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Archivio Giugno 2004

democrazia irakena: nata sotto un’alone di ironia

29 Giugno 2004 Commenti chiusi

http://www.latimes.com/news/opinion/commentary/la-oe-scheer29jun29,1,1030497.column

editoriale comparso sul latimes del 29 giugno 2004

Consiglio una lettura del pezzo perchè sottolinea come molto sia ancora da chiarire tra i legami che esistevano ed esistono tra il nuovo primo ministro ad interim irakeno e la Cia.
Il passaggio dei poteri che è avvenuto ieri tra il comando americano e il primo ministro Iyad Allawi sembra per lo meno anomalo se visto come garanzia di una nuova democrazia per il paese.
Nonostante Iyad Allawi sia stato membro del partito Baath di Saddam Hussein, e dopo la sua caduta incaricato dalla Cia di organizzare operazioni di terrorismo contro Hussein e i suoi sostenitori – operazioni che hanno comportato anche l’uccisione di innocenti civili iracheni -, Bush lo saluta come “leader di un Iraq liberato”.
Nel 1990, già sovvenzionato dalla Cia, sostengono ufficiali appartenenti ai servizi di sicurezza, il gruppo politico che faceva capo a Allawi, usava auto-bomba e altri congegni esplosivi importati di contrabbando in Iraq nel tentativo di destabilizzare il regime di Hussein.
l’Iraq National Accord, il partito di Allawy, era l’unico sotto il controllo della Cia che in passato era autorizzato a scatenare violenze in Iraq.
“Il sabotaggio anti Hussein non era visto come un problema a quei tempi”, dichiara un ufficiale del servizio di sicurezza Usa.
Quando Allawy è stato scelto come primo ministro passando attraverso un non chiaro processo di selezione, l’analista Kenneth Pollack, precedentemente in forza alla Cia come analista Iran-Iraq, ha giustificato l’utilizzo di Allawy come terrorista da parte dell’Agenzia dichiarando che ” per catturare un ladro c’è bisogno di un ladro”.
ora la domanda è ” mandereste un ladro a costruire una democrazia?”

Allawy, che ha costituito il suo partito in esilio con ufficiali di Hussein che avevano disertato, ha già proclamato che bisogna posporre le elezioni a gennaio e instaurato la legge marziale.
Bush ha subito appoggiato le sue richieste, forte anche della presenza di 135.000 militari americani nella zona.
Allawy vorrebbe anche che gli fosse consegnato Sadam Hussein per processarlo in Iraq.
Fatto questo che potrebbe essere molto interessante per l’amministrazione Usa e per Bush.
Un verdetto di colpevolezza rapido porterebbe immediatamente alla soluzione del problema senza che i convolgimenti di Hussein negli anni ’80 con Reagan e il “vecchio” Bush, il suo utilizzo di armi chimiche, le sue due visite all’epoca a Donald H. Rumsfeld possano venire sviscerati e senza che l’opinione pubblica sappia la verità su questi fatti.
L’editoriale si conclude dichiarando che gli Usa non hanno il diritto di giudicare in fretta Hussein per proteggere le manovre che la Cia ha organizzato nel passato.
Nella speranza che Hussein sia processato dal tribunale internazionale per crimini di guerra, come fu per il leader serbo Slobodan Milosevic.
Con un’onesto processo pubblico che riveli i crimini di Hussein ma anche le macchinazioni di quegli ufficiali ed agenzie Usa che lo hanno aiutato.

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speriamo bene…

sigarette ai bimbi

27 Giugno 2004 1 commento

http://nytimes.com/2004/06/27/national/27tobacco.html

articolo comparso sul nytimes del 27 06 04
Boston USA
il figlio di una donna (Marie Evans) che è deceduta per un cancro ai polmoni sta considerando di fare causa ad una compagnia produttrice di sigarette per aver dato dei campioni gratuiti a sua madre quando lei era una bambina, ritenendo che i regali fossero destinati principalmente alla popolazione di colore.
la causa contro la Lorrilard Tobacco, produttrice delle sigarette Newport, dicono gli esperti, è la prima ad accusare una compagnia del tabacco nella ricerca di clienti tra i bambini.
in un’intervista rilasciata prima di morire la signora Evans considerava di aver ricevuto i campioni regalo tra le 25 e le 50 volte, cominciando dall’età di 9 anni e di averli scambiati con dei dolci fino all’età di 13 anni, quando ha cominciato a fumare.
il sospetto è anche che la ditta produttrice prediligesse la comunità di colore per questo tipo di marketing, dice ms McIntyre della Weisman & McIntyre, l’avvocato che rappresenta il figlio della signora Evans.
solo 14 delle centinaia di cause intentate alle compagnie del tabacco sono state vinte , secondo quanto rivela la Tobacco Products Liability Project della Nothwest University.
ma questa ha una particolarità: uno delle principali strategie difensive utilizzate dalle compagnie del tabacco si basa sul fatto che i fumatori erano abbastanzi grandi da rendersi conto dei rischi annessi all’uso del tabacco.
in questo caso non si può utilizzare questa argomentazione.
Ms MsIntyre dice di essere in possesso di prove che dimostrano come la Lorrilard offrisse i suoi prodotti ai giovani, compreso un memorandum del 1963 di un dirigente pubbliciatario inviato al vice-presidente della Lorrilard che dice “non c’è niente come farli cominciare da piccoli!”

