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Archivio Novembre 2004

teleprofumi..

30 Novembre 2004 Commenti chiusi

Dodici aromi diffusi tramite piccoli ventilatori
Se il sito è profumato adesso si sente

L’ingegnere francese Yvan Régeard ha fondato Exhalia, società che produce «diffusori olfattivi» per il pc

SAINT-MALO (Bretagna) – Che profumo questo sito! Presto questa esclamazione potrebbe diventare di routine. Un informatico d’oltralpe di 33 anni, Yvan Régeard, ha fondato a Saint Malo la prima società multimediale olfattiva, Exhalia, che si occupa di sviluppare la tecnologia dei «diffusori di profumo» tramite web. L’ingegnere, che ha lasciato un lavoro in France Télecom per
Un prototipo di diffusore di odori (dal sito nouvelobs.com)
seguire il progetto in autonomia, ha dichiarato che l’obbiettivo «è quello di diventare un giorno il riferimento mondiale per le applicazioni olfattive, un piccolo mattone nel sistema Windows».

COME FUNZIONA – Tutto parte da un apparecchio collegato al pc. Immaginate delle casse acustiche, solo che invece di riprodurre suoni riproduce odori. Ordini informatici di diffusione di questo o quel profumo vengono trasmessi elettronicamente all’apertura di determinati siti, e determinano il tipo di odore, la sua durata e l’intensità. Basta un clic, insomma, e piccoli ventilatori entrano in azione su cartucce contenenti un gel profumato di pino, vaniglia o frutta: immediatametne il monitor verrà avvolto dal piacevole effluvio. Il progetto è finanziato con 37 mila euro da France Telecom, ma investitori previdenti hanno fornito un supporto di 400 mila euro supplementari, consapevoli dell’avanguardia francese in merito alla ricerca sui dispositivi multimediali dell’odore.

UTILIZZO – L’innovazione riguarderà inizialmente le imprese agroalimentari, l’ambito della cosmetica e della profumeria (la prima società che ha aderito al progetto é la francese Cacharel). In prospettiva potranno inserirsi in dvd, programmi televisivi, siti turistici, ed esprimere appieno la forte valenza pubblicitaria di questa tecnologia. E’ l’effetto «madelaine», di cui parlava Proust, ovvero il fatto che, «molto più dei suoni e delle immagini, gli odori si legano ai flussi di memoria e delle emozioni», come ha spiegato l’ingegnere durante un recente incontro in Borgogna.

I COSTI – Attualmente il dispositivo è predisposto per diffondere un massimo di 12 odori, che possono però anche essere mescolati. Ogni apparecchio costa circa 400 euro, ma Yvan Régeard prevede che i prezzi si abbasseranno fino a 150. Un istituto universitario alberghiero di Osaka, in Giappone, ha già chiesto di poter sviluppare un proprio software, dedicato ai profumi dell’arte culinaria. Nel frattempo France Télécom ha affidato agli studenti di l’IUT di St Denis la realizzazione di un’indagine sull’introduzione eventuale di profumi in trasmissioni televisive allo scopo di monitorare le attese e i desideri dei telespettatori riguardo a questo innovazione.

mai più senza..

30 Novembre 2004 Commenti chiusi

dal Corriere di oggi:

Vodafone propone in USA un servizio nato in Corea due anni fa

Stufi del solito «tu-tu»? Adesso il telefono suona
Lanciato sul mercato americano il servizio «ringback»: addio
al classico segnale «libero», ora si attende a suon di musica

SUONERIE – Il ringback si aggiunge alla lista degli optional per telefoni cellulari. Grazie a questa tecnologia, sviluppata in Corea circa due anni fa, il classico segnale «libero» viene sostituito da una musica scelta dal possessore; in altre parole ciascuno potrà decidere con quale colonna sonora farsi attendere.
Non solo i gestori di telefonia mobile possono beneficiare del successo del ringback, ma anche le case discografiche, che mettono a disposizione a pagamento le hits in catalogo.

