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Archivio Dicembre 2003

ma quando lo fermiamo?

19 Dicembre 2003 3 commenti

allego 2 articoli comparsi su la repubblica riguardanti le incontenibli
boutades del premier.
stiamo assistendo ad una completa paralisi della vita politica italiana.
ma la sinistra, l’opposizione che fa?
continua a lamentarsi e a lasciarlo fare.
bravi.
continuate a discutere sulla composizione della coalizione all’infinito.
e lasciamo che nel frattempo succeda di tutto.
non ci stupiamo poi se ci troviamo in un regime.
la responsabilità non è solo di chi abusa delle sue prerogative ma anche di chi non vigila per salvaguardare il rispetto della legalità.

http://www.repubblica.it/2003/l/sezioni/politica/gasparri4/firma1/firma1.html

Prima la presa di posizione di Fini: “La potestà è del premier.
Su questo la Costituzione è precisa e non lascia alcun dubbio”
Decreto tv, Berlusconi
“Sono pronto a firmarlo”
ROMA – Il premier non parteciperà alla riunione del Consiglio dei ministri che si occuperà del decreto “salva Retequattro” ma è pronto a firmarlo. Lo ha chiarito lo stesso Silvio Berlusconi dopo che Gianfranco Fini aveva dichiarato senza mezzi termini che la “potestà di firma” è del presidente del Consiglio.

“Se necessario lo firmerò – ha detto il capo del governo – questo è un fatto che è previsto dalla legge, ma io non sarò presente alla discussione del provvedimento in Consiglio dei ministri”. Berlusconi ha aggiunto che a suo avviso “non può passare una soluzione che vada a colpire un’azienda e la Rai con conseguenze negative” sulle risorse. Quindi il premier ha tenuto a sottolineare che la scelta del presidente della Repubblica di rinviare alle Camere la legge Gasparri sul riordino delle tv non ha prodotto fratture tra le istituzioni: “I miei rapporti con Ciampi sono buoni. Stamattina ero al Quirinale per gli auguri alle alte cariche dello Stato e tutti hanno potuto vedere quali sono i miei rapporti con il Capo dello Stato”.

Le parole di Berlusconi sul decreto su Retequattro e RaiTre hanno fatto eco a quelle pronunciate poco prima dal suo vice. Fini ha smentito l’ipotesi avanzata nei giorni scorsi di una sua firma – per motivi di opportunità – in calce al decreto che dovrebbe evitare il trasferimento dell’emittente Mediaset sul satellite: “Parlare di una potestà di firma di un decreto legge da parte di altri soggetti rispetto al presidente del Consiglio – ha affermato – appartiene alla fantasia: la Costituzione vigente è precisa, l’art. 89 è di indubbia interpretazione”. Insomma, con parole molto chiare, Fini ha detto che la responsabilità di un eventuale decreto in materia – Costituzione alla mano – è appunto del presidente del Consiglio.

Nel merito del dl, Fini ha spiegato che il governo sta riflettendo su due ipotesi. Una prevede che con il decreto di proroga dei limiti temporali relativi al futuro di Retequattro e RaiTre, si affidi al Parlamento anche il compito di modificare il testo della legge di riordino radio-tv, rinviata alla Camere dal presidente della Repubblica. La seconda, invece, inserirebbe già nel testo del decreto legge le modifiche che possano venire incontro alle obiezioni del Quirinale.

“Il governo – ha detto il leader di An – sta riflettendo sulla via migliore per raggiungere un obiettivo che è quello che discende dal messaggio del capo dello Stato, e l’obiettivo dell’esecutivo non può essere altro che prendere atto e promuovere i cambiamenti per accogliere in spirito e lettera i rilievi del Quirinale”.

Fini ha aggiunto che la Casa delle libertà non vuole “sfidare Ciampi, il Parlamento e la Consulta” e che nell’intervento del Presidente “non c’è prevaricazione, né scontro istituzionale, ma assunzione di responsabilità: Ciampi è intervenuto nella piena e totale autonomia e indipendenza”.