ho voluto segnalare questo articolo principalmente per quest’ultima sconcertante frase.

poste italiane viste dagli USA

27 Giugno 2004 Commenti chiusi

http://nytimes.com/2004/06/27/international/europe/27vati.html?hp

“senza bisogno di dire un’Ave Maria: le poste vaticane consegneranno”
( questo la traduzione del titolo….)

l’articolo inizia col dire che l’Italia è un paese di scioperi, lunghe code, treni in ritardo, infrastrutture inefficenti e un incredibilmente inaffidabile servizio postale italiano.
e per questo moltissimi romani (e non) si affidano alle poste Vaticane.
poi le dichiarazioni di un mr Aurelio (48enne siciliano)
” posso dire che conosco lo stile di vita italiano: non lavorare troppo. e lo si può vedere bene propio negli uffici postali italiani. non è così per le poste Vaticane.”
poi viene mr Santi che dice uscendo da un ufficio postale in via Monterone a Roma ” c’è solo una cosa che vorrei cambiare qui: la gente che sta qui dentro. non ha voglia di lavorare.”
poi ci sono dichiarazioni di un responsabile delle Poste Italiane che pretende che le cose stiano migliorando.
poi l’articolo continua con un ” ma lo stato penoso delle sistema postale italiano è leggendario, tanto che gli italiani incrociano le dita quando inbucano la posta”
poi arriva Rosy (che non vuole sia rivelato il suo cognome per paura di “rappresaglie “(?)) che ha lavorato per 13 anni in un ufficio postale Vaticano, che dice “qui tutta la posta che arriva oggi stanotte sarà su un aereo e consegnata il giorno dopo.”
poi continua, parlando sottovoce, ” adesso gli italiani stanno diventando più veloci perchè lavorano con noi..”
ritorna poi mr Santi che continua con un “quando ero piccolo, i miei genitori mi dicevano che l’ufficio postale è un posto dove bisogna avere molta pazienza. la gente che ci lavora sta sempre chiaccherando, o è in pausa al bagno o da dei colpi sul computer bloccato.”
poi punta la sua mano destra simulando una pistola alla tempia e finisce con un mitico “ti fa venire voglia di ammazzarti”.

bella pubblicità…….

regali ai medici

27 Giugno 2004 Commenti chiusi

articolo comparso il 27 giugno 2004 sul nytimes.

USA.
alcune case farmaceutiche considerano i medici quasi come loro dipendenti, nel senso che se prescrivono le loro medicine, vengono riconpensati con assegni, regali varii..
se il medico prescrive anche medicine di un’altra compagnia, insomma se non è fedele alla compagnia, niente asssegni niente regali.
sembra che lo facciano tutte le industrie farmaceutiche.

chissà come si regolano con i medici italiani…

http://nytimes.com/2004/06/27/business/27DRUG.final.html?hp

class action: dobbiamo imparare dagli Usa

24 Giugno 2004 2 commenti

http://www.nytimes.com/aponline/business/AP-Wal-Mart-Discrimination.html

tratto dal NYTimes del 23 giugno 2004

3 anni fa 6 donne hanno fatto causa alla Wal-Mart (la più grossa azienda privata Usa come numero di persone impiegate..) per discrimazioni a livello sessuale.
Sostengono che l’azienda paga meno le donne degli uomini nonostante abbiano le stesse mansioni, e dà loro meno possibilità di fare carriera.
Nove mesi dopo l’inizio del dibattimento il giudice federale Martin Jenkins ha deciso di allargare il processo ad una class-action che coinvolgesse tutte le donne (per un totale di 1.600.000 soggetti!!!) che lavorano o hanno lavorato in uno dei 3500 negozi della Wal-Mart dal dicembre 1998 ad oggi.
La Class-action è una “causa fiume” in cui le cause presentate da molti vanno a coinfluire in un unico procedimento e che, se vinta, costringe i responsabili a rivedere le loro posizioni e a risarcimenti miliardari.
Class-action in passato sono state fatte contro le compagnie del tabacco , le industrie farmaceutiche che pubblicizzavano prodotti non testati o che non servivano per gli scopi che publicizzavano, e riguardano comunque procedimenti penali che coinvolgono un gran numero di persone.
Solitamente le compagnie che vengono coinvolte in una class-action non hanno scelta: chiedono un accordo extra-processuale (patteggiamento) e pagano il risarcimento dei danni convenuto pur di evitare di essere condannate in corte.