IN ITALIA – In Italia il servizio ha già accattivato una major, la BMG Ricordi, in collaborazione con Musicwave: «le suonerie ringback», ha dichiarato Andrea Rosi, Business Development Director di BMG Ricordi «rispondono all’esigenza di personalizzare la comunicazione e il successo di questo prodotto in Giappone e Corea ma anche in Germania e Gran Bretagna ci fa ben sperare in mercato molto recettivo e dinamico come quello italiano».
I maggiori gestori della penisola si sono già mossi per proporre la versione italiana del servizio, e con prezzi anche inferiori alla media europea (1 euro mensile rispetto ai 2 di media). Si possono acquistare i brani preferiti, decidere a chi farli ascoltare e quando, creando fino a 12 combinazioni diverse. L’utente può poi decidere di far ascoltare un brano sempre oppure in un giorno in particolare.

BUSINESS – Il fatturato della compagnia coreana che ha creato il servizio vanta un fatturato mensile di 9 milioni di euro, mentre in Europa i gestori Vodafone Germany, Telefonica Spain e Tele2 Sveden, hanno già conquistato il 35% dei loro utenti. Per quest’anno, secondo ricerche effettuate da Michele Mackenzie, analista della società londinese Ovum, in Europa si stima un ricavo complessivo attorno ai 16 milioni di dollari. Anche l’America, superato un iniziale scetticismo, si è avvicinata all’innovazione del segnale «libero». La compagnia Verizon Wireless ha lanciato sul mercato il servizio al prezzo di 99 centesimi al mese più una tassa annuale di $1.99. Lo stato pioniere sarà la California, ma il colosso telefonico stima che il ringback giungerà alla massima diffusione negli USA verso la metà del 2005.

RICERCHE – Già lo scorso anno, una ricerca condotta da Simon Burnett, analista di Visiongain, prevedeva che il servizio ringback sarebbe stato tra le novità più gettonate nel settore delle telecomunicazioni: «I giovani», si legge nella ricerca, «saranno i primi utenti ad usare suonerie ringback in Europa perché gli utenti tra i 15 e i 24 anni sono sempre stati i motori trainanti di nuove mode, basti ricordare messaggi, loghi e suonerie classiche. La volontà di personalizzare il proprio cellulare spingerà i giovani a usare almeno una volta la suoneria ringback». Gli utenti, secondo Visiongain, si incuriosiscono al servizio proprio ascoltando la suoneria personalizzata degli amici. In questo modo si innesca un processo di autopromozione spontanea del servizio.

il futuro del mondo in mano a pochissimi…

28 Novembre 2004 Commenti chiusi

Segnalo questo articolo ( in inglese) che è stato pubblicato oggi dal NYTimes.

http://nytimes.com/2004/11/28/business/yourmoney/28lock.html?hp&ex=1101704400&en=5a42ab42c3f3bc46&ei=5094&partner=homepage

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Lockheed and the Future of Warfare
By TIM WEINER

Published: November 28, 2004

LOCKHEED MARTIN doesn’t run the United States. But it does help run a breathtakingly big part of it.

Over the last decade, Lockheed, the nation’s largest military contractor, has built a formidable information-technology empire that now stretches from the Pentagon to the post office. It sorts your mail and totals your taxes. It cuts Social Security checks and counts the United States census. It runs space flights and monitors air traffic. To make all that happen, Lockheed writes more computer code than Microsoft.

Of course, Lockheed, based in Bethesda, Md., is best known for its weapons, which are thheart of America’s arsenal. It builds most of the nation’s warplanes. It creates rockets for nuclear missiles, sensors for spy satellites and scores of other military and intelligence systems. The Pentagon and the Central Intelligence Agency might have difficulty functioning without the contractor’s expertise.

But in the post-9/11 world, Lockheed has become more than just the biggest corporate cog in what Dwight D. Eisenhower called the military-industrial complex. It is increasingly putting its stamp on the nation’s military policies, too.