Infine, la legge sul conflitto di interessi: per Fini è “largamente previdibile che per febbraio-marzo vi sia la parola fine”. Vale a dire, l’approvazione definitiva del testo preparato a suo tempo dall’allora ministro della Funzione pubblica (e oggi ministro degli Esteri) Franco Frattini.
(18 dicembre 2003)

http://www.repubblica.it/2003/l/sezioni/politica/gasparri4/contraber/contraber.html

RETROSCENA
Berlusconi va al contrattacco
“Ora cancello la par condicio”
di BARBARA JERKOV
ROMA – Abolire la par condicio. “Perché non si può andare avanti così”, ha spiegato chiaro e tondo Berlusconi ai fedelissimi, “fino ad oggi abbiamo sempre vinto le elezioni con due mani legate dietro la schiena e un piede legato. Il piede almeno ce lo vogliamo slegare?”. Ecco, mentre i tecnici del governo sono al lavoro per scrivere a tempo di record il decreto che deve salvare Retequattro, mentre gli alleati scaldano i muscoli alzando il prezzo sulla legge Gasparri in vista del rimpasto, Berlusconi già pensa al dopo e rilancia: “Adesso cancelliamo la legge-bavaglio”. La par condicio, appunto.

Lo choc provocato dal rinvio di Ciampi, ha innescato in tutti una gran voglia di reagire. La Lega teme apertamente che An e Udc reclamino, in cambio di altri voti sulla Gasparri, la testa di Tremonti. Di certo Fini e Follini si sono trovati d’accordo, sentendosi a più riprese, sulla necessità che a questo punto la verifica di governo dev’essere l’occasione per un rilancio vero della coalizione. Un rimpastino non basta, insomma.

“Cosa cambia se alla fine di tutto esce Marzano e entra D’Antoni, magari sdoppiando pure qualche ministero?”, spiegano nel quartier generale centrista. O se, come si torna a sentire in queste ore, la questione si risolvesse licenziando i ministri tecnici per far posto a qualche politico in più? Ieri a Montecitorio circolava una lettera-appello al premier, sottoscritta da sessanta deputati forzisti che lamentano le disfunzioni della Sanità: di fatto un atto d’accusa contro Sirchia. Ma la testa dei tecnici poteva bastare prima, adesso An e Udc vogliono di più. “Un nuovo governo, sempre a guida Berlusconi, ma nuovo sul serio”, riassume chiaro e tondo Tabacci.
Proprio per evitare la pericolosa concomitanza fra revisione della Gasparri e verifica di gennaio, ieri c’era nelle file di Forza Italia chi giurava sull’intenzione del Cavaliere di realizzare un vero e proprio blitz, ora, subito, perfino prima di Capodanno. Un rimpasto minimo per poter poi affrontare la riforma tv a mani libere. Voci, solo voci. Indicative però di una reale voglia di “fargliela vedere” che anima i berlusconiani doc, leader in testa.

Martedì sera il premier ha riunito i fedelissimi in via del Plebiscito per parlare del rilancio del partito. Rilancio, ha spiegato, che passa attraverso un risultato “memorabile” alle prossime elezioni (“voglio Fi al 30%”). Amministrative ed europee saranno accorpate con una leggina ad hoc, quasi certamente il 13 giugno (o comunque nello stesso weekend, sabato 12 e domenica 13). La vera novità, però, Berlusconi l’ha sfoderata subito dopo. Quando offrendo ai suoi ospiti un piatto di orecchiette, ha annunciato: “Adesso bisogna pensare a cancellare la par condicio, è una questione vitale”.

“Guardate gli Usa”, spiega il Cavaliere, “lì non ci sono tutti questi divieti, lacci, lacciuoli… E vi pare giusto che io mi debba trovare al Costanzo Show o da Vespa come un qualsiasi altro leaderino di serie c? Non sta né in cielo né in terra questo obbligo di dare spazi uguali a tutti i partiti, a prescindere dai voti che prendono”. Ma il vero colpo di teatro arriva subito dopo, quando Berlusconi chiede al senatore Malan, uno dei responsabili-comunicazione del partito, di illustrare ai presenti un progetto di legge già predisposto su suo preciso mandato. Quattro pagine dattiloscritte, sedici articoli: la par condicio viene di fatto abrogata, restano gli spazi gratuiti in tv per i partiti ma in proporzione alla consistenza elettorale. Soprattutto, si ripristina la libertà di spot elettorali a pagamento fino al giorno prima delle elezioni. Una rivoluzione, insomma.

Berlusconi approva il lavoro di Malan, chiede qua e là qualche precisazione. “Ci rivediamo la prossima settimana col testo definitivo”, conclude, “poi ne parlo subito con gli alleati, non c’è tempo da perdere, è una priorità assoluta”. E’ determinato, il Cavaliere. Anche le prevedibili proteste dell’opposizione, sa già come liquidarle: “Non mi vengano a dire niente”, tuona, “la proporzionalità per la presenza in video c’era anche nel testo predisposto dal governo D’Alema”.
(18 dicembre 2003)

porta tuo figlio a caccia di cervi in Usa….