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Leggendo questi articoli mi vengono in mente i vari “decretini” inventati dal nostro Parlamento..
quelli salva assicurazioni, salva calcio, quelli per salvare dal carcere i vertici dello stato (nonostante il referendum che aveva chiesto al popolo “sovrano” se togliere l’immunità parlamentare….)

siamo la patria del diritto?
siamo solo, purtroppo, la patria dei “dritti”….

Schwarzy in California

24 Giugno 2004 Commenti chiusi

http://www.nytimes.com/2004/06/24/national/24ARNO.final.html?hp

tratto dal NYTimes del 24 giugno 2004

nell’articolo, durante un’intervista con il governatore della California Arnold Schwarzenegger, i due giornalisti tratteggiano la vita da governatore del fu “Conan”, vittorie e critiche che vengono mosse ala governatore, il suo appoggio parziale a Bush (che riceverà durante la campagna presidenziale ma che non seguirà fuori dai confini della California).
Schwarzy ha fatto montare una tenda Beduina nel cortile del palazzo dove lavora a 20 piedi di distanza dall’entrata del suo ufficio ( per essere fedele alla legge antifumo in vigore in California) da dove dirige lo stato.
Da quando 7 mesi fa, è diventato governatore ha aumentato le tasse sulle automobili, firmato un provvediemnto per dare la patente anche agli immigrati illegali,diluito nell’intero periodo della legislatura le richieste di risarcimento da parte di un gruppo di lavoratori, convinto i suoi elettori a garantire un prestito di 15 miliardi di dollari per sanare il bilancio, e la settimana scorsa ha firmato un accordo con gli Indiani che porterà immediatamente un miliardo di dollari in cassa e svariati milioni in seguito derivati dall’aumento del numero dei casinò nelle riserve.
le critiche dicono che alcune sue direttive riescono a porre un rimedio solo temporaneo alle dissanguate casse dello stato.
ma schwarzy sembra fiducioso.
un esempio della sua cura contro le spese inutili che aumentavano il deficit?
dal 17 di novembre, giorno del suo insediamento, la carta igienica negli uffici governativi è passata da quella due veli a quella ad un velo.
alla domanda sulla questione il governatore risponde ” sapete perchè non è più a 2 veli? stiamo tagliando le spese. stiamo vivendo in base alle nostre possibilità!!

la mia domanda è:
lo vedremo presidente degli Usa?
va a finire di si….

energia dallo zucchero

21 Giugno 2004 Commenti chiusi

http://www.nytimes.com/2004/06/21/technology/21patent.html?8hpib

articolo tratto dal nytimes del 21 giugno 2004

i ricercatori stanno cercando di sintetizzare enzimi che riescano a estrarre energia dal glucosio nello stesso modo del corpo umano.
come carburante solido è molto più facilmente reperibile, a costo contenuto e pulito.
gli studi fatti porterebbero grossi cambiamenti anche nella vita dei dializzati che potrebbero, con il momentaneo trapianto sottocutaneo di alcune cellule, monitorizzare i valori presenti di zucchero nel loro sangue controllando la quantità di energia prodotta dal glucosio.
altri utilizzi potrebbero trovarsi ovunque: un laboratorio sta creando una stringa di mini aghi( tipo quelli delle zanzare) che “innestati” su un soldato potrebbero permettergli di convertire il glucosio in energia. collegato ad un apparecchio radio permetterebbe ad esempio di produrre l’energia sufficente per farlo funzionare semplicemente mangiando un dolce…
i fondi stanziati per la ricerca ( 6.4 milioni di dollari) stanno finendo e si spera in un ulteriore stanziamento.
Il dr Kravitz , capo dei ricercatori, dichiara che sebbene le quantità di energia finora sviluppata non riuscirebbe a far funzionare un’automobile, l’incremento di produzione che si è riuscito a raggiungere è stata di migliaia di volte superiore agli inizi in un periodo di tre anni , ma “bisogna raggiungere fattori di incrementi di milioni di volte”.

speriamo bene…..

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Patents
a sweet way to fuel cars
by theresa riordan

Energy and Power
Inventions and Patents

YOU may not be able to refuel your car with corn syrup or charge your computer by plugging it into a bottle of Coca-Cola anytime soon. But to Stanley H. Kravitz and a group of researchers at Sandia National Laboratories, sugar looks like the new oil.

Dr. Kravitz and his colleagues have begun to apply for patents covering ways to convert glucose, a basic form of sugar, into energy.

Glucose seems an obvious potential source for fuel. Unlike hydrogen, for example, it is renewable, cheap and abundant.

“The problem with hydrogen is that it isn’t just found in the air or lying around,” Dr. Kravitz said. “You have do something quite energy-intensive to break apart some molecule in order to get hydrogen. That’s the Catch-22.”

So why aren’t other researchers trying to power their fuel cells with glucose rather than hydrogen? Glucose molecules, it turns out, are not easily persuaded to give up their energy.

Over time, naturally occurring enzymes have turned mammals into glucose-burning machines. The human body, for example, metabolizes glucose in a delicately choreographed dance. Twelve different enzymes partner in succession with the glucose molecule, each enzyme sending two electrons spinning offstage into cellular power sources and thereby fueling the body. (If the body does not need this energy when it is made, the body stores it as fat.)