Lockheed stands at “the intersection of policy and technology,” and that “is really a very interesting place to me,” said its new chief executive, Robert J. Stevens, a tightly wound former Marine. “We are deployed entirely in developing daunting technology,” he said, and that requires “thinking through the policy dimensions of national security as well as technological dimensions.”

To critics, however, Lockheed’s deep ties with the Pentagon raise some questions. “It’s impossible to tell where the government ends and Lockheed begins,” said Danielle Brian of the Project on Government Oversight, a nonprofit group in Washington that monitors government contracts. “The fox isn’t guarding the henhouse. He lives there.”

No contractor is in a better position than Lockheed to do business in Washington. Nearly 80 percent of its revenue comes from the United States government. Most of the rest comes from foreign military sales, many financed with tax dollars. And former Lockheed executives, lobbyists and lawyers hold crucial posts at the White House and the Pentagon, picking weapons and setting policies.

Obviously, war and crisis have been good for business. The Pentagon’s budget for buying new weapons rose by about a third over the last three years, to $81 billion in fiscal 2004, up from $60 billion in 2001. Lockheed’s sales also rose by about a third, to nearly $32 billion in the 2003 calendar year, from $24 billion in 2001. It was the No. 1 recipient of Pentagon primary contracts, with $21.9 billion in fiscal 2003. Boeing had $17.3 billion, Northrop Grumman had $11.1 billion and General Dynamics had $8.2 billion.

LOCKHEED also has many tens of billions of dollars in future orders on its books. The company’s stock has tripled in the last four years, to just under $60.

“It used to be just an airplane company,” said John Pike, a longtime military analyst and director of GlobalSecurity.org, a research organization in Alexandria, Va. “Now it’s a warfare company. It’s an integrated solution provider. It’s a one-stop shop. Anything you need to kill the enemy, they will sell you.”

As its influence grows, Lockheed is not just seeking to solve the problems of national security. It is framing the questions as well:

Are there too few soldiers to secure the farthest reaches of Iraq? Lockheed is creating robot soldiers and neural software – “intelligent agents” – to do their work. “We’ve now created policy options where you can elect to put a human in or you can elect to put an intelligent agent in place,” Mr. Stevens said.

Are thousands of C.I.A. and Pentagon analysts drowning under a flood of data, incapable of seeing patterns? Lockheed’s “intelligence information factory” will do their thinking for them. Mining and sifting categories of facts – for example, linking an adversary’s movements and telephone calls – would “offload the mental work by making connections,” said Stanton D. Sloane, executive vice president for integrated systems and solutions at Lockheed.

Are American soldiers hard-pressed to tell friend from foe in the crags of Afghanistan? Lockheed is transferring spy satellite technology, created for mapping mountain ridges, to build a mobile lab for reading fingerprints. Lockheed executives say the mobile lab, the size of a laptop, is just the tool for special-operations commandos. It can be loaded with the prints of suspected terrorists, they say, and linked to the F.B.I.’s 470 million print files. They say they think that American police departments will want it, too.

Does the Department of Homeland Security have the best tools to protect the nation? Lockheed has a host of military and intelligence technologies to offer. “What they do for the military in downtown Falluja, they can do for the police in downtown Reno,” said Jondavid Black of the company’s Horizontal Integration Vision division. Lockheed is also building a huge high-altitude airship, 25 times bigger than the Goodyear blimp, intended to help the Pentagon with the unsolved problem of protecting the nation from ballistic missiles. The airship, with two tons of surveillance sensors, could be used by the Department of Homeland Security to stare down at the United States, Lockheed officials said…..(CONTINUA)

–ANDATE SUL SITO DEL NYTIMES PER IL RESTO DELL’ARTICOLO.–

anatocismo…

17 Novembre 2004 Commenti chiusi

Roma, 14:16
L’Abi ricorrerà a Consulta e Ue su anatocismo

Il sistema bancario italiano ricorrerà alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia europea sulla pronuncia della Corte di Cassazione che si è pronunciata contro le banche sull’anatocismo, ovvero la capitalizzazione degli interessi. Lo ha annunciato il presidente dell’Abi Maurizio Sella, al termine della riunione del comitato esecutivo.

