, Mr. Akayev’s son-in-law took control of Mr. Kim’s first newspaper, which he and other employees had bought from the state during the privatizations earlier that decade.

Continued
1 | 2 | Next>>

nel mentre che ci siete visitate anche il sito della freedom house: brrrrrrrrr…..

http://www.freedomhouse.org/

Adsl, Telecom denunciata alla Commissione europea

29 Marzo 2005 Commenti chiusi

Esposto dell’Associazione Anti Digital Divide all’Antitrust di Bruxelles
“In Italia si paga troppo e la copertura è carente. Multa da 200 milioni di euro”

Adsl, Telecom denunciata alla Commissione europea
“Insufficiente il cablaggio, specialmente al Sud”
di ALESSIO BALBI

ROMA – Dopo aver fatto discutere in Italia, i prezzi dell’Adsl Telecom Italia sono ora oggetto di una denuncia in sede europea. L’ex monopolista di telefonia è stato denunciato all’Antitrust di Bruxelles con l’accusa di praticare prezzi più svantaggiosi in Italia rispetto a Francia e Germania e di non garantire la copertura della banda larga in molte zone del paese, specie quelle meridionali.

La notizia, lanciata dal sito Webnews di HTML.it, è stata confermata a Repubblica.it da Maurizio Gotta, presidente dell’Associazione Anti Digital Divide, che ha presentato la denuncia. Non è stato invece possibile avere un commento da Telecom Italia. I promotori dell’iniziativa chiedono che la Commissione europea ponga fine “all’abuso e alla condizione di disomogeneità dei prezzi praticati agli utenti italiani, che soffrono già di una copertura della banda larga minore di quella degli utenti di altri stati membri”. In alternativa, si propone per l’ex monopolista una multa da 200 milioni di euro, cifra che dovrebbe essere investita in infrastrutture per adeguare la rete a banda larga italiana a quella di altri stati dell’Unione.

“La denuncia si ispira a un’analoga azione contro il servizio iTunes di Apple”, spiega Gotta. A febbraio, la Commissione ha infatti avviato un’indagine nei confronti dell’azienda di Cupertino, accusata di praticare prezzi meno favorevoli nel Regno Unito per la vendita di brani musicali su Internet. “Per quanto riguarda la multa”, spiega ancora Gotta, “la cifra di 200 milioni di euro è quella più volte prevista dal ministro Gasparri per il cablaggio del sud, e non si discosta molto da quella (152 milioni di euro, ndr) comminata dall’antitrust italiana per abuso di posizione dominante”.

Le procedure comunitarie prevedono ora 60 giorni di tempo entro i quali la Commissione potrà decidere se avviare un’indagine oppure chiedere ulteriori informazioni. Bruxelles potrebbe anche decidere di rinviare la questione all’authority italiana. Ma all’Associazione Anti Digital Divide sperano che questo non accada.

(29 marzo 2005)

SPERIAMO DAVVERO CHE NON SIA RIMANDATO TUTTO ALL’AUTORITY CHE DOVREBBE VIGILARE MA NON SI SA COSA FACCIA

E POI VEDIAMO SE QUALCUNO DALL’EUROPA CI SALVA DA QUELL’ALTRA TAGLIOLA DA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA CHE E’ L’ULTIMO MIGLIO..

E SPERIAMO CHE NEL 2034 QUALCUNO SI RENDA CONTO ANCHE CHE PAGHIAMO I PEDAGGI AUTOSTRADALI PIU’ CARI DELLA TERRA E CHE NESSUNO DEGLI ORGANI PREPOSTI SI LAMENTA…

LA SETTIMANA PROSSIMA SI VOTA
VEDETE VOI

Colorado Court Bars Execution Because Jurors Consulted Bible

29 Marzo 2005 Commenti chiusi

la Suprema Corte del Colorado ha invalidato il giudizio della Corte che ha giudicato il caso prima di loro perchè “i giurati sarebbero stati influenzati nel loro giudizio, in quanto avevano consultato la Bibbia prima di rilasciare il verdetto”
L’imputato,Robert Harlan (che ora dovrà scontare una pena all’ergastolo invece della pena di morte) nel 1995 vicino a Denver aveva rapito,sequestrato e ucciso Rhonda Maloney ,una cameriera e aveva anche sparato a Jaquie Creazzo,un’altra donna giunta in soccorso della prima (le ferite l’hanno lasciata paralizzata)……

http://www.nytimes.com/2005/03/29/national/29bible.html

Colorado Court Bars Execution Because Jurors Consulted Bible
By KIRK JOHNSON

Published: March 29, 2005

ENVER, March 28 – In a sharply divided ruling, Colorado’s highest court on Monday upheld a lower court’s decision throwing out the sentence of a man who was given the death penalty after jurors consulted the Bible in reaching a verdict. The Bible, the court said, constituted an improper outside influence and a reliance on what the court called a “higher authority.”