One approach that Sandia researchers are taking is to genetically engineer enzymes that mimic those in the human body. “If evolution figured it out, we should be able to figure it out,” Dr. Kravitz said.

Another approach is nonbiological, using metals like platinum to liberate electrons.

Early potential applications of glucose fuel cells would require only small amounts of energy. For example, security systems to detect movement or the presence of chemicals could use sensors that would be plugged into trees, siphoning glucose from sap for energy.

“They could be put in covertly and left for months in places that are risky, where you don’t want to have to be changing batteries,” Dr. Kravitz said.

The Sandia researchers are not the only ones who are converting glucose to energy.

Adam Heller, a professor at the University of Texas and a founder of TheraSense, a manufacturer of blood-glucose monitoring devices that was acquired in April by Abbott Laboratories, recently received patent 6,531,239 for a glucose fuel cell.

Last year, Professor Heller and colleagues published a paper in The Journal of the American Chemical Society describing the tiniest fuel cell ever built in a living organism -in this case, a grape, whose sap provided the glucose fuel. Professor Heller said he might use a similar fuel cell to run a continuous glucose monitor that he is developing. Embedded in a patient’s skin for three days, the device would eliminate the daily pricking that most diabetics endure to keep track of glucose levels.

The device would generate minute amounts of electricity from the patient’s own glucose as a measuring tool, to track blood sugar levels.

By contrast, Dr. Kravitz said, the Sandia researchers are “making electricity for electricity’s sake – as a power source.”

Dr. Kravitz and fellow Sandia researchers are developing an array of tiny glass needles, as slim and sharp as a mosquito’s proboscis, that could, for example, be imperceptibly “plugged in” to a soldier’s arm and used to convert glucose from the human body into energy.

“Suppose you could make a patch that went on the arm and had little micro needles that didn’t hurt,” Dr. Kravitz said. “Now the soldier just needs to eat an Oreo cookie to keep his radio going.”

Such a device could also siphon excess glucose out of the blood of a diabetic, Dr. Kravitz speculated.

So this research could solve both the world’s energy problem and the obesity epidemic simultaneously? “That’s sort of a wild and crazy idea,” Dr. Kravitz said. “But then again, maybe not.”

In any case, the Sandia researchers have a lot of work to do. A three-year, $6.4 million grant will end in September, and the researchers are looking for new financing.

“The efficiency stinks right now,” Dr. Kravitz acknowledged, noting that so far Sandia researchers were able to produce power in the milliwatt range, enough to power a tiny light-emitting diode – while a car would require kilowatts of power.

“We’ve increased the efficiency by a factor of a thousand in a period of three years,” he said. “But we need to go up by a factor of a million.”

Patents may be viewed on the Web at www.uspto.gov or may be ordered through the mail, by patent number, for $3 from the Patent and Trademark Office, Washington, 20231.

se ci cambiamo un gene diventiamo fedeli

17 Giugno 2004 1 commento

http://www.latimes.com/news/science/la-sci-monogamy17jun17,1,7342554.story?coll=la-home-sciencearticolo

tratto dal LATimes del 17 giugno 2004

l’artico riguarda esperimenti fatti su cavie alle quali è stato sotituito un gene e che li ha trasformati da amanti vagabondi in fedeli “paparini casalinghi” che dopo il rapporto “fanno le coccole” alla partner.

mi ha colpito che nel titolo si dichiara che “ancora non si può fare sugli umani”…

(e speriamo, dico io!!!)

a onor del vero, quasi alla fine dell’articolo si scopre che meno del 5 % dei mammiferi è monogamo ( io pensavo che fosse l’8%)

alcuni studiosi considerano che anche se la ricerca andasse avanti fino alla produzione di un “elisir di fedeltà”, non sarebbe la risoluzione di tutti i problemi di coppia.

anche dopo la modifica genetica, ci informa il dottor L. Young della Emory University, ad esempio, le cavie maschio non aiutano la madre ad allevare i piccoli…

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DNA Tweak Turns Vole Mates Into Soul Mates
Promiscuous mammals become stay-at-home dads in a study. There’s no cure yet for humans.

GENETIC ENGINEERING
SEX
ANIMAL BEHAVIOR
ANIMAL BEHAVIOR GENETIC ENGINEERING SEX

By Alan Zarembo, Times Staff Writer

Scientists working with a rat-like animal called a vole have found that promiscuous males can be reprogrammed into monogamous partners by introducing a single gene into a specific part of their brains.

Once they have been converted, the voles hang around the family nests and even huddle with their female partners after sex.

The results suggest that “a mutation in a single gene can have a profound impact on complex social behavior,” said Larry Young, a neuroscientist at Emory University who reports the results in the current issue of the journal Nature.

The research, Young said, could help shed light on monogamy ? a rare social behavior ? and hints that perhaps specific genes could play a role in human relationships.

But don’t expect gene therapy for human swingers.

“This is not something that we should be playing around with,” Young said.