“E’ intenzione del sistema bancario – ha spiegato Sella – esperire ogni tutela dei propri diritti anche attraverso il ricorso alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia europea. Siamo convinti di avere ragione e che le banche nulla debbono”.

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l’anatocismo sarebbe che ci fanno pagare gli interessi sugli interessi..
e un complotto da parte degli italiani vorrebbe punire questo innocente giochino che tanto fa divertire le nostre banche….

loro nulla debbono,aiò…

stelline sante….

per fortuna che a Bruxelles non hanno che una parte della nostra classe poitica sennò andava a finire che gli davano pure ragione!!!

la nuova frontiera del web: GIG

13 Novembre 2004 Commenti chiusi

interessante articolo del NYTimes che ci informa sulle nuove strategie che il Pentagono sta sviluppando per consentire alle forze armate statunitensi di comunicare in tempo reale e di interconnetere le informazioni che finora erano divise tra l’Esercito, la Marina, l’Aviazione e i Marines.
per farlo si sono inventati GIG (Global Information Grid)
Gli investimenti sono imponenti ( siamo nell’ordine di svariati centinaia di miliardi di dollari..) e il risultato ancora da verificare.
Il problema più grande, dopo il convincere il Congresso a concedere finanziamenti miliardari per i prossimi x anni…, sembra essere l’avere a disposizione la tecnologia che permetta la trasmissione dei dati in tempo reale e in tutte le parti del pianeta.
La banda larga non sembra essere “abbastanza larga” per trasferire tutti i dati velocemente.
Quindi bisognerà inventarla…
Si fa riferimento anche a 2 tentativi precedenti (negli anni ’60 il World Wide Command and Control System e successivamente il Milstar, completato nel 2003 e già definito obsoleto..) portati avanti dai militari americani e che non hanno completamente raggiunti gli obbiettivi prefissati, a parte creare le basi per Internet che ha però avuto uno grosso sviluppo commerciale solo dopo che è diventato “civile”…

http://nytimes.com/2004/11/13/technology/13warnet.html?pagewanted=2&ei=5094&en=27b47c63b0a8e037&hp&ex=1100408400&adxnnl=1&partner=homepage&adxnnlx=1100340245-H2HvD55MQQxRffNfcRT1uA

salva un americano da Bush!

6 Novembre 2004 Commenti chiusi

http://www.marryanamerican.ca/

on line ho trovato questo sito dove, per evitare un altro turno della durata di 4 anni di “cowboy”smo marca Bush, i canadesi sono chiamati a sacrificarsi in un’azione quasi umanitaria e sposare un cittadino americano…
simpatica iniziativa…

vorrei anche io essere salvato se il nano pelato di arcore trova un’altro gruppone di “italiot” che lo rieleggono nel 2005/6….

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i media internazionali riportano anche un altro fatto interessante:
nei giorni successivi alle votazioni Usa, cioè dopo che il “reverendo” Bush è stato riconfermato alla guida del paese più belligerante del pianeta, i contatti con il sito della ambasciate del Canada ( ma anche dell’ Australia e della Nuova Zelanda) siano decuplicati…

allego link

http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/3987697.stm

matrix? no, meglio…braingates!

1 Novembre 2004 Commenti chiusi

http://www.wired.com/news/medtech/0%2C1286%2C61889%2C00.html?tw=wn_story_top5

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2004/10_Ottobre/29/braingate.shtml

il primo indirizzo è di un sito americano (in inglese)
il secondo da un articolo comparso sul corriere di oggi…

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Matrix?
il futuro?
sono già qui!

si sono già inventati un chip ( denominato braingates, letteralmente le porte del cervello) da infilare nella scatola cranica che va collegato con il cervello e che , captando i segnali ricevuti dai neuroni, riesce a interpretarle e a trasmettere informazioni ad un microprocessore che a sua volta..

e io mi stupivo ( e dubitavo della buona fede) del chip sottocutaneo per le info sanitarie (?!)….