“The judicial system works very hard to emphasize the rarified, solemn and sequestered nature of jury deliberations,” the majority said in a 3-to-2 decision by a panel of the Colorado Supreme Court. “Jurors must deliberate in that atmosphere without the aid or distraction of extraneous texts.”

The ruling involved the conviction of Robert Harlan, who was found guilty in 1995 of raping and murdering a cocktail waitress near Denver. After Mr. Harlan’s conviction, the judge in the case – as Colorado law requires – sent the jury off to deliberate about the death penalty with an instruction to think beyond the narrow confines of the law. Each juror, the judge told the panel, must make an “individual moral assessment,” in deciding whether Mr. Harlan should live.

The jurors voted unanimously for death. The State Supreme Court’s decision changes that sentence to life in prison without parole.

In the decision on Monday, the dissenting judges said the majority had confused the internal codes of right and wrong that juries are expected to possess in such weighty moral matters with the outside influences that are always to be avoided, like newspaper articles or television programs about the case. The jurors consulted Bibles, the minority said, not to look for facts or alternative legal interpretations, but for wisdom.

“The biblical passages the jurors discussed constituted either a part of the jurors’ moral and religious precepts or their general knowledge, and thus were relevant to their court-sanctioned moral assessment,” the minority wrote.

Legal experts said that Colorado was unusual in its language requiring jurors in capital felony cases to explicitly consult a moral compass. Most states that have restored the death penalty weave in a discussion of moral factors, lawyers said, along with the burden that jurors must decide whether aggravating factors outweigh mitigating factors in voting on execution.

“In Colorado it’s a more distinct instruction,” said Bob Grant, who was the prosecutor in the Harlan case. Mr. Grant said no decision had been made yet on whether to appeal to the United States Supreme Court.

Legal scholars say the connection between hard legal logic and the softer, deeper world of values is always present in jury rooms, whether acknowledged or not.

“The court says we’re asking you to be moral men and women, to make a moral judgment of the right thing to do,” said Thane Rosenbaum, a professor of law at Fordham University School of Law in New York City, and author of the book “The Myth of Moral Justice: Why Our Legal System Fails to Do What’s Right” (HarperCollins, 2004). “But then we say the juror cheated because he brought in a book that forms the basis of his moral universe,” Professor Rosenbaum said. “The thing is, he would have done it anyway, in his head.”

Other legal experts say the Colorado decision touches on an issue that courts do not like to talk about: that jurors, under traditions dating to the days of English common law, can consider higher authority all they want, and can convict or acquit using whatever internal thoughts and discussions they consider appropriate.

In this instance, lawyers said, there was simply a clearer trail of evidence, with admissions by the jurors during Mr. Harlan’s appeal that Bibles had been used in their discussion. One juror testified she studied Romans and Leviticus, including Leviticus 24, which includes the famous articulation of Old Testament justice: “eye for eye, tooth for tooth.”

Professor Howard J. Vogel, who teaches ethics at Hamline University School of Law in St. Paul and has a master’s degree in theology as well as a law degree, said, “I don’t think it’s a religious text that’s the problem here, but rather whether something is being used that trumps the law of the state.”

The Bible is hardly monolithic about what constitutes justice. Some legal experts say the jurors might just as easily have found guidance that led them to vote to spare Mr. Harlan’s life. Lawyers for Mr. Harlan also specifically urged the jurors to consider biblical wisdom, according to the Supreme Court’s decision, with a request that they find mercy in their hearts “as God ultimately took mercy on Abraham.”

The lawyers also made several references to Mr. Harlan’s soul and his habit of reading the Bible with his father, the court said.

Kathleen Lord, a lawyer for Mr. Harlan, did not return repeated calls.

Mr. Harlan was convicted of kidnapping a waitress, Rhonda Maloney, and raping her. She escaped and flagged down a motorist, Jaquie Creazzo. Mr. Harlan caught up with the two women, shot Ms. Creazzo, leaving her paralyzed, then beat and killed Ms. Maloney.