15 Dicembre 2003 Commenti chiusi

indirizzo di riferimento

http://www.outdoorchannel.com/index2.cfm?SectionID=7&ContestID=15

girando on line ho beccato questo “sito”..
e all’interno questa pagina che si intitola

porta un bambino a caccia con te
———————————
una caccia di sogno per un bambino

in breve l’articolo dice che
se sei fortunato ( c’è una riffa per la scelta del “fortunato” vincitore..) potrai portare tuo figlio a caccia di cervi, pagato dagli sponsor, e vederlo in Tv su outdoor channel durante la stagione 2004…
accompagnato dalla superstar del country Aaron Tippin
(purtroppo la lotteria è già chiusa, per chi tra di voi….)

mi verrebbe da chiedere:
e per Natale cosa gli regaliamo al pupo
un fucilino a pompa, magari caricato a sale così non fa tanto danno sulle vittime….

mah

cercando un equilibrio: crescita contro cultura in amazzonia

10 Dicembre 2003 Commenti chiusi

tratto dal NYTimes di oggi

http://www.nytimes.com/2003/12/10/international/americas/10AMAZ.html

Pumpuentsa. Ecuador
Non ero a conoscenza di questo pericolo che corre il bacino amazzonico:
oltre al disboscamento per utilizzare il legname e trovare spazi per l’allevamento, alla costruzione della autostrada che dovrebbe attraversarla, ci sono anche le compagnie petroliferee che stanno cominciando a testare il terreno per l’estrazione.
Gli indigeni stanno facendo una notevole opposizione alle compagnie contro lo sfruttamento del sottosuolo: l’articolo parla di casi di rapimento di personale mandato sul posto dalle società petroliferee, di sabotaggi e di distruzione del materiale e di ingiunzioni e cause che stanno cominciando a diventare numerose da quando i gruppi di indigeni hanno cominciato a cooperare pienamente con gli ambientalisti.
I paesi Latino Americani già forniscono agli Stati Uniti più petrolio di quanto ne facciano gli stati del Medio Oriente e ciò che riusciranno a fare gli indios amazzonici per proteggere i loro territori potrebbe essere un’importante variabile delle future strategie statunitensi per l’approvvigionamento di greggio. Le compagnie che stanno cercando di sfruttare il petrolio e il gas presenti nel bacino amazzonico provengono da tutto il mondo : tra gli altri i cinesi, la Occidental Petroleum of Los Angeles,la Repsol-YPF spagnola, la EnCana canadese e la Petrobas brasiliana.
I governi locali stanno cercando di attirare gli investitori e identificano come potenziali riserve 1000 acri di territorio forestale e collinare andino, dalla Colombia fino alla Bolivia. In Perù, con uno dei progetti riguardanti lo sfruttamento dell’energia più importanti dell’area, prevede la costruzione, con un costo di 3.6 miliardi di dollari, di un oleodotto e
di impianti costieri per l’invio di butano, propano e gas naturale in California per il 2007. In Brasile il governo ha in progetto un piano multi miliardario che include un oleodotto da 1 miliardo di dollari che attraverserà la foresta pluviale. Compagnie petrolifere stanno compiendo i primi passi per l’esplorazione nel dipartimento Beni e Pando nell’amazzonia boliviana. La Colombia, nonostante i continui conflitti con la guerriglia locale, ha mappato il territorio della foresta per scoprire potenziali giacimenti. Ma nessuna area della foresta amazzonica offre le potenzialità di guadagno che sono previste in Ecuador, un paese con la superficie del Nevada che ha, nel bene o nel male, legato i destini dei 13 milioni di abitanti al petrolio. I 4.6 milioni di barili che sono stati accertati nel territorio ecuadoriano, sono tra le più ingenti riserve dell’America del Sud. Il petrolio costituisce già la metà delle sue esportazioni. Con la recente completamento di un oleodotto lungo 300 miglia e costato 1.3 miliardi di dollari, il governo ha incrementato il suo impegno che potrebbe veder raddoppiata la produzione, fino a 850.000 barili al giorno. Se lo sfruttamento continuasse senza interruzioni, l’amazzonia ecuadoriana potrebbe produrre fino a 26 miliardi di barili di riserve petrolifere, abbastanza da contrastare il Messico e la Nigeria, dichiara il ministero dell’Energia e delle Miniere.
Riguardo alle proteste messe in atto dagli indios , il sig Carlos Arboleda, ministro in Ecuador per l’energia e le miniere, dichiara che “il petrolio appartiene allo stato e non agli indigeni”.
Le compagnie che vorrebbero metter le mani sul petrolio amazzonico, mantengono un profilo basso, ma hanno grandi disponibiltà finanziarie per “ricompensare” gli indios e stanno, senza farne troppa pubblicità, aiutando i governi locali a risarcire gli indigeni, anche se i soldi versati non raggiungono i destinatari ma si perdono per strada.
Vengono poi descritti vari tentativi messi in atto, sia da parte degli indigeni che da parte di gruppi di ambientalisti, per fermare le società coinvolte nella mappatura e nello sfruttamento del sottosuolo dell’area.
In diverse occasioni i rappresentanti degli indigeni hanno posto l’accento sul pericolo di inquinamento e di distruzione dell’equilibrio naturale legato alla ricerca e allo sfruttamento delle risorse locali.
Una causa è stato presentata a New York ( ed ora anche in Ecuador) contro la una ditta legata alla texaco. La texaco, che dopo la fusione con la chevron nel 2001 è diventata texaco-chevron, è stata accusata di aver distrutto il bacino del lago Agrio e la regione circostante dopo aver sfruttato l’area per le trivellazioni e dopo aver riversato nelle acque della zona rifiuti da lavorazione e aver lasciato centinaia di pozzi aperti traboccanti di rifiuti tossici. Inutile dire che la texaco-chevron nega ogni responsabilità sull’accaduto e che le ditte coinvolte nell’operazione cercano in tutti i modi di presentare le loro attività come a basso impatto ambientale e che i loro veri interessi sono lo lo sviluppo dell’area più che l’estrazione pura e semplice dela petrolio….
La dichiarazione di Ambrosia Malaver, un’anziana donna della tribù di Sarayaku, fatta nella sua lingua locale:
“noi camminiamo scalzi come i nostri antenati, ed è quello che vogliamo”, suona come un monito e chiude l’articolo.