fantastico pensare che un disabile possa utilizzare un pc e attraverso questo procedimento poi far funzionare delle cose che non potrebbe, ad esempio, raggiungere..

scandaloso che alla fine dell’articolo del Corriere si faccia riferimento alla sponsorizazione della ricerca da parte della DARPA ( agenzia militare per i progettti di ricerca avanzata).
l’agenzia spera di fare impiantare un jack nel cranio di un pilota per fargli sparare alla velocità del pensiero….

siamo (noi umanoidi.. e quelli della DARPA ci scommetto che lo sanno da un pò) strutturalmente imperfetti.
scopriamo una nuova tecnologia e chi aiuta lo sviluppo del progetto?
un’agenzia militare…

US: Wal-Mart non paga la mutua.

1 Novembre 2004 Commenti chiusi

http://nytimes.com/2004/11/01/business/01health.html?hp&ex=1099371600&en=a03b012daef32749&ei=5094&partner=homepage

tratto dal NYTimes del 1/11/2004

sono parecchi gli articoli relativi alla Wal-Mart (una mega-compagnia made in Usa che tratta ferramenta e dintorni, con il maggior numero di dipendenti del paese ndr..) che compaìono sui media americani nelle ultime settimane.
ho avuto modo di notare quello relativo alle proteste dei negozianti messicani per la costruzione , per altro “misteriosamente” autorizzata dalle autorità locali, di una mega negozio della Wal-Mart nei pressi di una delle principali attrazioni turistiche messicane : la piramide di Teotihuacan.
questo senza considerare assoutamente l’impatto ambientale e la minacciata sopravvivenza dei piccoli negozianti locali, che saranno con tutta probabilità cancellati dal mercato locale.

avevo già trattato di un altro articlo che riguardava una action-class ( una misura prevista dall’ordinamento giuridico americano che permette di raggruppare sotto un’unica causa tante picccole cause quando il numero delle azioni penali rivolte verso un unico soggetto è numeroso e il presunto colpevole potrebbe far prevalere le sue volontà grazie ad una illimitata disponiblità di fondi e di stuoli di avvocati) che era stata portata in giudizio a causa di presunte discriminazioni sessuali relative alla politica di incentivi e promozioni orientata principalmente verso i dipendenti maschi, a scapito delle dipendenti di sesso femminile.

ora ritorna agli onori della cronaca con un nuovo action-class, stavolta relativo alla “presunta” ( è ancora in giudizio..) abitudine da parte della direzione del personale della Wal-Mart a delegare le spese del servizio mutualistico al sanitario nazionale invece che a spese loro.
risulta che in molti stati del’Unione la situazione sia la stessa.
In Georgia 10.000 dei figli dei dipendenti della catena di negozi erano iscritti nelle liste del servizio statale .
In North Carolina il 31% dei 1900 pazienti che si qualificavano come dipendenti della Wal-Mart erano iscritti nelle liste della Sanità statale
Anche nello stato di Washington ci sono delle discrepanze.

La realtà, dicono i critici, è che troppi dipendenti (e le loro famiglie) della Wal-Mart non sono assicurati – sia perchè non rientrano nelle “specifiche” richieste dalla compagnia per averne diritto, sia perchè con gli 8 dollari all’ora della paga da cassiere non si possono versare “premi” di 264 dollari al mese.
la Wal-Mart risponde che la media retributiva dei suoi dipendenti è di 10 dollari l’ora….
l’articolo si chiude con una dichiarazione da parte di Ms Chambers, una dirigente, che dice ” per Wal-Mart non è ragionevole chiedere alle compagnie di risolvere i problemi dei non assicurati e dell’aumento dei costi per la copertura assicurativa. Il problema deve essere trattato a livello nazionale.”

dalla ” più grande democrazia” del pianeta e dal regno del capitalismo un bell’esempio di come sacrificare i diritti dei lavoratori e reindirizzare le spese a discapito della comunità pur di essere “produttivi”.
e si vorrebbe seguire quel modello?
no grazie.