Voles, found in the wild throughout much of North America, have been particularly useful in studying monogamy, which in biology refers more to the complicated social bonds based on partnership than to absolute sexual fidelity.

One variety ? the prairie vole (Microtus ochrogaster) ? pairs up like humans. Males may occasionally stray from their lifelong partners, but they inevitably return to their nests and help care for litter after litter.

In contrast, meadow voles (Microtus pennsylvanicus), a similar but separate species, prowl their habitat for any available female and show no interest in staying in touch.

The difference, it turns out, is a receptor for the hormone vasopressin. Prairie voles have such receptors in a part of the brain known as the ventral pallidum. Meadow voles do not.

To make promiscuous male meadow voles behave like their loyal prairie cousins, the scientists used a common gene therapy technique. They injected the animals’ forebrains with a harmless virus carrying the gene responsible for expressing the receptors.

Each vole, a young virgin that had never before encountered a member of the opposite sex, then spent 24 hours caged with a female that had been injected with estrogen. They mated.

Each male was then placed in his own plexiglass complex. Leashed in one room was his original partner. Down the hall was another female primed for mating.

The 11 genetically altered voles overwhelmingly stuck to their first partner. The couples mated. They then nestled together and exchanged licks.

The voles in the control group did not consistently seek out their original partners.

What looks like romance, the researchers suggested, may be the product of two neural pathways in the pleasure center of the brain.

There is the gratification of sex, which depends on dopamine receptors in a part of the brain known as the nucleus accumbens. But nearby, in the ventral pallidum, are the vasopressin receptors, which allow for individual recognition.

The result: sexual preference for a specific partner.

Fewer than 5% of mammals are monogamous. Monogamy has rarely suited males when it comes to propagating their own genes. More often it has been in their interest to reproduce with as many females as possible.

In some cases, however, monogamy makes sense. For example, if predators are particularly rampant, males are better off staying around their homes to protect their offspring.

Scientists believe that monogamy evolved from polygamy. The results released Wednesday suggested that flipping one genetic switch might have been enough to spur a massive social reordering, Young said.

But Evan Balaban, a neuroscientist at McGill University in Montreal, questioned whether a single gene could cause such a dramatic change. He said that in the wild, many genes were likely involved in the expression of vasopressin receptors.

In female voles, it is another hormone, oxytocin, that appears to be involved in pair bonding.

The same hormone systems also operate in all other mammals, including humans.

The genes that control expression of vasopressin receptors vary widely in healthy men.

Human relationships, of course, are complicated, and culture and socialization probably matter as much as biology. Even so, Young suggested that genetic differences could help explain why some men have trouble maintaining relationships.

Gene E. Robinson, head of neuroscience at the University of Illinois at Urbana-Champaign, cautioned against extrapolating the results to humans. “The behavior of animals is much simpler than the behavior of humans,” he said.

Even if the findings could lead to an elixir for fidelity, a single gene would not solve every problem at home. The genetically altered meadow voles spent more time with their partners, but unlike their naturally faithful prairie relatives, they did not help care for the pups.

That, Young said, probably depends on other neural pathways

che schifo2

2 Giugno 2004 Commenti chiusi

siccome avevo riportato un articolo riguardante lo stesso argomento qualche giorno fa…
vi tengo informati sugli sviluppi….

da Il Corriere del 2 giugno 2004

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La residenza sarda equiparata a Palazzo Chigi
Villa Certosa, una storia di decreti e segreti
Le carte negate ai magistrati. Il governo: esigenze di sicurezza. Anfiteatro e piscine, prima i lavori e poi i permessi?

PORTO ROTONDO (SASSARI) – «Guardare e non toccare». I decreti che mettono il timbro «top-secret» su tutta la tenuta della «Certosa» di Silvio Berlusconi in Sardegna, dal «pontile 007» per gli statisti ospiti al finto nuraghe, dall’anfiteatro alle piscine della talassoterapia, sono un segreto di Stato così segreto che gli avvocati del Cavaliere, evidentemente gli unici autorizzati a conoscere ogni dettaglio, si sono rifiutati perfino di darli ai magistrati che indagano sugli eventuali abusi e volevano una fotocopia: «Solo vedere, prego».
Stop all’inchiesta sul campo. E fine delle domande dei cronisti impiccioni al comune di Olbia: possiamo vedere le carte? «No, segreto».