c’è anche un sito di riferimento
www.sarayaku.com
creato da un gruppo di indigeni che si chiama Kichwa della regione di Sarayaku.

aggiornamento dell’ultima ora
sull’edizione de “La Stampa” odierna nella pagina dedicata alla cronaca di Torino compare un articolo intitolato
” dall’idrogeno arriva energia pulita”
relativo alla costruzione di un impianto di produzione di energia pulita che fornirà energia elettrica ad un edificio di 4 piani.
Qualcuno li avverte quelli del cartello del petrolio prima che sia troppo tardi?

l’arcivescovo di Boston venderà la sua residenza per pagare i danni

4 Dicembre 2003 Commenti chiusi

tratto da un articilo comparso oggi sul NYTimes

http://www.nytimes.com/2003/12/04/national/04BOST.html?hp

Boston 3 dicembre

In sintesi :
L’arcidiocesi della Chiesa Cattolica Romana di Boston ha dichiarato mercoledì scorso che per aiutare a pagare le spese che ammontano a 85 milioni di dollari come risarcimento per ricompensare le centinaia (552 il numero esatto…) di vittime di abusi sessuali da parte di alcuni membri del clero, metterà in vendita la residenza ufficiale dell’arcivescovo.
La vendita riguarda 60 acri di terreno compresi di un seminario, una palestra e gli uffici della cancelleria, e il palazzo in stile italiano contenente al suo interno marmi e mobili di pregio.
La residenza, che ha ospitato i leaders della Chiesa Cattolica locale per 75 anni, e che è stata un’icona importante dell’ influenza della Chiesa Cattolica di Boston, è ora diventata un simbolo scomodo dopo lo scoppio dello scandalo. In quanto residenza dell’allora arcivescovo Bernard F. Law ( ora sostituito dall’arcivescovo Sean P. O’Malley ndr), il palazzo, nel quartiere di Brighton, rappresentava ciò che per molti era avvertita come l’indifferenza dell’arcidiocesi nei confronti delle vittime degli abusi.
l’articolo si sofferma poi sui vari passaggi economici che sono stati necessari per raggiugere la somma da versare come indennizzo e su considerazioni in merito ai prossimi acquirenti.

non mi sembra di aver letto molto di questo scandalo, di proporzioni enormi se consideriamo l’entità del risarcimento, sui giornali italiani.
come mai?