Palermo 2005: Anziano muore dopo una lite

28 Marzo 2005 Commenti chiusi

DRAMMA A PALERMO: SECONDO ALCUNI TESTIMONI L?UOMO COLPITO CON CALCI E PUGNI
Anziano muore dopo una lite
Padre e figlio rimproverati per aver spezzato i rami di un albero

PALERMO. Un anziano è morto per avere rimproverato l’autista di un furgone che gli aveva spezzato i rami di un albero durante la manovra di parcheggio. E’ deceduto perché il proprietario del mezzo assieme al figlio lo hanno aggredito, e dopo averlo colpito a calci e pugni, è caduto a terra sbattendo la testa. La vittima è Giuseppe Patti, 65 anni, un ex muratore che da quando era andato in pensione si prendeva cura del giardino di casa in cui è sistemato l’albero al quale sono stati spezzati i rami. A Palermo si può morire anche per piccole beghe condominicali o per incidenti automobilistici. Patti è stato aggredito nell’androne del condominio di via Di Stefano, nella borgata palermitana di Ciaculli, alla periferia della città, da Orazio Imparato, 65 anni e dal figlio Salvatore di 25, che lavora come operatore ecologico. Vicini di casa, e fra loro non correva tanta simpatia da diverso tempo. Orazio Imparato ha precedenti per rissa e resistenza a pubblico ufficiale. Ieri mattina, dopo che è stato constatato il decesso dell’anziano, padre e figlio sono stati arrestati dalla polizia con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Sulla vicenda il sostituto procuratore Fernado Asaro aveva avviato una inchiesta subito dopo la notizia del ricovero dell’uomo in ospedale. La vittima dell’aggressione era stata sottoposta la notte di venerdì ad un intervento chirurgico al Policlinico universitario per un ematoma alla testa che lo aveva mandato in coma. L’anziano e i suoi aggressori avevano avuto in passato rancori dovuti a precedenti liti condominiali. Si erano scontrati su alcuni piccoli episodi che aveva fatto incrinare i rapporti di buon vicinato. Il rimprovero per aver spezzato i rami non sarebbe stato gradito da Imparato che ha risposto aggredendolo. Alla lite si è anche unito il figlio di Imparato, ed entrambi hanno iniziato a picchiare l’anziano. Scene da brivido, raccontano i testimoni, con una violenza inaudita, che ha mandato per terra, privo di sensi, Patti. I vicini di casa raccontano di un pestaggio in piena regola, mentre i due arrestati si difendono, e forniscono una versione opposta, sostenendo che Patti li avrebbe minacciati con un coltello e poi avrebbe inciampato in un’aiuola camminando indietro e battendo la testa a terra.

**********************************************

no comment

Pentagon Will Not Try 17 G.I.’s implicated in Prisoners’ Deaths

26 Marzo 2005 Commenti chiusi

http://www.nytimes.com/2005/03/26/politics/26abuse.html?hp&ex=1111899600&en=944c7841e51e4c65&ei=5094&partner=homepage

” nonostante le raccomandazioni dei resposabili dell’investigazione dell’Esercito i comandanti hanno deciso di non mandare in giudizio 17 soldati americani implicati nella morte di 3 prigionieri in Irak e Afghanistan tra il 2003 e il 2004″, risulta da una dichiarazione rilasciata lo scorso Venerdì dall’esercito americano…

continua….

A proposito di Amerikani …

24 Marzo 2005 Commenti chiusi

se volete vedere cosa una parte ( non moderata..) della destra made in Usa progetta per un futuro tutto a stelle e strisce, questo sito vi stupirà per la sua lucida follia:

http://newamericancentury.org/

ps: tra i fondatori anche quella simpatica canaglia di Ronald Rumsfield ( si, proprio quello che doveva portare la pace in Irak..)

The Argungu Fishing Festival in Nigeria

23 Marzo 2005 Commenti chiusi

http://news.bbc.co.uk/1/shared/spl/hi/picture_gallery/05/africa_fishing_festival/html/1.stm

ho trovato questa serie di fotografie relative all’ Argungu festival ( dedicato alla pesca) che si tiene in Nigeria..
veramente interessante e colorato…

I found this collection of pictures amazing so.. have fun!!

*******************************

Race to fish

The Argungu Fishing Festival is the culmination of a four-day cultural event in the north-western Nigerian state of Kebbi.

Thousands of fishermen line up like an ancient army, carrying their traditional nets and gourds.

At the sound of a gun, they pound towards the narrow river and leap into the water.

They have just one hour to catch the biggest fish.