AUTORIZZAZIONI TOP SECRET – Le autorizzazioni concesse? «No, segreto». Controllare l’ok dell’Ufficio Tutela Ambientale? «No, segreto». Anche i documenti sul campo di calcetto o la trasformazione d’una pozza in un laghetto? «Segreto». E come facciamo a sapere se è tutto in ordine? Primo: l’ha detto alla Camera Carlo Giovanardi: «Tutti i lavori effettuati sono stati sempre regolarmente autorizzati. Tutti, compresi quelli in questione cui fanno riferimento i giornali e relativi all’anfiteatro». Secondo: un po’ di carte no-secret («eccole: nessuno me le aveva chieste prima») vengono messe a disposizione del Corriere da Niccolò Ghedini, uno dei legali del premier. Il quale ha mandato un telegramma agli uffici comunali competenti: cosa si può mostrare e cosa no lo sa lui. Ai magistrati, del resto, non era andata meglio che ai cronisti fatti sgomberare sabato scorso dalle motovedette durante il fallito attracco coi gommoni guidato dal diessino Gianni Nieddu. I vigili inviati alla Certosa dopo l’esplodere del caso del «pontile 007», così chiamato perché si favoleggiava di una grotta sotterranea accessibile a barche e sommergibili come nei film di James Bond (parola di Giovanardi: «Una balla, ci potranno entrare un paio di barchette») erano stati infatti convinti a desistere dall’ispezione perché, secondo gli addetti alla sicurezza, i lavori erano segretissimi. Tesi ribadita nei decreti varati da Pietro Lunardi e Beppe Pisanu ai primi di maggio per mettere un tappo alla fuga di notizie. Tappo esteso a tutte le altre opere giacché dopo tante visite di statisti e nipoti di statisti la Certosa, pare dicano i decreti, va ormai «equiparata a una residenza alternativa» di Palazzo Chigi. Definizione davanti alla quale i magistrati avrebbero mostrato un certo stupore. Placato dagli avvocati con l’assicurazione che il Cavaliere vorrebbe in un imprecisato futuro regalare la tenuta, come abbozzato anche in una intervista, alla Presidenza del Consiglio. Grazie.

POLEMICHE – Riuscirà la promessa a disinnescare le polemiche? Difficile. Certi lavori risultano fatti, in una zona come quella che secondo gli ambientalisti è coperta da vincoli rigidissimi, grazie a semplici autorizzazioni per «pertinenze urbanistiche». Cioè? Opere di «modeste dimensioni tali da non incidere in modo significativo sull’assetto del territorio». Una sentenza del Tar sardo conferma: non basta l’autorizzazione ma è obbligatoria la concessione edilizia per «ogni trasformazione del territorio attraverso l’esecuzione di opere comunque incidenti su aspetti urbanistici ed edilizi, che abbiano perdurante rilievo ambientale ed estetico o anche solo funzionale pur quando si tratti di una stratificazione sul suolo di materiali attinti altrove, senza interventi in muratura». Per capirci: anche un parcheggio spianato richiede la licenza. Basta il fatto che le opere realizzate alla Certosa siano pregevoli, che l’agrumeto sia un gioiello e il parco dei cactus straordinario e che gli scempi sulla costa sarda siano molto più vistosi e sgangherati da altre parti, come ha sottolineato ieri Gianfranco Fini, per legittimare la totale libertà di modellare l’esistente? Sì, diranno molti: meglio un parco curato che un bosco incolto. No, diranno altri. Meglio Versailles o la foresta che c’era prima? E’ un tema. Che tocca il buongusto e i princìpi, l’arte e le regole. E qui, dicono i critici, sta il punto: passi per l’attracco coperto se è davvero preteso dai servizi e se sarà invisibile: ma il campo da calcio e le piscine e il resto?
Né i documenti spazzano via tutti i dubbi emersi. Anzi, aggiungono qualche curiosità. L’ordinanza della capitaneria che proibisce di avvicinarsi a meno di 500 metri dalla costa, per dire, non solo risulta emessa il 19 aprile scorso in seguito a una istanza presentata il 7 agosto 2004 (fulgido esempio di come alcuni riescano ad anticipare i desideri dell’autorità prima ancora che arrivi la domanda) ma questa istanza non era affatto dei «servizi» come era stato fatto trapelare ma della “P.aul.Immobiliare”, una società che fa lavori marittimi e non vuole gente tra i piedi.
LAVORI – Quanto ai lavori, tra i quali spiccano l’allargamento della maleodorante pozza di un depuratore trasformata in un lago ameno, la costruzione di «un portico con wc e frigo per lo stazionamento all’ombra del personale di controllo» e il perfezionamento di due condoni (avviati dal proprietario precedente venti anni fa) che hanno sbloccato la riconversione di due baracche in eleganti villini, van segnalati almeno alcuni piccoli prodigi. Uno è la costruzione dello stupendo percorso di talassoterapia, un sistema di cinque piscine curative degradanti verso il mare: ottenuta l’autorizzazione («piccola opera»?) dal comune di Olbia il 17 dicembre 2003, l’estate prima venivano già descritte da Renato Farina in un memorabile reportage su Libero : «Persino la passeggiata il Presidente la fa con le cesoie in mano. Il telefono nella sinistra e la forbiciona nella destra. Un passo pota qua, un altro telefona là. Controlla il ghiaietto, le pale del ventilatore sotto un gazebo, le cinque piscine per la talassoterapia». Un miracolo italiano. Doppio: un mese prima d’avere l’ok alla costruzione, le piscine erano già in bella mostra (pag. 193) in un libro del progettista Gianni Gamondi con scritto «copyright novembre 2003».
Anche l’anfiteatro, tuttavia, non fa mancare le sorprese. La prima è che la Regione, per bocca dell’Ufficio per la tutela del paesaggio, diede parere favorevole all’opera (strutture portanti in cemento, gradoni di granito, 400 posti a sedere: come il Teatro Olimpico di Vicenza) il 1 dicembre 2003, cioè 56 giorni prima che fosse presentata il 26 gennaio 2004 la domanda, presumibilmente col progetto.
CONCESSIONE – La seconda è che la concessione è stata data il 4 maggio 2004, cioè due giorni prima che la il pontile e i lavori in corso a Villa Certosa fossero sparati dalla «Nuova Sardegna». La terza è che l’anfiteatro, se sono state rispettate le date dei permessi, è cresciuto a una velocità così prodigiosa da far pensare a marmi transgenici. Per non dire della vicina torretta simil-nuraghe. Era una cabina elettrica e stando alla difesa del premier dovrebbe essere stata ingentilita «nel quadro della sistemazione dell’area dell’anfiteatro». Fosse così, altro miracolo.
Era descritta infatti da Renato Farina l’estate scorsa: un’alcova coi muri coperti da «affreschi sul modello dei senesi del Trecento ma qui invece che essere piatte le donne dipinte mostrano forme mica male». La tenuta, stando al reportage su Libero , era allora tutta un cantiere: «Ferve il lavoro. In tutto il parco lavorano in cinquanta, tra tecnici e muratori…». Lui, il Presidente, era un vulcano di idee. E mostrava i menhir comprati e i carrubi di 500 anni trapiantati e spiegava: «Ora le mostro dove farò la chiesa dove la domenica dir messa». Ah, già: non c’è ancora la chiesa?
Gian Antonio Stella

2 giugno 2004 – Corriere.it

diamoci il prozac al pupo che piange…

2 Giugno 2004 Commenti chiusi

articolo tratto dal nytimes di oggi.

da uno studio portato a termine dall’istituto nazionale della salute pubblica americano, risulta che l’uso di prozac come antidepressivo per gli adolescenti e i bambini è da considerarsi più efficace dello psicologo.
i migliori risultati si otterrebbero da una combinazione di prozac e incontri con uno psicologo.
comunque i risultati della ricerca non hanno ancora chiarito come l’uso di di prozac e farmaci simili spinga al suicidio una piccola percentuale dei giovani pazienti.
in merito al problema il ministero della sanità Usa aveva ammonito che bisognava tenere particolarmente sotto controllo i pazienti in cura nella prime settimane di trattamento contro il rischio di suicidio o dal diventare pericolosi per gli altri.
il ministero sta riconsiderando episodi di suicidio avvenuti durante i test portati avanti dalle case produttrici dei farmaci fatti su bambini ed adolescenti.
il ministero della sanità britannico vieta l’uso di tutti i farmaci di questo tipo, eccetto il prozac, per i minori di 18 anni.
lo studio riguarda pazienti in età compresa tra i 12 e i 17 anni che soffrivano di una moderata o profonda depressione.
il test vedeva gli adolescenti (età media 15 anni per 378 soggetti che hanno completato le prove) sottoprsi a varie terapie: la somministrazione di prozac, le cure di uno psicologo, l’assunzione di pillole “placebo” e una combinazione di prozac e incontri con uno psicologo.
dopo 12 settimane , il 71% sotto prozac e incontri con lo psicologo rispondevano bene al trattamento, camparati con il 61% di quelli che assumevano solo il prozac, il 43% che era stato affidato solo alle cure dello psicologo e il 35% di coloro iquali avevano assunto solo le pillole placebo.
i ricercatori constatavano una notevole diminuizione di tentativi di suicidio durante il periodo del test, indipendentemente dalle cure che venivano proposte.
nessun paziente si è suicidato durante il test.
ma il rischio di tentato suicidio tra i pazienti a cui veniva somministrato il prozac era doppio rispetto a quelli a cui non veniva somministrato, si riscontra dallo studio.
ci sono stati 5 tentativi di suicidio tra chi prendeva il prozac e solo uno tra gli altri.
lo studio non è ancora stato completato e i risultati saranno pubblicati la prossima estate.
alcuni luminari del settore dichiarano alla fine dell’articolo che la parte più consistente della ricerca deve ancora essere analizzata e che “l’importante è scoprire quali terapie aiutano veramente il paziente e chi potrebbe essere colpito dagli effetti collaterali.”

nota personale:
antidepressivi ai bambini?
ma sono matti?

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Antidepressant Seen as Effective in Treatment of Adolescents
By GARDINER HARRIS

Published: June 2, 2004

Associated Press
A government-financed study has found that Prozac helps teenagers overcome depression far better than talk therapy.

PHOENIX, June 1 ? In the midst of a worldwide debate on whether depressed children should be treated with antidepressant drugs like Prozac, a landmark government-financed study has found that Prozac helps teenagers overcome depression far better than talk therapy. But a combination of the two treatments, the study found, produced the best result.

The study, sponsored by the National Institute of Mental Health, was the first to compare psychotherapy and drug treatment for depressed adolescents. Statistically, the researchers found, talk therapy ? in which a patient discusses problems with a therapist ? was by itself no more effective in reducing the depression than treatment with placebos. But when combined with drug treatment, psychotherapy appeared to provide added benefit and to reduce the risk of suicide.

The findings are likely to reassure psychiatrists, pediatricians and others who increasingly prescribe antidepressants to teenagers and children. Millions of young people take the drugs.

Experts said that the study was notable for its size and for the fact that it was carried out without financing by drug manufacturers. Data on the effects of antidepressants in adolescents is in short supply. Most studies of the question have been small trials sponsored by pharmaceutical companies and have failed to show that the drugs are effective for depressed teenagers.

“This study should put to rest doubts about whether these drugs work in teenagers with severe depression,” said Dr. Graham Emslie, a professor of psychiatry at the University of Texas Southwestern Medical Center and an author of the study, which was presented here on Tuesday at a meeting of psychiatric drug researchers.

Still, the findings are unlikely to resolve the controversy over whether Prozac and similar drugs lead a small number of teenagers and children to become suicidal.

Such concerns led the Food and Drug Administration to warn earlier this year that patients taking the drugs should be watched closely for signs of suicide or other harmful behavior in the first weeks of therapy. The agency is reanalyzing suicidal events that occurred during drug-company trials of antidepressants in children and teenagers. British drug regulators have banned the use of all but Prozac in those younger than 18.

The government study, called the Treatment for Adolescents with Depression Study, involved 439 youths ages 12 to 17 who were suffering from moderate to severe depression.

The adolescents were randomly assigned to be treated for a period of 36 weeks with either Prozac, the antidepressant drug made by Eli Lilly & Company; a form of talk therapy known as cognitive behavioral therapy; placebo pills; or a combination of Prozac and talk therapy.

The researchers collected data on the subjects for a year, but have only analyzed information from the first 12 weeks so far. Of the youths recruited for the study, 378 completed the first 12 weeks of treatment. Their mean age was 15. Depression levels were measured using several common psychological scales.

Using one measurement scale, the researchers found that after 12 weeks, 71 percent of the subjects who received Prozac and talk therapy responded well to treatment, compared with 61 percent of those who received Prozac alone, 43 percent of who received talk therapy alone and 35 percent of those who received a placebo treatment. By another measure, talk therapy alone fared no better than treatment with placebos.

The researchers also found that patients became significantly less suicidal, no matter which treatment they were given. No patient committed suicide during the trial. But the risk of a suicide attempt among the patients given Prozac was twice that of those who did not, the study found. There were five suicide attempts among those given Prozac and just one among other participants.

Dr. John March, a professor of psychiatry at Duke University and the study’s lead investigator, said that the findings showed Prozac’s benefits for depressed teenagers and children far outweighed its risks. “The take-home message is that these adverse events are extremely rare,” he said.

Dr. March acknowledged, however, that the controversy about suicide and antidepressant therapy was far from resolved. “We’re all holding our breath to see what the F.D.A. is going to do,” he said.

Psychologists, who are often the providers of talk therapy and who cannot prescribe drugs, are likely to be disappointed in the finding that cognitive behavioral therapy was found to be little better than a sugar pill. A recent major trial comparing drugs with talk therapy in children with attention-deficit disorder also showed that the drugs worked better.

But the findings of another study presented on Tuesday suggest that for some conditions, talk therapy may be more effective than antidepressants. That study compared cognitive behavioral therapy with Zoloft, an antidepressant similar to Prozac that is made by Pfizer, in teenagers who suffered from obsessive compulsive disorder. Those who received the talk therapy, the study found, improved more than those who were treated with the drug.

Dr. Thomas Insel, director of the National Institute of Mental Health, said he was pleased the results of the depression study were so clear. The institute spent $17 million over six years financing the trial. “The most striking thing about the study is that, in all groups, there was a dramatic decrease in the amount of suicidal thinking,” he said, suggesting that all the therapies were protective.

Dr. David Brent, a professor of psychiatry at the University of Pittsburgh not involved with the study, suggested that another form of talk therapy called interpersonal therapy might have fared better than cognitive behavioral therapy.

In interpersonal therapy, clinicians focus on a patient’s relationships with peers and family members and the way they see themselves. In cognitive behavioral therapy, clinicians teach patients to try to think more positively and do things that make them happy.

Dr. Brent said it was good news that drugs produced better results than talk therapy “because it’s hard to get people into cognitive therapy anymore. They just don’t want to take the time.”

The researchers said they plan to publish the preliminary results of the study this summer, with further analyses later.

Dr. Insel said that the most useful information from the study is yet to come. “We need to know which treatments work best for what kinds of kids and who may be the most vulnerable to the side effects,” he said. Those sorts of answers would come from more data analysis, he said.

“We’re going to get a lot out of this study that the public really needs to know right now,” Dr. Insel said.